Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

di Davide de Bari
L’uomo era ritenuto dagli inquirenti il capo della mafia di Trinitapoli

Dopo l’omicidio del Maresciallo Vincenzo Di Gennaro, sparato da un pregiudicato Giuseppe Papantuono mentre stava svolgendo un posto di blocco insieme al collega Pasquale Casertano nella cittadina di Cagnano Varano, nel foggiano, un ergastolano, Cosimo Damiano Carbone, di 63 anni, è stato ucciso nei pressi della sua abitazione a Trinitapoli, tra le province di Bari e Foggia. L’uomo sarebbe stato ucciso con almeno tre colpi di fucile. I militari starebbero verificando la presenza di un'altra persona che era in auto con la vittima al momento dell'agguato. Da quanto si apprende, l’auto dei killer sarebbe stata trovata completamente bruciata. Un valido aiuto alle indagini potrà giungere attraverso la visione dei filmati delle telecamere di sicurezza installate nella zona.
Per gli investigatori Cosimo Damiano Carbone era ritenuto al vertice della mafia di Trinitapoli. Era stato condannato all'ergastolo per l'omicidio di Savino Saracino, compiuto a Trinitapoli il 30 settembre 2004. L’uomo beneficiava periodicamente della detenzione domiciliare per problemi di salute. Carbone fu fermato dai carabinieri due giorni dopo l'uccisione di Saracino, che aveva 35 anni, e il tentativo di omicidio di Michele Miccoli, 32 anni, entrambi pregiudicati. Secondo gli inquirenti, l’agguato sarebbe maturato all’interno di contrasti tra gruppi malavitosi rivali. Anche il fratello più grande di Carbone, Antonio, di 70 anni, fu ucciso il 27 maggio del 2014 con tre colpi di fucile calibro 12 nel centro di Trinitapoli mentre era a bordo della sua auto. Quello di oggi è il secondo omicidio compiuto a Trinitapoli dall'inizio dell'anno: il primo era avvenuto il 20 gennaio scorso quando venne ucciso il pregiudicato Pietro De Rosa.

L’omicidio del Maresciallo Di Gennaro
Per l’omicidio del carabiniere oggi sarà eseguita l’autopsia. L’omicida Giuseppe Papantuono è un pregiudicato di 67 anni con una condanna a un anno per aver accoltellato alla schiena un uomo nel 2017 e oggi in attesa di processo d’Appello. L’uomo ha scaricato contro i carabinieri al momento del posto di blocco l’intero caricatore e non si sarebbe fermato a quello, in quanto avrebbe cercato di sottrarre le armi dei militari. “Papantuono era in strada e ha chiamato i carabinieri. - ha spiegato il procuratore di Foggia, Ludovico Vaccaro - Non appena il militare ha abbassato il finestrino, ha sparato. Si è fermato soltanto quando il caricatore era vuoto. Voleva impossessarsi anche delle pistole dei militari”. Mentre nei giorni precedenti: “Aveva subito due controlli: nel primo era stato trovato in possesso di alcune dosi di cocaina. - ha continuato Vaccaro - Alcuni giorni dopo era stato fermato per il possesso di un coltello. Era stato condotto in caserma per il sequestro dell’arma e rilasciato. In maniera generica aveva detto: ve la farò pagare”. Per la procura l’agguato di sabato è “totalmente privo di motivazioni”, ma "l'atteggiamento culturale che porta a reagire a dei controlli e a sparare contro lo Stato: tutto questo esprime un livello di avversione verso lo Stato. In questa mentalità ci vedo il collegamento con la criminalità organizzata".
Il carabiniere ferito Casertano, invece, si trova all’ospedale di San Giovanni Rotondo ed è stato sottoposto a un intervento chirurgico per l’estrazione dell’ogiva del proiettile, pericolosamente vicino all’aorta.
Era un grande lavoratore. Amava la sua divisa ed era un servitore vero dello Stato” ha così ricordato suo figlio, Luigi Di Gennaro, padre del Maresciallo che era prossimo al matrimonio: "Avevamo costruito una casa e stavamo progettando il matrimonio. Però già convivevano e ci volevamo molto bene - ha detto con commozione la compagna del carabiniere ucciso, Stefania Gualano - Era un bravissimo ragazzo. Era veramente in gamba. Sorrideva sempre, anche quando aveva difficoltà. Bisogna andare sempre avanti, diceva. C'erano i momenti in cui era giù di morale però lui andava avanti perché diceva che la vita continua. - ha poi concluso - Bisogna lottare e andare avanti”.

ARTICOLI CORRELATI

Morire da carabiniere per un'Italia che non c'è
di Saverio Lodato

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy