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ciancimino c barbagallo bigProssima udienza il 3 ottobre
di Aaron Pettinari
Una richiesta di condanna a 5 anni e 9 mesi. E’ questa la conclusione della requisitoria che il pm nisseno Stefano Luciani al processo per calunnia nei confronti dell'ex capo della polizia Gianni De Gennaro e dell'ex componente del Sisde Lorenzo Narracci che si svolge nei confronti di Massimo Ciancimino davanti al Tribunale monocratico di Caltanissetta (giudice Valentina Balbo). La requisitoria del pm, che ha bollato come “false e calunniose senza alcun dubbio” le dichiarazioni dell’imputato, è durata oltre cinque ore. De Gennaro, in particolare, sarebbe stato calunniato con le accuse di aver fatto gli interessi del conte Romolo Vaselli, molto legato al padre del supertestimone del processo sulla trattativa Stato-mafia, e soprattutto con la confidenza, fatta a un funzionario della Dia nissena, con cui Ciancimino junior indicò l'ex capo della polizia e del Cesis come il "signor Franco-Carlo". Si tratta del misterioso personaggio al confine tra mafia e Servizi, più volte evocato dal teste come protagonista della storia d'Italia dagli anni '60 in poi, ma mai individuato. Altra accusa riguarda il coinvolgimento di De Gennaro nella storia del passaporto che Massimo Ciancimino ha chiesto nel 2004 per Il figlio neonato. Massimo Ciancimino ha asserito di aver chiamato ad un numero riferibile a De Gennaro e che l'ex capo della polizia avrebbe accelerato il rilascio del passaporto.
Ai pm della procura di Palermo Ciancimino aveva perfino prodotto un foglietto, che giurava essere stato redatto dal padre in persona, dove compariva il nome di De Gennaro facendo intendere che fosse avvicinabile da Cosa Nostra: le perizie hanno dimostrato inesorabilmente come quel foglietto sia falso, manomesso – e anche in maniera maldestra – dallo stesso figlio di don Vito. E il 22 aprile 2011 per Ciancimino era scattato l’arresto, ordinato proprio dalla procura di Palermo, la stessa che lo sta processando per concorso esterno e calunnia nel processo sulla trattativa, scaturito anche in seguito alle molteplici rivelazioni del figlio minore di don Vito.
Per quel che riguarda Narracci, invece, l'imputato aveva parlato dei suoi contatti con "Franco-Carlo" e del suo fare da anello di collegamento tra la mafia e il Sisde, il servizio segreto civile. Narracci, secondo quanto detto da Ciancimino jr, avrebbe fornito informazioni al padrino corleonese Bernardo Provenzano ed allo stesso Vito Ciancimino.
Alla precedente udienza, invece, ha avuto luogo l’autodifesa dell’imputato con l’escussione da parte della difesa. Rispondendo alle domande del legale Claudia La Barbera (in aula era presente anche Roberto D’Agostino) Ciancimino ha parlato nuovamente della figura di “Carlo-Franco”: “Molte riunioni avvenivano sempre o all’interno dell’Ambasciata Americana presso Roma, che si trova innanzi al Circo Massimo, o dentro lo Ior - ha detto l’imputato - Ho cercato più volte di raffigurarla in ricognizione, dicendo suppergiù anche le caratteristiche fisiologiche dello stesso, ma di fatto non ritengo di aver avuto sottoposto in esami ricognizionali la figura esatta”. Ciancimino ha anche ridimensionato il ruolo del misterioso agente dei servizi descrivendolo come “la figura che non altro che era che un postino, perché il signor Franco non aveva un potere decisionale, era uno che prendeva ordini da mio padre o che rispuntava, se lei avrà letto qualche carta, anche qualche foglio, vede che non è capace neanche lui di dare le risposte”. Quindi ha aggiunto: “Non so perché giornalisticamente si è voluto dar tanto peso, anche mediaticamente, quando era di moda, insomma mediaticamente”. Ciancimino jr ha anche ribadito di non aver riconosciuto il signor Franco in una fotografia pubblicata dalla rivista Parioli Pocket: “Ricordo quella foto che io avevo visto in piccolo e che ci sembrava rappresentasse, perché era una figura molto... assomiglia pure per assurdo, sembrerà... assomiglia a Vaselli, assomiglia allo stesso dottor De Gennaro, una persona con i capelli bianchi, occhiali, normalissima, come se ne vedono tanti... In quella foto non avevo riconosciuto uno, poi ingrandito ho smentito... Ho detto che ingrandito c’aveva una ferita sul labbro e ho detto che non c’era il signor Franco”. Ciancimino ha anche riferito l’episodio in cui gli vennero consegnate da un tale “Rosselli Rossetti” una serie di documentazioni che lui stesso ha poi portato ai magistrati. “Aveva una copia del libro ‘Le Mafie’ di mio padre e altri appunti, anche altre lettere, documenti che riguardavano lo stesso. Lui dice che alcuni li aveva avuti direttamente da mio padre e altri da mia zia Concetta”. Tra quelle carte c’era anche un documento, “quello con undici cose scritte da me, dove poi ce n’è una sovrapposta a De Gennaro”. Ciancimino è anche accusato di violazione del segreto istruttorio per avere rivelato notizie riservate ad alcuni giornalisti e per due episodi il reato è caduto in prescrizione. 
Il processo è stato infine rinviato al prossimo 3 ottobre quando ci sarà la discussione delle parti civili di De Gennaro e della difesa.

Foto © Giorgio Barbagallo

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