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cutro ignazio c ansaPresidio davanti al Senato dei testimoni di giustizia
di Francesca Mondin
Se questa legge non viene votata oggi noi ci organizzeremo in massa e non ci sposteremo da qui” dice fermo Ignazio Cutrò, presidente dell’Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia che da ieri attende davanti il Senato, assieme ad una ventina di testimoni, l’approvazione della legge 3500 Bindi. Una legge che “definisce finalmente la figura di testimone di giustizia - spiega Cutrò - e lo tutela a livello di protezione e non solo, così che se il testimone decide di rimanere in località  di origine non gli succederà più quello che è successo a me”. Cutrò infatti prima che i boss dell’agrigentino bussassero alla sua porta era un imprenditore edile con un importante Azienda, ma dopo le denunce si è trovato ben presto isolato e senza una legge ad hoc per chi, come lui, aveva deciso di non andare in località protetta. “Cambierebbeero molte cose con questa  legge - sottolinea il testimone di giustizia - significherebbe fare una vera lotta alla mafia perché molti imprenditori capirebbero che non rischiano di fare la mia stessa fine, che a causa della mafia ma anche della burocrazia dello Stato ho dovuto chiudere l’azienda”.
Nell’arco degli anni l’ex imprenditore di Bivona, assieme ad altri testimoni di giustizia, hanno portato avanti una impegnativa lotta affinché fossero aiutate e riconosciute tutte quelle persone che avevano scelto di stare dalla parte della giustizia e denunciare la criminalità organizzata. Con grande soddisfazione sono riusciti a far approvare una legge regionale e nazionale sull’assunzione dei testimoni nell’amministrazione pubblica ed ora “abbiamo contribuito a stendere questa legge” spiega il presidente dell’associazione. I lavori per la stesura della legge sono iniziati qualche anno fa e più volte Ignazio Cutrò come altri testimoni di giustizia sono stati chiamati dalla Commissione parlamentare nazionale antimafia e dalla Commissione Giustizia per riferire le difficoltà e gli impedimenti dati dalla mancanza di una legge di tutela completa. Ora l’approvazione di questa legge, attesa da molto tempo, rappresenterebbe un ulteriore riconoscimento del loro ruolo e della loro importanza: “La politica deve capire che effettivamente questa legge è fondamentale per salvare la vita ai testimoni di giustizia, qui non si parla di parti politiche ma di legalità, di lotta alla mafia”.
La discussione in Senato doveva essere fatta lo scorso 14 dicembre ma ha subito un rinvio al 19 dicembre in seguito alla richiesta di inserire nella votazione un emendamento. Anche ieri però la discussione della legge non c’è stata ed ora i testimoni di giustizia attendono l’approvazione per oggi: “Ho paura che non venga votata - dice però Cutrò - perché se viene accettato l’emandamento si deve portare la legge nuovamente alla Camera e poi di nuovo in Commissione giustizia per tornare in parlamento. Questo per me significa che si rischia di affossare la legge”. L’emendamento di per sé sarebbe anche d’interesse per i testimoni, spiega Cutrò, ma dopo tutto questo iter “la legge deve essere approvata per quello che è, e casomai fare delle correzioni successivamente, quando la legge è stata approvata”.

Aggiornamento
Alle 18:15 è lo stesso Cutrò attraverso un sms a diramare la notizia dello slittamento di 24 ore per l'approvazione della nuova legge: "Domani, salvo colpi di scena, al Senato verrà approvata defintivamente la riforma del sistema tutorio dei Testimoni di giustizia".

Foto © Ansa

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