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di AMDuemila
"Il bicchiere della verità non solo è mezzo pieno, ma quasi pieno. Per questo occorre ancora investigare, non solo nell’ambito giudiziario ma anche sul terreno politico (con una commissione d’inchiesta) e storico, per dare risposta ai quesiti rimasti inevasi: perché alcuni supporti informatici in uso a Falcone vennero cancellati, dopo la sua morte? Come mai venne rinvenuto sul luogo teatro della strage un bigliettino con dati inerenti a una delle strutture dei Servizi Segreti italiani? Perché vi fu l’accelerazione della strage di via d’Amelio e, soprattutto, perché il disegno stragista si fermò agli inizi del 1994?". Con una metafora Luca Tescaroli, procuratore aggiunto di Firenze che si occupò dl processo sulla strage di Capaci, in un articolo pubblicato su Il Fatto Quotidiano esprime la sua opinione sulla direzione che dovrà prendere l'accertamento della verità su quanto avvenuto ormai ventisette anni fa. Secondo il magistrato "la strage di Capaci fu l’atto terroristico eversivo più eclatante, per quantità di esplosivo impiegato e per effetti prodotti, compiuto dalla mafia nel nostro Paese, che aprì, però, la stagione della speranza". Infatti Tescaroli sottolinea come "coloro che parteciparono all’azione militare (ricostruita con estrema precisione in tutte le fasi), idearono e deliberarono l’eccidio, in seno a Cosa Nostra, sono stati individuati, catturati (ponendo fine a storiche latitanze), processati nel pieno rispetto delle garanzie" e "per la prima volta, sono stati riconosciuti colpevoli, per aver ideato e deliberato l’eccidio, i componenti della commissione regionale, il massimo organismo di vertice del sodalizio mafioso". Dietro all'efferato delitto di Capaci, spiga ancora il magistrato, vi sono stati plurimi moventi: "Il sentimento di vendetta per punire Falcone per quanto aveva fatto negli uffici palermitani quale giudice istruttore, prima, e poi quale Direttore Generale degli Affari Penali; la finalità preventiva, vale a dire bloccare la sua attività successiva; il proposito di riannodare quel rapporto politico-imprenditoriale-mafioso che si stava sfaldando, che per essere colto a pieno ha imposto di inquadrare l’attentato nella più ampia strategia in cui si è inserito, posta in essere dal 1992 agli inizi del 1994".
Ed infine ricorda che "è stato dimostrato che i vertici mafiosi, durante la fase preparatoria e successivamente alla strage, hanno agito nell’ambito di trattative avviate con esponenti delle istituzioni e si sono intraviste zone d’ombra, nel cui ambito si collocano interessi convergenti di soggetti esterni a Cosa Nostra".

Foto © Imagoeconomica

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