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di AMDuemila - Video
Articolata suddivisione dei ruoli tra i componenti delle organizzazioni criminali

E' scattata alle prime ore dell'alba di ieri mattina una vasta operazione antidroga contro mebri della criminalità organizzata della Sicilia e della Calabria. Quattordici le misure cautelari emesse dal gip del tribunale di Palermo eseguite dagli agenti della squadra mobile del capoluogo e dai colleghi delle questure di Agrigento, Reggio Calabria e Siracusa. L'indagine, coordinata dalla Dda di Palermo, ha fatto luce su un traffico di cocaina che comprata in Calabria, tramite pusher veniva smistata anche in provincia di Agrigento, arrivando all'isola di Lampedusa. I poliziotti hanno accertato che lo smercio dello stupefacente nelle varie province era garantito da una cerchia di corrieri, di professione commercianti ambulanti, pusher di fatto che, per il loro mestiere ufficiale, raggiungevano i mercati rionali ed in tal modo spostavano la droga senza destare sospetto. La complessità, e quindi la caratura criminale dell'associazione che trattava anche hashish e marijuana, è provata da una articolata suddivisione dei ruoli dei componenti: solo ad alcuni, in via esclusiva, era delegata la comunicazione con i referenti delle singole province di destinazione della merce. Nel corso delle indagini è emerso che, pur provenendo la maggior parte dello stupefacente dalla Calabria, non mancavano fonti di approvvigionamento locali, come la piantagione indoor di marijuana scoperta e sequestrata a Villafrati nel 2017 e "curata" da un uomo alle dirette dipendenze di uno dei principali esponenti dell'associazione.



L'organizzazione poteva contare su continui approvvigionamenti di cocaina e hashish dalla Calabria e aveva una fitta rete di pusher che aveva come base il quartiere Villaggio Santa Rosalia a Palermo. A capo c'era Giuseppe Bronte, il cugino Salvatore Bronte e Gaetano Rizzo. I primi due si occupavano di avere la droga dal calabrese Domenico Stilo. Gli ordini passavano da utente telefoniche riservate con continui scambi di sms. Gaetano Rizzo manteneva i rapporti diretti con gli agrigentini Salvatore Capraro e Davide Licata che facevano arrivare la droga ad Agrigento e Lampedusa. La banda utilizzava una fitta rete di pusher. Per lo più erano insospettabili venditori ambulanti che si spostavano fuori provincia nei mercatini settimanali che si svolgono nei piccoli e grandi centri del palermitano. Le forniture erano garantite da Gaetano Rizzo, Emanuele Rizzo e Francesco Portanuova. Tra gli acquirenti nel mercato agrigentino oltre a Licata e Capraro c'era anche Angelo Cardella che riceveva lo stupefacente da Ivan La Spisa parente di Gaetano Rizzo. A Carini (Pa), la droga arrivava tramite Gianluca Gambino che portava la droga dopo appuntamenti telefonici. L'organizzazione tramite Alessandra Pepati e Dante Parisi riusciva a rifornire il mercato della Sicilia orientale. Tra gli acquirenti Vincenzo Terranova di Lentini. Nel corso dell'operazione della squadra mobile sono stati sequestrati 18 chili di hashish, 3 chili e mezzo di cocaina, 44 piante di marijuana e di 193.000 euro in contanti. "Il traffico di droga è una piaga che attanaglia le piazze delle grandi città. Ci impegniamo a diminuire lo spaccio a valle con il controllo del territorio da parte della polizia. I protagonisti e i veri artefici di queste operazioni, volti che non si vedono nelle conferenze stampa, sono gli uomini e le donne della polizia", ha sottolineato il questore di Palermo Renato Cortese.

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