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hashish marijuanadi Emiliano Federico Caruso
Il traffico di droga in Molise si trova nelle mani degli storici clan Rom dei Sarachella, Di Silvio, Morello e Spada, che si servono di immigrati e piccoli spacciatori locali.

Hashish e marijuana soprattutto, ma anche, più raramente, coca ed eroina. Se le ultime due partono ancora da paesi come la Turchia, la Colombia e il Messico passando per la Spagna, l'hashish e la marijuana attraversano invece le rotte ormai collaudate che partono dall'Europa dell'est, arrivano in Puglia e attraversano la Campania per arrivare infine in Molise, dividendosi poi tra Termoli, Vasto, Venafro, Campobasso e Isernia.

Le droghe vengono prodotte in Albania, paese che ormai detiene il primato nella produzione dei cannabinoidi dopo le rivoluzioni politiche, sociali ed economiche seguite alle guerre balcaniche, e arriva nel nostro paese tramite le rotte nel mare Adriatico. Nel caso del Molise la droga non viene gestita dai clan pugliesi, ma da piccole e medie realtà criminali casertane che non sembrano legate a clan camorristici, grazie al continuo invio di piccoli corrieri che, principalmente di notte, trasportano oltre confine modeste quantità di droga (il sequestro più grande effettuato è di appena un chilogrammo di cannabinoidi) per poi affidarle ai piccoli e numerosi spacciatori locali.

Alcuni di questi sono albanesi, altri sono molisani, molti di loro sono invece immigrati, che anche in questo caso costituiscono una mano d'opera numerosa e a buon mercato per lo spaccio di droga, ma la maggior parte di questi spacciatori è gestita e controllata dai clan Rom locali, che detengono una sorta di monopolio del traffico e sono presenti soprattutto a Venafro con una numerosa comunità ormai radicata da anni. Mentre i primi, gli immigrati, si trovano in gran parte nella cittadina di Isernia, i Rom sono divisi nei clan Sarachella, Di Silvio e Morello che si spartiscono il traffico di droga in una sorta di precaria pax criminale e attivi, in passato, anche nel traffico di crack e di cobret (scarti e derivati, rispettivamente, di cocaina ed eroina) proveniente dalla Campania.

Nonostante i numerosi arresti, dai quattro fratelli Christian, Adriano, Ferdinando e Antonio Di Silvio arrestati a gennaio 2011 nel corso dell'inchiesta “Impero” (Ferdinando e Antonio lasceranno il carcere il mese successivo all'arresto) fino al Giuliano Sarachella arrestato a maggio dello scorso anno, i tre clan mantengono ancora oggi il controllo del traffico di droga locale.

Un altro clan potente e radicato, anche se limitato alla sola cittadina di Venafro, è quello degli Spada, già protagonista di numerosi episodi di traffico di droga, racket di gestione delle case comunali ed estorsione nel litorale italiano, specialmente a Ostia, con una forte presenza locale: per i funerali dello storico boss Enrico “Pelè” Spada a luglio del 2016, le autorità imposero una cerimonia modesta e blindata, per evitare di ripetere lo scandalo dei funerali di Vittorio Casamonica, avvenuti appena un anno prima tra carrozze antiche, bande musicali, traffico bloccato e persino un elicottero che spargeva petali di rosa sulla parrocchia di san Giovanni Bosco a Roma.

Ma la realtà locale dello spaccio di droga in Molise è ancora priva della presenza di vere e proprie “cupole”, dal momento che il traffico, seppur monopolizzato dai clan Rom, viene gestito in proprio anche da piccoli spacciatori, qualche albanese e numerosi immigrati, privi di una realtà criminale forte e ben strutturata quali se ne trovano, ad esempio, a Roma, Napoli, Caserta o anche Milano. A riprova del profilo ancora piuttosto basso tenuto dalla criminalità locale c'è il fatto che i proventi del traffico di droga, anche a causa delle dimensioni contenute, non vengono reinvestiti in attività legali, come accade ad esempio con il riciclaggio di denaro della 'ndrangheta.

L'inizio del traffico di droga in Molise, che risale e circa tre anni fa, coincide con il massiccio arrivo di migranti, ospitati in 10/15 centri di accoglienza, più o meno temporanei, sparsi per la regione. Migranti attivissimi soprattutto nello spaccio di droga nei pressi della stazione centrale di Isernia. Due meccanismi, quelli dell'immigrazione e dello spaccio di cannabinoidi, che procedono paralleli ma indipendenti, incontrandosi su un terreno comune solo quando si tratta di trafficare droga. Un risultato a quanto pare inevitabile, anche se non collegato a un fattore specifico: semplicemente, lo spaccio di droga e l'emergenza dei migranti, ormai diffusi in tutta Italia con criticità più o meno elevate, sarebbero comunque arrivati prima o poi anche in Molise.

L'impatto sociale dello spaccio di droga si è notato soprattutto a Isernia, una cittadina, il cui controllo dello spaccio oggi è soprattutto gestito dai Sarachella, abituata fino a pochi anni fa a un elevato indice di legalità locale con solo piccoli e rari furti e del tutto estranea a realtà come lo sfruttamento dell'immigrazione e lo spaccio di droghe. Ma è poco probabile che questa realtà criminale possa espandersi ulteriormente, da una parte grazie alla stessa composizione geografica del Molise, priva di un grande capoluogo in grado di attirare forti meccanismi criminali (Campobasso ha appena 49 mila abitanti) e talmente frammentata da scoraggiare la realizzazione di una qualsiasi “cupola” centrale e organizzata, dall'altra parte l'espandersi del traffico di droga è ostacolato anche dalla forte partecipazione locale tra le forze dell'ordine e i cittadini, che hanno reagito alle presenze improvvise e quasi contemporanee del traffico di droga e dei migranti avvenute nel giro di pochi anni, diversamente da quanto accaduto, ad esempio, a Roma o Napoli, dove l'inserimento della criminalità nel tessuto economico e sociale è stato talmente graduale e capillare da portare a una parziale assuefazione dei cittadini.

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