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di Emiliano Federico Caruso
In seguito all'operazione "All'ombra del Cupolone", sono stati appena confiscati beni per 30 milioni di euro ai Casamonica, noto clan da decenni attivo anche nella Capitale con un curriculum criminale fatto di usura, estorsioni, traffico di droga e riciclaggio di denaro.
La Divisione anticrimine di Roma ha eseguito così i decreti emessi dal Tribunale della Capitale, sezione misure di prevenzione, che hanno anche portato alla cancellazione dal Registro delle imprese di 25 società fittizie create dal noto clan per fare da schermo a operazioni di riciclaggio di denaro e altre attività illecite, spesso celate anche dietro numerosi prestanome.
Macchine di lusso, rolex, rapporti di credito da centinaia di migliaia di euro, negozi, aziende, bar, trattorie nelle migliori zone turistiche di Roma, il clan di origine sinti non si era fatto mancare nulla. Tutti beni, quelli confiscati oggi, già posti sotto sequestro a maggio del 2016 nel corso delle indagini avviate alla fine dell'anno precedente dagli agenti della Divisione anticrimine e incentrate, in particolare, sulla ricostruzione e sui movimenti della carriera criminale di Salvatore Casamonica, Francesco Filippone e il suocero Francesco Calvi, di Michele Mercuri (cognato di Calvi) e di Roberto Giuseppe Cicivelli, che ricopriva il ruolo di professionista consulente del sodalizio criminale
Composto da famiglie sinti originarie del Molise e dell'Abruzzo, i Casamonica sono un esteso clan (che solo a Roma conta un migliaio di esponenti) formato da vari legami di parentela con vari altri clan e famiglie come i Di Silvio, De Rosa, Barovero, Cena, Di Guglielmo, Ciarelli, Di Lauro, Laudicino, Spada, Spinelli, Zini e Di Rocco, appoggiati anche da alcuni clan di origine bosniaca.
Si stabiliscono nella Capitale negli anni '70, diventando con il tempo uno dei clan più potenti e ricchi del paese, con un patrimonio stimato di circa 90 milioni di euro, e radicandosi in particolare nelle zone della Romanina, Tuscolano (considerata un po' il loro quartier generale), Anagnina, Porta Furba, Spinaceto e arrivando fino a Frascati, Monte Compatri e in altre zone dei Castelli Romani. Capostipite fu quel Vittorio Casamonica, il "Re di Roma" al quale dedicarono i solenni funerali ad agosto del 2015, con tanto di carrozza, petali di fiori lanciati dall'elicottero e, in sottofondo, le note dei film "Il Padrino" e "2001 odissea nello spazio".
Attivissimi da sempre nei campi del riciclaggio di denaro, usura (con interessi fino al 300%) e specializzati soprattutto in uno spaccio di droga talmente ben esteso e organizzato da arrivare persino in Spagna, Germania e Paesi Bassi, i Casamonica sono da sempre abilissimi anche nel tessere accordi con esponenti della Banda della Magliana (sembra che Enrico Nicoletti, ex cassiere della nota Banda, avesse l'abitudine di vendere al clan sinti i crediti non riscossi) e con i clan della Camorra, in particolare con i Casalesi e con i Sarno-Mazzarella, radicato, quest'ultimo, in particolare nelle zone di Ladispoli.
Già colpiti da numerosi arresti, sequestri e confische negli ultimi anni, il clan dei Casamonica si è visto oggi confiscare una lunga lista di beni, tra cui troviamo la trattoria "Hostaria Sora Franca", i bar "L'Angolo d'oro" e "Pio er caffé" e il bar-tabacchi "Tentazioni caffé", tutti nei pressi del Vaticano e intestati a vari prestanome (tra cui due cittadini cinesi). Oltre a una trattoria nella zona romana di Trastevere, riconducibile a Michele Mercuri ma intestata a due prestanome (una cittadina romena e una ucraina), e il ristorante "MiRò Restaurant Kitchen & Sound" in via dei Banchi nuovi, vicino a Castel sant'Angelo, altra zona altamente turistica e redditizia nella Capitale. Non mancano, nella lista, i due autosaloni "Sarocar New", attivo nella zona romana della Laurentina, e "My Cars", in zona Borghesiana, oltre a una palestra e un'azienda di calzature a Ciampino.
Oltre alle confische, è stata disposta anche la sorveglianza speciale e l'obbligo di soggiorno nel comune di residenza nei confronti di Salvatore Casamonica, quell'elemento di primo piano del clan che, dopo essersi dato a una breve latitanza a luglio del 2018 in seguito all'operazione "Gramigna", si presentò poi spontaneamente ai carabinieri il mese successivo, e di Francesco Filippone, figlio, quest'ultimo, del noto Rocco Santo Filippone, "pezzo da 90" di Cosa Nostra, già legato alla potente cosca della 'ndrangheta Piromalli di Gioia Tauro e poi accusato di essere il mandante, insieme a Giuseppe Graviano (fedelissimo di Totò Riina), degli attentati che il 18 gennaio 1994 uccisero i carabinieri Vincenzo Garofalo e Anonino Fava.
In generale, i 30 milioni di beni confiscati sono riconducibili a:

- 21 società e imprese individuali con sede a MIlano, Roma, Sora (FR), Avellino, Benevento e Caserta
- 10 beni immobili tra Calabria, Ardea e Roma
- Altri 25 complessi aziendali
- 24 autoveicoli di lusso tra Maserati, Spider, Porsche, Hummer, Mercedes e Audi
- 1 polizza pegno riguardante vari preziosi, tra cui 3 orologi Rolex
- 68 rapporti di credito per un complessivo saldo in attivo di € 424.159,13

 Foto © Imagoeconomica

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