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20180615 esplosizione bomba dingeo molfettadi Davide de Bari - Foto
Da trent'anni denuncia gli intrecci affaristici di Molfetta

“Ore 01:25, la mia abitazione violata da un'altra bomba. Chiedo allo Stato di individuare i responsabili”. E' così che alle luci dell'alba di venerdì scorso Matteo D'Ingeo, 61 anni e coordinatore del movimento civico “Liberatorio politico”, ha scritto e pubblicato su Facebook la notizia e le immagini dello scoppio di una bomba carta. La bomba è stata piazzata davanti alla porta di casa, al primo piano di un condominio nel centro storico di Molfetta. I malviventi hanno forzato il portone e fatto brillare l’ordigno. La porta blindata è andata distrutta, come anche i vetri delle finestre degli altri stabili del palazzo. I carabinieri si sono recati sul luogo per eseguire i rilievi e capire il motivo del gesto. Gli inquirenti si sono subito soffermati sull'attività svolta da D'Ingeo negli ultimi mesi: dal processo sul porto di Molfetta in cui è coinvolto l'ex sindaco e senatore di Forza Italia Antonio Azzolini (in cui il Liberatorio è parte civile), per passare alle denunce della possibile incompatibilità del consigliere comunale Pino Amato, processato e assolto per prescrizione del reato di voto di scambio. Non solo. Anche i numerosi articoli pubblicati sul blog del movimento su tematiche ambientali, sulle autorizzazioni ai locali rilasciate dal comune e sull'uso del suolo pubblico da parte degli ambulanti, potrebbero aver dato fastidio a qualcuno. E proprio due ambulanti, nel 2014 e 2016, aggredirono il professore di educazione fisica in mezzo alla strada; dopo intimidazioni, minacce e insulti, seguirono le botte. Senza dimenticare il petardo esploso lo scorso primo marzo.
Adesso indagano i carabinieri, che hanno già acquisito le immagini di videosorveglianza degli esercizi commerciali della zona ed eseguito alcune perquisizioni domiciliari, oltre ad aver raccolto le testimonianze di persone informate dei fatti. Non è escluso che l'autore dell'episodio del primo marzo e di venerdì scorso sia lo stesso.

Trent'anni di denuncia
E' da circa trent'anni che, con l'osservatorio 7 luglio sull'illegalità, da consigliere comunale al tempo di Gugliemo Minervini, poi fondando la sezione di Libera di don Ciotti e oggi con il movimento civico “Liberatorio politico”, il professore ha denunciato la criminalità e il malaffare molfettese. A scatenare la passione per l'attivismo civile fu l'omicidio del sindaco di Molfetta Gianni Carnicella, assassinato il 7 luglio 1992 all'uscita dai palazzi comunali.
Nel 2006 si candidò a sindaco e nel 2013 sostenne la candidatura di Paola Natalicchio, ma in entrambi i casi non venne eletto. Tutto questo, in concomitanza con l'impegno civile di denuncia. “Ho firmato decine di denunce e non mi sono mai pentito - ha raccontato D’Ingeo a “La Repubblica” - Ma non posso continuare da solo, perché più d’uno vorrebbe costringermi al silenzio e l’isolamento costituisce il primo pericolo”.
A commentare l'episodio intimidatorio è stata l'ex sindaco Paola Natalicchio che lancia l'allarme: “È una persona coraggiosa, che si è sempre esposta senza paura. Siamo preoccupati per ciò che è accaduto, perché mostra che sotto la finta pacificazione della città continua ad agitarsi un tessuto che purtroppo sembra essere molto infiltrato da parte della delinquenza”. Anche la deputata pentastellata Francesca Galizia ha rivolto un pensiero a D'Ingeo: “L'impegno sul territorio per la promozione della cittadinanza attiva e l'impegno per il rispetto della legalità non possono essere messe in discussione e non devono essere oggetto di atti intimidatori. Per questo non posso che esprimere la mia solidarietà a Matteo d'Ingeo, coordinatore del Liberatorio Politico. Il vile gesto che ha subito non può essere tollerato e sottovalutato”.
Inoltre, gli stessi attivisti del movimento in un comunicato hanno lanciato un appello: “Matteo ha bisogno di tutti noi, non della semplice, se pure sentita, solidarietà, perché ora è tempo che la collettività e le Istituzioni tutte si stringano intorno alle sue battaglie, condividendole. Facciamogli sentire, oltre alla nostra vicinanza, che noi tutti condividiamo le sue sfide e le facciamo nostre. La sua lotta deve diventare la nostra lotta”.

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