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ardita sebastiano togato 850di AMDuemila
Il consigliere del Csm intervistato dal Corriere della Sera
"La riforma sulla prescrizione? Penso che sia una misura dettata da una giusta intenzione, ma non ancora sufficiente a ridare credibilità al sistema penale italiano, visto che in molti Paesi il termine si interrompe addirittura prima del rinvio a giudizio. Poi però ci vorrebbe un intervento di sistema. Vi sono molte altre norme che rendono strumentale l’accesso agli strumenti processuali, come il divieto di reformatio in peius in Appello e le norme che ci costringono a ripetere gli atti del dibattimento in caso di sostituzione di un giudice del collegio”. A intervenire sulla nuova riforma della prescrizione in cantiere al Parlamento, inserito all’interno del DDL Anticorruzione, è stato l’ex pm antimafia e anticorruzione e oggi consigliere al CSM, Sebastiano Ardita in un'intervista al "Corriere della Sera". Per il magistrato non sarebbe “giusto mandare in fumo anni di attività processuali per la esistenza di un termine”, perché “se i processi si trascinano a lungo è proprio per la prospettiva della prescrizione”. Dunque “qui non si tratta di negare le giuste garanzie ad un cittadino imputato in un processo, ma di impedire che l’inefficienza di un sistema consenta di difendersi dal processo - ha continuato - E cioè farla franca puntando sulla bancarotta della giustizia. In tutti gli altri paesi d’Europa questo non accade”.
Alla domanda se la precisione maturerebbe nella fase preliminare delle indagini, il consigliere ha risposto: “È la conseguenza di una scelta fatta in modo razionale dai capi degli uffici su procedimenti per i quali (decorrendo i termini dal commesso reato e non dalla sua scoperta) visto il poco tempo a disposizione sarebbe inutile esercitare l’azione penale”. Riguardo la sospensione complessiva di tre anni dopo il primo e secondo grado già in vigore, Ardita ritiene che "la prospettiva di un termine che si sospende e poi continua a decorrere non è un deterrente alla velocizzazione di una causa, ma anzi è una controspinta verso un forte rallentamento”.
All’interno delle ultime riforme sulla corruzione la prescrizione arriverebbe a 15 anni, su questo il giornalista ha domandato: “Non è sufficiente?”. Il magistrato ha risposto: “No, fino a quando qualcuno penserà che è utile e possibile far durare un processo fino a 15 anni pur di ottenere la prescrizione”.

Foto © Imagoeconomica

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