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giornalisti sotto scorta c imagoeconomicadi AMDuemila
Mobilitazione estesa dei giorni scorsi è buon segnale, la gente ha voglia di informarsi

A seguito della sospensione della scorta al giornalista Sandro Ruotolo, poi revocata, l’opinione pubblica nazionale si è mobilitata come in poche occasioni. Il "caso Ruotolo" ha riacceso i fari sulle condizioni di numerosi giornalisti minacciati per via delle loro attività investigative che li rendono spesso oggetto di minacce e aggressioni. Sono ventuno, per essere precisi, coloro che sono tutelati da sistemi di protezione dello Stato. Di loro si è parlato in un incontro organizzato alla sede della Fnsi (Federazione nazionale della Stampa Italiana), che ha inoltre ricordato, tramite il segretario Raffaele Lorusso, che il tema dei cronisti minacciati, sotto scorta, colpiti da "querele bavaglio" sarà al centro del Congresso Fnsi, che inizierà martedì a Levico Terme, assieme al tema del lavoro.
"Noi giornalisti abbiamo una responsabilità enorme e il fatto che i cittadini sentano il bisogno di informazione deve farci riflettere. Se la categoria è delegittimata in parte ce lo meritiamo. Lavoriamo per tornare a meritarci l'appoggio dell'opinione pubblica: raccontiamo le storie scomode, illuminiamo i territori difficili, rendiamo onore con il nostro lavoro ai colleghi che sono caduti per mano di mafie e terrorismo" ha detto lo stesso Sandro Ruotolo durante l’evento. "Portiamo le storie del noi - ha aggiunto il giornalista -. Non dell'io perché è il noi che può fare la differenza. La mobilitazione così estesa e trasversale che c'è stata negli ultimi giorni intorno alla mia vicenda è un buon segnale. Significa che la gente ha voglia di informarsi. Che c'è ancora un'opinione pubblica. Per queste persone dobbiamo continuare a fare il nostro lavoro e tutti insieme dobbiamo lottare uniti per contrastare con il nostro lavoro il potere della criminalità". Ad intervenire all’appuntamento anche la giornalista campana Marilena Natale (sotto scorta da due anni per le sue inchieste sui Casalesi) e Paolo Berizzi di La Repubblica, per il quale è stata disposta da pochi giorni l’assegnazione del programma di protezione dopo che lui e la sua famiglia sono stati minacciati in seguito alle sue inchieste sulla rinascita delle organizzazioni di estrema destra nel Nord Italia, e Michele Albanese, costretto a vivere sotto tutela per il suo lavoro di denuncia nei confronti della ‘ndrangheta. "Il clan che minacciò Sandro Ruotolo è ancora attivo. Lui è ancora in pericolo. Perché qualcuno ha pensato di togliergli la scorta?", si è domandato Natale. "Toglieteci la scorta e ci difenderemo da soli con il nostro lavoro", ha spiegato. "La scorta è necessaria per poter continuare ad essere giornalisti liberi dalla violenza e dal potere in generale che vorrebbe la stampa meno libera. Vivo sotto scorta da due giorni e questo è bastato a farmi capire quello che Paolo Borrometi ripete sempre: non è un privilegio ma un provvedimento necessario che ci limita nella vita e nel lavoro", ha detto invece Berizzi. "Non dobbiamo abbassare la guardia, ma continuare a raccontare cosa accade sui nostri territori, perché solo così potremo contrastare le mafie in Campania, Calabria, Sicilia. Ha ragione Paolo Berizzi quando dice che vivere sotto scorta, specie in contesti piccoli, non è facile. Ma è necessario per poter continuare ad occuparsi delle storie di mafia. Impegniamoci tutti a raccontare la mafia per contrastarla", è stato l'appello di Albanese.
Infine a prendere parola è stato il presidente della Fnsi, Giuseppe Giulietti il quale ha sottolineato che ”senza la scorta Sandro (Ruotolo, ndr) non avrebbe più potuto svolgere il suo lavoro e non avrebbe più potuto fare da 'scorta mediatica' ai colleghi della Campania. Chiariamo bene una cosa - ha concluso - la scorta non è un privilegio. Non c'è da festeggiare quando a un giornalista viene data la scorta, perché quando questo avviene è una sconfitta per lo Stato".

Foto © Imagoeconomica

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