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fragala enzo2di Karim El Sadi
In carcere hanno ricevuto delle confidenze
I verbali dei due collaboratori di giustizia depositati al processo sulla morte dell’avvocato

Si arricchisce di nuovi elementi investigativi il processo sull’omicidio dell’avvocato Enzo Fragalà. I neo pentiti di Altavilla Milicia, Andrea e Francesco Lombardo, hanno messo a verbale davanti ai pm Francesca Mazzocco e Bruno Brucoli alcune confidenze avute da alcuni imputati nel carcere di Pagliarelli. Secondo i pentiti sarebbe stato Tonino Abbate, con la presenza di Salvatore Ingrassia e Antonino Siragusa a commettere il delitto, indicando poi come mandante Francesco Arcuri e ulteriore mandante occulto, Gregorio Di Giovanni, alias il “Reuccio” di Porta Nuova, non imputato ma sin dall'inizio sospettato e indagato in un fascicolo-stralcio.
Enzo Fragalà, avvocato penalista siciliano, venne picchiato la sera del 23 febbraio 2010 “con un bastone e una mazza da baseball” davanti al suo studio legale per quello che doveva essere “un segnale a tutta l'avvocatura palermitana" come disse il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi. L’avvocato morì dopo tre giorni di coma. Le dichiarazioni dei due pentiti di Altavilla Milicia rafforzerebbero la tesi dell’accusa su quanto avvenne quella sera di nove anni fa. Lo scorso 29 gennaio Andrea Lombardo, seduto davanti ai pubblici ministeri, ha raccontato quanto gli avrebbe riferito Paolo Cocco, imputato insieme a Francesco Castronovo per il delitto, mentre si trovava in carcere. “… Mi ha detto che al pestaggio, proprio materialmente, lo aveva effettuato Tonino Abbate con il Siracusa (Lombardo pronuncia il cognome con la lettera C, ndr), il suocero era presente al pestaggio”. Un racconto disperato quello di Paolo Cocco, ha rivelato Lombardo jr., che poi gli ammise di aver saputo dell'organizzazione del pestaggio prima che avvenisse, senza però parteciparvi. La sera dell'agguato, nel 2010, “dopo l'omicidio mi disse che si era ritrovato a passare insieme al suocero, insieme Siracusa e ad altre persone proprio sul luogo del delitto per notare diversi aspetti, presenza di telecamere... Ingrassia aveva avuto l'autorizzazione a fare non l'omicidio ma un pestaggio che poi sfociò nell'omicidio”.
Paolo Cocco, che in carcere aveva stretto un legame con Andrea Lombardo, era uno che sapeva e parlava tanto e quindi si sarebbe dovuto “cusiri a bocca”, come confessò al suo “compare” di detenzione Lombardo. In particolare a interessarsi del silenzio dell’uomo era Francesco Arcuri, il quale mandò alcuni detenuti, tra cui Giovanni Castello, che stava nel suo stesso piano del carcere di Pagliarelli, a intimarlo a non proferir parola. Un particolare singolare è stato riportato da Andrea Lombardo, dopo gli inviti a tacere che non vennero raccolti da Cocco la sollecitazione venne riformulata tramite uno zio di quest’ulitmo, Girolamo Ciresi. Questi “lo rimproverò a messa. Proprio a messa ci siamo visti - ha riferito Lombardo - mi raccomandò di stare vicino al nipote e di dirgli di tapparsi la bocca”. La loquacità di Cocco non era gradita da Arcuri per un semplice motivo “di Arcuri lui (Cocco, ndr) mi diceva che ne era a conoscenza, era come il mandante… mi parlò di un bastone, una mazza da baseball. Proprio per questo fu rimproverato da Castello”. Rivelazione, quella sui mandanti che sarebbe confermata anche dal padre: “Mio papà (Francesco Lombardo, ndr) mi diceva le stesse cose, e cioè che sia Arcuri che Abbate erano coinvolti e anche il Di Giovanni era l’autore che aveva promosso questo omicidio. Ne era proprio certo”. Di Giovanni, boss di Porta Nuova, non è imputato perché fino a questo momento del suo presunto ruolo ha parlato soltanto il pentito Francesco Chiarello che ha fatto riaprire il caso dopo la prima archiviazione. Inoltre Lombardo seppe da un altro detenuto, “Silvio Mazzucco” (uomo di Porta Nuova e già condannato per estorsione, ndr) della partecipazione “di Tonino Abbate”.
Il pentito ha anche messo a verbale che “il giorno dopo che sentì al telegiornale sul Tgs” la notizia del pentimento del suocero, Antonio Siragusaera contento… in quanto in un certo senso poteva scagionarlo dall’omicidio”. E così andò davvero, con il suocero che ridimensionò il suo ruolo, accusando Abbate e Ingrassia, ma escludendo le responsabilità di Cocco e Francesco Castronovo.
A fornire dichiarazioni importanti per le indagini è stato anche Francesco Lombardo, padre di Andrea, che il 12 febbraio scorso ha dichiarato ai magistrati: “Mi trovavo in tribunale con un certo Francesco (dovrebbe trattarsi di Francesco Castronovo, ndr) che è coimputato con Arcuri... piangendo mi diceva che lui di questa cosa non ne sapeva niente, ma attribuiva l'omicidio ad Arcuri”. Poi, ha riportato la conversazione avuta con il compagno di cella, di cui ricordava il nome di battesimo, “Diego”, e il fatto che gestisse “un negozio di abbigliamenti alla stazione Notarbartolo”: Questi gli avrebbe riferito che “Francesco si consumò”. E quando ha domandato il motivo gli avrebbe risposto: “Fu iddu a fare l’omicidio”. Francesco Lombardo ha poi affermato di aver ricevuto altre confidenze da Abbate anche se sul punto i ricordi sono stati più vaghi: “Ne parlava facendomi capire il suo coinvolgimento”. I verbali sono stati depositati al processo ed è facile pensare che domani i pm Mazzocco e Brucoli chiederanno di sentire in aula i due collaboratori di giustizia. A decidere se ammettere o meno la testimonianza sarà la Corte d’Assise, presieduta da Sergio Gulotta.

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