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di AMDuemila - Video
Arrestato anche un carabiniere per corruzione e rivelazione di segreti di ufficio

Questa mattina 200 carabinieri del Comando Provinciale di Catania, su delega della Direzione Distrettuale Antimafia, hanno arrestato 26 persone nelle province di Catania e Reggio Calabria affiliate al clan dei “Tuppi”, attualmente confederato alla famiglia mafiosa dei Mazzei, operanti nel territorio di Misterbianco e Motta Sant’Anastasia. I reati ipotizzati, a vario titolo, sono di associazione mafiosa, omicidio, estorsione in concorso, furto, ricettazione, riciclaggio, porto di armi, trasferimento fraudolento di valori e corruzione. Inoltre nel provvedimento sono stati sequestrati beni per 1,5 milioni di euro. L’operazione denominata “7 ore” è scattata a seguito delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Luciano Cavallaro, esponente storico della famiglia mafiosa dei “Tuppi”, rivali del clan del “Malpassotu” nei sanguinosi anni della guerra di mafia nel 1980-90. Con le deposizioni di Cavallaro sarebbero emersi elementi probatori sulla responsabilità di uno dei 26 arrestati, Gaetano Nicotra (classe 1951), nonchè reggente della famiglia dei “Tuppi”, nell’omicidio di Paolo Arena, il segretario della Democrazia Cristiana fucilato davanti al municipio di Misterbianco il 28 settembre 1991. Non solo, a finire in manette c’è anche un carabiniere, Gianfranco Carpino di 51 anni. L’agente, in servizio nella stazione dei carabinieri di Motta Sant’Anastasia, è accusato di corruzione, rivelazione ed utilizzazione di segreto d'ufficio. Nello specifico dal gennaio all'aprile del 2017 il carabiniere Carpino in cambio di soldi avrebbe riferito a due affiliati al clan informazioni riservate, ovvero rivelato l'identità di confidenti e spiegato le modalità per sottrarsi alle attività di controllo. Il militare è stato sospeso dal servizio ed è rinchiuso nel carcere di Bicocca, a Catania.

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