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resky petra libro presL'ennesimo schiaffo alla giornalista tedesca Petra Reski
di Francesca Mondin
Parlare di mafia all'estero facendo nomi e cognomi è ancoro un tabù. Lo sa bene la giornalista esperta di mafia italiana all'estero Petra Reski, che ieri ha subito l'ennesimo schiaffo al suo lavoro d'inchiesta giornalistica. Secondo la Corte Europea per i diritti umani infatti, l’annerimento del suo libro "Santa Mafia" e il risarcimento di 10mila euro all'imprenditore italiano S. P. non infrangono la libertà di espressione.
La giornalista tedesca bilingue, segue da oltre vent'anni, da Venezia, l'evoluzione dei rapporti tra i due paesi. Da quando nel 2008 ha deciso di mettere nero su bianco l'evidente penetrazione delle mafie italiane nel mondo, e nello specifico in Germania, alla luce della strage di Duisburg (agosto 2007), è iniziata un'inarrestabile operazione di censura e denigrazione nei suoi confronti.
Il coraggio della giornalista tedesca è quello di parlare di infiltrazione mafiosa nel tessuto economico e finanziario tedesco lì dove mancano molti strumenti giuridici per il contrasto alla criminalità organizzata, come il reato di associazione mafiosa ad esempio.
Nonostante il lavoro di Petra Reski sia stato riconosciuto da diversi magistrati e addetti ai lavori italiani, in Germania oltre che subire intimidazioni e minacce la giornalista è stata costretta a difendersi in diverse aule di tribunale da accuse di diffamazione sollevate da diversi imprenditori italiani trapiantati in Germania. Una “tattica, soprattutto qui in Germania per cercare di rovinare i giornalisti che scrivono di mafia, paralizzando le loro attività, intimidendoli e minacciandoli tramite le denunce” aveva spiegato in passato la giornalista tedesca. L'ultima condanna risale a febbraio di quest'anno per aver violato il diritto alla personalità di un imprenditore italiano citandolo in un articolo apparso il 17 marzo 2016 sul settimanale "Freitag" col titolo "Ai boss piace il tedesco”. L'isolamento che si è trovata a vivere fin dalla citazione a giudizio è esemplare e la dice lunga sulla difficoltà di trattare questi temi all'estero. Petra Reski infatti racconta di essere stata “scaricata” dal giornale Freitag che ha subito rimosso l'articolo senza schierarsi in sua difesa.
Ora, alla luce anche della sentenza della Corte Europea dei diritti umani emerge quanto sia importante continuare la battaglia, promossa da Sonia Alfano quando era al parlamento europeo, per sensibilizzare e fornire gli strumenti adeguati al contrasto alla mafia in Europa. Perché di strada ce n’è ancora molta, sia sulla lotta alla criminalità organizzata che per la libertà di stampa.

La Redazione ANTIMAFIADuemila esprime piena e totale solidarietà alla collega Petra ed al suo coraggio e impegno nella lotta alla mafia.

Sentenza della Corte Europea: Clicca qui!

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