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Erano accusati di concorso in calunnia all’interno del depistaggio delle indagini

Il Gip di Caltanissetta ha deciso di archiviare le posizioni dei quattro poliziotti del pool che indagò sulla strage in cui morirono il magistrato Paolo Borsellino e gli agenti di scorta. L’indagine riguarda Giuseppe Antonio Di Ganci, Giampiero Valenti, Domenico Militello e Piero Guttadauro. Erano accusati di concorso in calunnia in quanto avrebbero ideato ad arte una “finta verità” sull’esecuzione della strage che portò alla morte di Borsellino; imbeccando falsi pentiti come Vincenzo Scarantino e costringendoli ad accusare persone, poi rivelatesi innocenti. I quattro poliziotti erano difesi dall’avvocato Giuseppe Seminara.
Dello stesso reato sono accusati anche i funzionari della polizia di Stato Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, per cui la Procura ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio. Infatti, adesso si sta celebrando il processo presso il Tribunale di Caltanissetta. I retroscena del depistaggio, costato l’ergastolo a otto mafiosi, che si sono rivelati estranei ai fatti, sono venuti alla luce grazie alle dichiarazioni del boss di Brancaccio Gaspare Spatuzza, che hanno fatto riaprire le indagini sulla strage. Secondo i magistrati nisseni, i poliziotti avrebbero addirittura favorito Cosa nostra con il depistaggio delle indagini e suggerendo a Scarantino ed ad altri due finti pentiti “false verità”. Un’accusa pesantissima che si è tramutata nel reato di calunnia in concorso aggravata per aver favorito la mafia. Al processo, oltre a diversi familiari delle vittime della strage, si sono costituiti parte civile gli otto condannati ingiustamente per l’eccidio, poi assolti in revisione, che hanno chiesto 50 milioni di risarcimento del danno.

Dossier Processo Depistaggio via d'Amelio

Foto © Imagoeconomica

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