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l agenda rossa di paolo borsellinoNuova edizione del libro di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza
di AMDuemila - Video
“E’ anche grazie a questo libro se sono tornato a far sentire la mia voce così come mia madre aveva chiesto già a partire dal 20 luglio a me e mia sorella Rita”. Basterebbero già queste parole di Salvatore Borsellino per comprendere l’importanza del libro scritto da Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, “L’Agenda Rossa di Paolo Borsellino” (edito da Chiarelettere), giunto ad una nuova edizione dieci anni dopo la prima uscita. Una pubblicazione che mette insieme i fatti degli ultimi 57 giorni del giudice ucciso in via d’Amelio il 19 luglio di venticinque anni fa, attraversando i racconti di familiari, colleghi, magistrati, investigatori, pentiti ma anche quegli eventi istituzionali che si sono verificati in quel periodo successivo alla strage di Capaci. “Dopo la morte di Paolo per cinque anni ho continuato a parlare nelle scuole. C’era fermento, sembrava che lo Stato stava portando dei colpi importanti, c’era un’aria di rinnovamento con la gente di Palermo che esponeva i lenzuoli nei balconi e che gridava ai funerali contro un sistema di potere che aveva lasciato solo i giudici. Poi avevo perso la speranza finché non si è tornato a parlare di certe cose come l’Agenda Rossa, la trattativa e ho ritrovato quella voglia di lottare e combattere assieme a tanti altri ragazzi che si trovavano in più parti d’Italia”.

Presentazione del libro "L'agenda rossa di Paolo Borsellino" a Tantestorie - Palermo from Guido e Patricia di Gennaro on Vimeo.


L’incontro, organizzato da “Tantestorie Libreria”, ha visto la partecipazione di uno degli autori, Giuseppe Lo Bianco, del sostituto procuratore di Palermo Vittorio Teresi, di Salvatore Borsellino e di Luigi Lombardo, sindacato Polizia di Stato. “Questo libro è stato scritto da me e Sandra Rizza con l’intento di raccontare quanto avvenuto andando oltre a quello che era il nostro lavoro di giornalisti all’agenzia Ansa. C’era tutto un materiale che si andava accumulando e per noi cronisti di giudiziaria c’era la necessità di andare oltre il semplice flash - ha detto Lo Bianco - Abbiamo raccolto il materiale affrontando la vicenda umana di Paolo Borsellino ma anche il profilo istituzionale e professionale di un tempo che ha segnato la storia del nostro Paese. Quello di Borsellino è stato un sacrificio umano che ha segnato l’inizio del ventennio berlusocniano e credo che ancora oggi tutti noi cittadini ne stiamo pagando le conseguenze”. “Abbiamo vissuto quell’epoca con grande preoccupazione - ha ricordato Teresi - Si poteva immaginare quel che sarebbe accaduto e forse certe cose si potevano evitare tanto a Capaci quanto in via d’Amelio, o quantomeno potevano essere rese molto più difficili. Ad esempio penso alla possibilità che un elicottero a bassa quota, sorvolando l’area di Capaci, si sarebbe accorto della gente sul casolare. O il fatto che se vi fosse stata quella rimozione auto sotto l’abitazione del magistrato sarebbe stato più difficile colpire”. Oltre al ricordo del magistrato la presentazione è stata un’ottima occasione per riflettere, tra le altre cose, sullo stato attuale della libertà di stampa e dell’informazione sui processi antimafia e sulla gravità della recente decisione della Cassazione in merito alla “non esigibilità” della condanna di Contrada per concorso esterno in associazione mafiosa.

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