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L’ultima tornata elettorale, con il pesante ko subito, ha lasciato strascichi evidenti all’interno del Partito democratico. Mentre si attende che il Quirinale dia il via alle consultazioni per la composizione del nuovo Governo, con il Pd che potrebbe comunque essere ago della bilancia a prescindere dal ruolo di “opposizione” che il suo leader dimissionario, Matteo Renzi, sta imponendo al partito, è comunque il tempo delle riflessioni. E in questi giorni non sono mancate quelle di chi è stato vicino al mondo delle istituzioni ma anche delle associazioni, in particolare quelle Antimafia, accusando proprio i vertici del Pd di aver in qualche maniera abbandonato le associazioni e quelle figure che per la legalità e la lotta alla corruzione si erano spese in questi ultimi anni. Una risorsa preziosa che nella composizione delle liste elettorali è stata completamente dispersa. Del resto, intervenendo a Contromafie già qualche tempo fa, la Presidente della Commissione Antimafia aveva lanciato l’allarme.
"Esco dal politicamente corretto - aveva detto allora - Se fossi responsabile delle liste elettorali, farei molta fatica a spiegare perché non è candidato in una posizione certa un parlamentare espressione di questo mondo, che ha lavorato quanto ha lavorato e ha il record di leggi approvate di cui è stato relatore”. Il riferimento era a Davide Mattiello, ex referente piemontese di Libera e deputato Pd in commissione antimafia e in commissione giustizia. Nei cinque anni da parlamentare è stato relatore della riforma del reato di voto di scambio politico-mafioso e di quella sui testimoni di giustizia. Si è impegnato contro il caporalato e ha puntato i fari sul caso Matacena, sul suicidio del finanziere Omar Pace e sulle massomafie. Il deputato torinese, però era stato “declassato” nelle liste da molti politici vicini a Renzi e a Maria Elena Boschi. Risultato? Mattiello non è stato eletto.
Secondo la Bindi, che in questi giorni è tornata sull’argomento, ha detto che “il problema non è stato solo sui temi dell’antimafia. In generale i rappresentanti delle associazioni sono stati tagliati fuori dalle candidature, applicando scientificamente la teoria per cui la politica parla direttamente ai cittadini senza intermediazione. Con il risultato che abbiamo segato le nostre radici. Sono rimasti fuori, oltre alle associazioni antimafia, anche Acli, Agesci, Azione Cattolica, la Cisl”.
E di questo “scollamento” tra Pd e le associazioni per la legalità presenti nel territorio ha anche parlato Roberto Montà di Avviso Pubblico, ma anche piddino: “La nostra è un’associazione al di sopra delle parti, è bene chiarirlo subito. Ma, se devo parlare del mio partito, dico che non c’è stata una corrispondenza tra le leggi approvate e i comportamenti concreti. In Calabria e Sicilia, a chi ha combattuto l’illegalità, sono stati preferiti candidati assai meno presentabili”.
Altro caso che ha fatto discutere è la mancata candidatura di Beppe Antoci, il proprio coordinatore nazionale per la difesa della legalità. Antoci era fino a qualche mese fa presidente del Parco dei Nebrodi ed era finito nel mirino della mafia per aver modificato le norme sugli appalti dei pascoli rendendo più difficile ai mafiosi l’accesso ai finanziamenti europei per l’agricoltura. In una notte del maggio del 2016 l’auto blindata su cui viaggiava l’ha salvato da un agguato mafioso a colpi di mitra.
Antoci, commentando la sua esclusione, aveva detto: “È prevalso il fatto che alle primarie del partito io mi ero schierato con Emiliano. Ancora oggi, quando vengo invitato a parlare di antimafia nelle università, faccio fatica a spiegare questo fatto”. Logiche di partito che hanno dunque superato il valore morale e l’impegno di chi ha agito concretamente.
Di esclusione eccellente si può parlare anche per Beppe Lumia, che è stato membro storico della Commissione antimafia e che non è stato nemmeno candidato.
E sui temi Antimafia scomparsi dal fronte Pd è infine intervenuto Giancarlo Caselli, ex Procuratore di Palermo, oggi impegnato con Libera. “Nell’ultima legislatura il Parlamento e il governo hanno fatto cose pregevoli - ha dichiarato - Penso alla riforma del codice antimafia, all’istituzione dell’autorità anticorruzione, alla nuova normativa sui reati ambientali. Tre fiori all’occhiello che non sono stati rivendicati con forza in campagna elettorale. Quasi che si dovessero nascondere sotto il tappeto. La verità è che, cessata l’eco delle stragi, da metà degli anni Novanta è diminuita l’attenzione del potere politico per le battaglie sulla legalità e contro le mafie. La destra berlusconiana lo ha fatto in modo diretto ed esplicito attaccando la magistratura e considerando Mangano un eroe. Il centrosinistra, con lodevoli eccezioni, ha cominciato a parlarne poco, ha taciuto. In occasione delle polemiche sul processo Andreotti gli attacchi nei miei confronti sono stati accolti da un silenzio imbarazzato. Forse si ritiene che questi temi elettoralmente non paghino”. Ma la verità, forse, è un’altra.

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