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woodcock maddalena carrano c imagoeconomicadi AMDuemila
Il verdetto del processo disciplinare contro lui e Celestina Carrano ci sarà il 4 marzo

"Ogni vostra decisione è destinata a interferire su un processo in corso". Marcello Maddalena, difensore del pm napoletano Henry John Woodcock, accusato con la collega
Celestina Carrano di aver violato i diritti di difesa dell'ex consigliere di Palazzo Chigi Filippo Vannoni, avverte gli stessi giudici della sezione disciplinare del Csm in vista della decisione che dovranno prendere il prossimo 4 marzo. L'accusa contro i due magistrati è quella di aver sentito Vannoni, nell'ambito dell'inchiesta Consip, come testimone anziché come indagato e per le modalità stesse in cui fu condotto quell'interrogatorio.
Secondo Maddalena l'influenza tra questa azione disciplinare e il processo Consip sarebbe inevitabile in quanto al centro vi sono i pm "che stavano indagando sull'entourage del primo ministro in carica" (Matteo Renzi, ndr) e che la loro inchiesta penale, trasmessa intanto alla procura di Roma, e che vede tra gli altri indagati l'ex ministro Luca Lotti e i generali dei carabinieri Tullio Del Sette (all'epoca comandante generale dei carabinieri Emanuele Saltalamacchia), "è ancora in corso e non è stato definita nemmeno a livello di indagini preliminari". Il nome di Vannoni era stato fatto dall'amministratore delegato di Consip Luigi Marroni come una delle fonti della notizia riservata che c'era un'indagine in corso sulla centrale di acquisti della pubblica amministrazione.
Marroni aveva chiamato in causa anche altre 4 persone, ma i pm decisero di iscrivere nel registro degli indagati Lotti e i due generali dei carabinieri e di ascoltare invece Vannoni come testimone, compiendo - secondo l'accusa - un errore macroscopico dettato da negligenza inescusabile. Una tesi respinta in toto dalla difesa.
"Se condannate Woodcock e Carrano perché hanno sentito Vannoni come testimone, che potrebbero pensare i magistrati che devono giudicarlo se volessero assolverlo dal favoreggiamento? Se invece affermate che hanno fatto bene a comportarsi così, qualche disagio ne deriverebbe al contrario", dice Maddalena, che descrive Woodcock come un pm "scomodo" e attacca la procura generale della Cassazione, evidenziando che "ha cambiato più volte" l'accusa, dando l'impressione che "in un modo o nell'altro Woodcock debba avere una sanzione".
Anche la difesa di Carrano, rappresentata dal procuratore di La Spezia Antonio Patrono ha preso le difese dei due magistrati ribadendo che anche l'accusa di "maltrattamenti" di Vannoni in quell'interrogatorio, in cui fece il nome di Lotti come colui che gli aveva rivelato che c'era un'indagine su Consip, "non vale niente perché viene da una persona bugiarda". Vannoni raccontò che Woodcock gli aveva mostrato dalla finestra Poggioreale per chiedergli se volesse trascorrervi una vacanza e gli mostrò dei fili per fargli credere di essere intercettato, ma "ha mentito" e lo prova il fatto che, ascoltato in seguito dai pm di Roma, confermò di aver detto lui a Marroni che c'era un'indagine in corso, ma disse di aver inventato la notizia solo per toglierselo davanti. "Nessuno ha mai creduto a questa stupidaggine, tranne chi sostiene l'accusa disciplinare", ha detto ancora Patrono. Sul punto Maddalena ha aggiunto: "Vannoni deve salvare Lotti e scarica le responsabilità sui pm di Napoli. E invece la procura generale della Cassazione prende per oro colato le sue parole".
Lo scorso 7 febbraio il Pg della Cassazione Mario Fresa ha chiesto la condanna alla censura per il pm di Napoli Henry John Woodcock e la condanna all'ammonimento (la sanzione minima) per la sua collega Celestina Carrano. Contro Woodcock c'è anche l'accusa di aver espresso l'opinione riportata da Repubblica che il falso per il quale il capitano del Noe Gianpaolo Scafarto era stato indagato a Roma doveva essere il frutto di un errore e non di un dolo. Alla scorsa udienza il pm napoletano aveva spiegato che "il colloquio con Liana Milella (l'autrice dell'articolo, ndr) fu salottiero, cioè tra due amici che si conoscono da più di 20 anni, e si chiuse la conversazione con il giuramento solenne da parte sua che non avrebbe pubblicato nulla. Fu un tradimento”. Anche per questo fatto Maddalena ha chiesto l'assoluzione. Il 4 marzo prossimo si comincerà con le repliche di accusa e difesa , quindi la Sezione disciplinare del Csm si riunirà in camera di consiglio per la decisione.

Foto © Imagoeconomica

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