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mazzola mariagrazia facebookL'inviata del Tg1: “Viva la stampa libera”
di AMDuemila
La giornalista Rai Mariagrazia Mazzola, che fin dall'inizio della sua carriera si è occupata di mafia, stava raccogliendo del materiale per una nuova inchiesta sulle baby gang e per questo motivo si era avvicinata all'abitazione del boss del quartiere Libertà di Bari, Lorenzo Caldarola (capoclan degli Strisciuglio), per intervistare il figlio Ivan, arrestato poche settimane fa per droga. Ma la moglie di Caldarola, Monica Laera, ha respinto la giornalista, aggredendola e sferrandole degli schiaffi. La giornalista è stata poi condotta al Pronto soccorso del Policlinico di Bari, dove è stata sottoposta a visita otorinolaringoiatra per il forte dolore all'orecchio sinistro.
E' accaduto ieri pomeriggio a Bari, a poche decine di metri dalla parrocchia del Redentore dove in mattinata si era tenuto un incontro di Libera con don Luigi Ciotti.
La vittima ha raccontato di essere stata aggredita per il solo fatto di aver chiesto un'intervista. “Non sono stata insistente - ha spiegato all'uscita del pronto soccorso la Mazzola - ho posto delle domande e lei mi ha aggredita”. E poi ha concluso: “Le domande bisogna farle, viva l'informazione libera”. La signora Laera, tramite i suoi legali Giancarlo Chiariello e Attilio Triggiani, ha fatto sapere di aver solo allontanato la giornalista per un braccio dopo averla ripetutamente pregata di andare via perché in lutto. Anche se le riprese mostrano più di un tentativo di aggressione da parte della signora Caldarola. Dopo aver ricevuto le cure, la Mazzola è stata ascoltata dal procuratore di Bari, Giuseppe Volpe, poi dal pm Baldo Pisani e dagli agenti della Squadra mobile che conducono le indagini.
Alcuni dei rappresentati dell'associazione Libera si sono recati in Pronto soccorso per far sentire la vicinanza dell'associazione di don Luigi Ciotti. “Questi episodi - ha commentato don Ciotti - dimostrano che proprio nei quartieri difficili come Libertà non bisogna abbassare la guardia ma offrire ai giovani servizi, istruzione, valori per aiutarli a non diventare manodopera della criminalità”.
A commentare la vicenda è stato anche il giornalista di Nemo, Daniele Piervincenzi, anch'esso aggredito ad Ostia da Roberto Spada. In un intervista quest'oggi a “La Repubblica” ha detto: “Per noi giornalisti “di strada” è diventato pericoloso fare il nostro lavoro. Non ha più a che fare con la libertà d'informazione, è una sorta di spia rossa che si accende nella nostra società e ci dovrebbe imporre una riflessione”. Anche Piervincenzi era stato nel quartiere Libertà e su questo ha concluso: “Girando per Bari, come per Catania o per Ostia è diventato evidente che non siamo più liberi di porre domande, ci sono zone del nostro Paese dove non siamo più al sicuro”.
Sono subito arrivati i messaggi di solidarietà da parte delle istituzioni locali e nazionali, come anche dalle associazioni e dai partiti politici che hanno condannato l'episodio. Ora per rispondere a questo episodio di violenza i cittadini si stanno già mobilitando. Infatti, il penalista barese Michele Laforgia ha lanciato la proposta di una marcia nel quartiere Libertà domenica prossima. Un fatto è certo, l'informazione d'inchiesta è sempre più minacciata con violenza, da parte di chi non gradisce che vengano alla luce circostanze che devono restare tra le mura dell'omertà. Ma affinché quei muri vengano sgretolati, è di vitale importanza il lavoro di informazione d'inchiesta e di giornalisti come la Mazzola o Piervincenzi, che hanno il coraggio di porre domande laddove non sono ben accette. Ed anche noi di ANTIMAFIADuemila ci schieriamo al fianco di Maria Grazia Mazzola.

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