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pipitone lia figliodi AMDuemila
Lia Pipitone fu uccisa per la sua voglia di libertà”. Così il pubblico ministero Francesco Del Bene aveva sintetizzato durante la requisitoria del processo a carico degli esecutori e mandanti dell’omicidio della 24enne Lia Pipitone che ha visto le condanne a 30 anni per i boss Vincenzo Galatolo e Antonio Madonia. Come ha riportato l’edizione palermitana del quotidiano La Repubblica, finalmente sono state depositate le motivazioni di sentenza. Un documento di 106 pagine in cui vengono ricostruiti i motivi per cui la figlia dell’autorevole consigliere della famiglia mafiosa dell’Acquasanta Antonino Pipitone, Rosalia, venne uccisa da Cosa Nostra. "La presunta relazione extraconiugale della figlia del mafioso Pipitone, l’offesa all’onore ed al prestigio del padre si era tradotta, inevitabilmente, in una offesa all’onore ed al prestigio dell’intera articolazione mafiosa cui egli apparteneva. - scrivono i giudici - Da qui la decisione di uccidere Lia per lavare con il sangue l’affronto che, secondo le regole del codice mafioso, non poteva essere tollerato. Trattavasi, nella cultura mafiosa, di un fatto gravissimo, tra quelli che non potevano restare impuniti e che richiedevo una soluzione estrema”. La ragazza si frequentava con un lontano cugino, diventato il suo migliore amico; e le voci, attorno a quella frequentazione, alimentavano il sospetto che si trattasse di una relazione extraconiugale. Quando la giovane annunciò di voler lasciare il marito per andare a vivere in un posto lontano dal Capoluogo siciliano i sospetti diventarono quasi una conferma all’interno di Cosa nostra.
Il padre Antonino lo prese come un intollerabile affronto. “Meglio una figlia morta che separata” diceva. Così questi “autorizzò l’omicidio” come ha raccontato il pentito Rosario Naimo, affidando ai capi mafia Vincenzo Galatolo e Nino Madonia l’ordine di esecuzione della giovane. “L’omicidio era stato progettato all’interno dell’ambiente mafioso e doveva realizzarsi simulando una rapina”, scrive la giudice Maria Cristina Sala nelle motivazioni della sentenza. L’assassinio era stato pianificato ed eseguito da Cosa Nostra, con modalità tali da far apparire la morte della ragazza come l’epilogo tragico di una rapina, allo scopo di occultare le reali ed effettive motivazioni del delitto. Il 23 settembre 1983 Lia Pipitone venne colpita da tre colpi di pistola, nell’ambito di una rapina, in una rivendita di articoli sanitari in via Papa Sergio, nella borgata palermitana dell’Arenella. Morirà qualche ora più tardi presso l’ospedale Civico.

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