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processo spada c imagoeconomicadi AMDuemila
Depositate le motivazioni della sentenza del processo d’appello

L’atteggiamento sfoderato da Roberto Spadapresuppone un controllo del territorio e delle persone lì dimoranti ed evoca l’appartenenza (in posizione apicale) ad un gruppo criminale avente i requisiti di cui all’articolo 416 bis c. p”. Quello che in parole povere può essere sintetizzato come un “compertamento mafioso” ai sensi della norma relativa all’associazione a delinquere di stampo mafioso. Sono stati chiari i giudici della I Corte d’appello. In 21 pagine di motivazione di sentenza del processo ai danni di Roberto Spada, fratello di Carmine, boss di Ostia, emerge chiaramente che l’aggressione avvenuta l’8 novembre 2017 ai danni della troupe del programma “Nemo”, è da ritenersi un’azione in stile mafioso. Roberto Spada venne condannato nel giugno scorso a 6 anni di carcere per l'aggressione ai danni del giornalista Piervincenzi, che aveva riportato una frattura al setto nasale, per violenza privata e lesioni aggravate. La corte d’appello ha poi confermato le risultanze di primo grado, perché la testata e l’aggressione del giornalista Daniele Piervincenzi e del cameraman Edoardo Anselmi, da parte del boss Spada e del suo guardaspalle Ruben Alvez Nelson Del Puerto (deve ancora essere giudicato in secondo grado) sono da ritenersi un’azione di stampo mafioso. L’intervista che il giornalista della Rai Piervincenzi fece a Roberto Spada è stata il punto di dibattimento dei giudici i quali, analizzando accuratamente il corso degli eventi, hanno stabilito l’aggravante mafiosa all’imputato. Nello specifico Spada “accetta di parlare di diversi argomenti (…) precisando che non avrebbe risposto solo a domande politiche”. I magistrati, però, hanno valorizzato il lavoro del cronista. “Non è ipotizzabile che al primo rifiuto di parlare di politica, il giornalista ringraziasse tornandosene a Roma” hanno detto i giudici riguardo l’insistenza di Piervincenzi che voleva capire i legami tra Roberto Spada e CasaPound. Già dalle prime domande appare chiara l’intenzione di Spada di voler mostrare la propria “autorità” sul “territorio”, per questo motivo iniziò a minacciare da subito il giornalista e il cameraman. “Spada, rivolgendosi alle persone offese, in riferimento alla loro auto, afferma: mò tocca vedé quando vai via se trovi la macchina”. Ma c’è dell’altro. “I fatti di violenza fisica ai danni del Piervincenzi e Anselmi - scrivono i giudici - ben avrebbero potuto essere posti in essere all’interno della palestra. E invece Spada ha voluto consumare l’aggressione in mezzo alla strada, davanti a tutti”. Il perché di questa esibizione di prepotenza è subito messo nero su bianco dai magistrati: “Finestre e portoni che si chiudevano, tapparelle che si abbassavano”. Ecco, allora, che “questi fatti rendono piena ragione del contesto, non soltanto delinquenziale nel quale i delitti contestati sono maturati, ma anche omertoso, in grado di incutere vero e proprio terrore”. I magistrati sono stati colpiti da un comportamento in particolare, che viene poi segnalato nelle motivazioni: “Nonostante il ruolo di guardaspalle svolto dall’Alvez, Spada con spudoratezza e arroganza, ha affermato di non sapere chi fosse l’altra persona che ha partecipato insieme a lui all’aggressione". “Ciò che rivela - concludono i giudici - è il comportamento da mafioso tenuto dall’autore nella commissione dei reati".

Foto © Imagoeconomica

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