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3di Maria Marzullo - Foto
Palmanova. Parlare di mafia in Friuli Venezia Giulia... Impensabile per tanti, quasi impossibile per molti. Non ci sono omicidi, non ci sono stragi... ecco fatto: la mafia qui non esiste! Eppure, alla luce di processi, sentenze e condanne, la mafia c’è e in abbondanza. Solo che ormai è mascherata da buoni interlocutori, apparentemente ineccepibili, istruiti, di buone maniere, di società. Interlocutori che parlano un linguaggio, si atteggiano a comportamenti e compiono azioni ben più sottili degli omicidi. Negli anni è cambiato l’obiettivo e il radicarsi e ramificarsi tra sedie e poltrone che contano (governo, banche, multinazionali) ha fatto sì che la mafia si coronasse del titolo di sistema criminale organizzato. La mafia però è gestita da pochi, ma si riversa su tutti; su quel popolo sovrano per Costituzione e principi che ormai è stato reso innocuo e succube. Ma c’è una parte di questo popolo che lotta quotidianamente perché le cose cambino e che anche se l’utopia del cambiamento appare irraggiungibile, nutre la speranza e la quasi certezza che per favorire l’inversione di marcia, è giusto e opportuno parlare del sistema, informare, non abbassare l’attenzione. Ogni forma espressiva letterata o artistica è destinata, da questa porzione di popolo sovrano, ad essere presa a prestito per lanciare il messaggio. Non si può continuare ad accettare il sistema criminale, restare in silenzio significa condividerlo, significa divenirne complici senza se e senza ma. Perché le cose non cambiano solo perché qualcuno si attiva; essere più di qualcuno, fa la differenza. Ed è proprio seguendo questo principio che l’Associazione Mandi dal Cil di Buja (Udine) ha promosso in collaborazione con il Movimento5Stelle Friuli Venezia Giulia, lo spettacolo “L’arte uccide la mafia”. L’iniziativa moderata da Cristian Sergo per il Movimento 5 Stelle, portavoce della proposta di legge antimafia approvata da pochi giorni al Consiglio regionale FVG, è stata introdotta dagli interventi di Francesco Cautero referente Libera FVG, Andrea Del Zozzo rappresentante del Movimento Agende Rosse e Scorta Civica FVG, Luana De Francisco autrice del libro “Mafie a Nord Est” e Giorgio Bongiovanni, direttore della rivista AntimafiaDuemila.               
L’intervento di Francesco Cautero (Libera Friuli Venezia Giulia) testimonia con l’associazione, i percorsi di legalità realizzati con gli studenti e finalizzati a rendere questi ultimi cittadini responsabili, seri ed informati. “Ci siamo chiesti, come Libera, perché le istituzioni non parlassero della mafia in Friuli Venezia Giulia, considerata quasi un’isola felice. Maroni, Ministero dell’interno nel 2010, dichiarò che la mafia investiva in regione milioni di euro. Con Libera dal 2014 - conclude Cautero - è stato aperto un centro di ascolto per vittime o persone a rischio di usura: ad oggi circa un centinaio di persone si sono rivolte a questo sportello”. Segue Andrea Del Zozzo (Movimento delle Agende Rosse-Gruppo Emanuela Loi-Udine e Scorta Civica) che ripercorre i 57 giorni che nel 1992 separarono la strage di Capaci da quella di via d’Amelio. “Non solo la morte dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, - ricorda - ma tra le vittime ci furono anche i ragazzi delle scorte. Uno di questi, Walter Eddie Cosina, vissuto a Muggia (Trieste) perse la vita nella strage di via d’Amelio dopo aver chiesto, a seguito della strage di Capaci, il trasferimento a Palermo dove venne assegnato alla scorta del giudice Borsellino. Con lui l’agente di polizia Emanuela Loi che a Trieste aveva svolto gli studi presso la scuola di Polizia”. Contribuire a sostenere la ricerca della verità sulle stragi e sulla sorte dell’agenda rossa di Paolo Borsellino, sono gli obiettivi del Movimento che anche qui in Friuli ha trovato i suoi liberi cittadini sostenitori. Interviene poi Luana De Francisco, che come giornalista e co-autrice del libro "Mafia a Nord-Est", (ed. Rizzoli), traccia i principali fatti del sistema mafia che anche in Friuli ha trovato, da tempo, un buon terreno di crescita. “Oggi si parla di mafia in termini locali molto di più di qualche tempo fa. L’attività investigativa è monitorata ed ostinata; i controlli sugli appalti sono più severi e anche le normative antimafia lo sono. Il sistema mafioso viene attaccato in un modo diverso. È illogico pensare che questa regione possa rimanere immune al sistema; negli anni ’60 numerosi boss furono qui trasferiti; è impensabile che gli stessi non abbiano continuato a mantenere relazioni e stili di vita mafiosi legati alla loro origine. Qui in Friuli il vicino mafioso non ha creato disturbi, talvolta ha reso anche favori in termini di acquisti economici. Non facendoci paura la mafia e non disturbandoci, come cittadini non siamo nemmeno portati a richiedere controlli alle Forze dell’ordine. Su un giornale, un quotidiano - conclude - fa più notizia il ladro che ruba in casa piuttosto che l’arresto del boss”.


Conclude gli interventi Giorgio Bongiovanni, direttore di AntimafiaDuemila, per il quale il problema più grave del nostro Paese non è la crisi economica, né la disoccupazione e nemmeno la crisi politica, ma la mafia da non intendersi più nel senso tradizionale ma come sistema criminale integrato che agisce per coordinare, governare, sottomettere e condannare i cittadini ad una crisi permanente. “Il problema non è solo locale, ma nazionale ed internazionale - prosegue Bongiovanni - Falcone e Borsellino avevano capito che questa organizzazione criminale era, già da allora, la più potente del mondo. Per questo furono uccisi. Cosa Nostra, la ‘ndrangheta (leader in questo momento nella ricchezza), la Camorra e la Sacra Corona Unita… Perché ancora oggi ci sono organizzazioni criminali che minacciano e condannano a morte magistrati quando la politica ci dice che la mafia è ridotta ad associazioni criminali mafiose ormai fatte a pezzi? Come mai queste associazioni minacciano a morte magistrati come Nino Di Matteo titolare con Tartaglia, Teresi e Del Bene del processo Trattativa Stato-Mafia? La risposta sta nel fatto che questi magistrati conducono a Palermo un processo che vede alla sbarra mafiosi e parti dello Stato Italiano che negli anni ’92-’93 condussero una trattativa che portò alla morte certa di Paolo Borsellino e di altri cittadini innocenti.” Continua Bongiovanni: “Non rappresento nessuno, solo me stesso, oggi nessun partito politico ha diritto di parlare di lotta alla mafia tranne il Movimento5Stelle e qualche personaggio politico che fa parte di qualsiasi schieramento tranne che del PD e del PDL. Il fondatore del PDL è in carcere per mafia. Come è possibile che Renzi vada a parlare con il partito mafioso di Berlusconi? Chiedete al Movimento5Stelle di mettere nel primo e nel secondo punto del programma la lotta alla mafia. Deve avere il 55% e governare da solo. Noi vogliamo la verità. Non si deve alleare con nessuno di quegli ipocriti e sporchi politici che ancora sono lì. Quelli che hanno ucciso Falcone e Borsellino sono in quel “sacro” Parlamento inquinato da sporchi personaggi e questi sono anche nelle banche e negli istituti segreti. La mafia fattura 150 miliardi di euro all’anno. Può comprarsi 9 volte la Borsa. 87 miliardi di euro sono il fatturato del solo traffico di cocaina. Noi siamo un paese narcos, siamo campioni del mondo del traffico di cocaina. Secondo la procura di Reggio Calabria (non è certo, ma ci sono indizi probatori) la ‘ndrangheta ha fatto accordi con l’Isis, il terrorismo mondiale. Niente attentati in Italia in cambio di narcotraffico e traffico di armi. Mezzo patrimonio del sig. Berlusconi è stato sufficientemente provato da collaboratori di giustizia e sentenze, probabilmente appartiene a Cosa Nostra. Berlusconi non ha mai pronunciato parola su Dell’Utri. Quando questi uscirà fra qualche anno ricomincerà a lavorare per Cosa Nostra. Ed ora parliamo di vivi perchè di morti se ne parla sempre… Oggi a Palermo si stanno cercando 200 kg di tritolo programmati per uccidere il magistrato Nino Di Matteo perché a quanto dichiara Galatolo, Matteo Messina Denaro vuole la sua morte in quanto amici romani lo vogliono. Chi sono questi amici romani? Chi era il personaggio dello Stato che assisteva e coordinava Gaspare Spatuzza e altri mentre preparavano la bomba per Borsellino? Lo Stato e gli appartenenti alle alte sfere di questo hanno voluto la morte di Falcone e Borsellino. Partecipate ai comizi e chiedete che il Ministro dell’Interno e il Ministro del Giustizia ci diano la Verità. Se fallite voi, come Movimento5Stelle dobbiamo emigrare, peggio dei ragazzi che arrivano con le barche. Vogliono fare un colpo di Stato se voi Movimento5Stelle prenderete il potere. Il colpo di stato vogliono farlo con la strage al dott. Di Matteo. Posso dimostrarlo davanti a qualunque corte anche di Strasburgo. Se mi chiamano posso fare i nomi. Noi cittadini dobbiamo farci da scudo, l’intenzione del potere criminale è quella di non poter dare spazio al nuovo perché il rischio è che i nuovi governanti facciano arrestare Matteo Messina Denaro e che la colpa della strage sia data alla mafia. Ne consegue che il potere attuale passerebbe all’opposizione. Nel Nord-Italia l’industria del mattone, le assicurazioni e i mezzi di comunicazione sono nelle mani della mafia perché pagano cash (denaro contante). Accertato da una sentenza che l’azienda Barilla anni addietro, si sia avvalsa di aiuti economici provenienti dalla mafia. Per anni avete mangiato la pasta della mafia. È solo un piccolo assaggio!”, conclude Bongiovanni.
Le informazioni e le testimonianze raccolte convergono e introducono uno spettacolo teatrale messo in scena dalla Compagnia Our Voice nata nel 2013 in Italia, da un’idea di Sonia Tabita Bongiovanni ed ampliatasi fino al Sud America con Matias Lucas Guffanti. Our Voice abbraccia giovani di età compresa tra i 7 e i 30 anni che hanno scelto di continuare a ricordare e a testimoniare, attraverso la danza, il canto e la recitazione, la storia di alcune vittime di mafia ancora oggi solo pubblicamente commemorate all’ombra della verità. Il gruppo Our Voice ha ripercorso, per lo spettacolo andato in scena al teatro Modena di Palmanova, i passi e le parole del generale Carlo Alberto dalla Chiesa, del giornalista Peppino Impastato, del giornalista e sceneggiatore Giuseppe Fava, di don Pino Puglisi, dei giudici Falcone e Borsellino. Questi giovani di oggi, adulti e genitori di domani rappresentano l’antidoto allo smarrimento privo di Valori e Amore per la vita che invece spalanca le porte, in antitesi, a Blue Whale. C’è bisogno di coraggio ed impegno e questa società, invece, pare donare un plauso ed un premio all’indifferenza e all’apatia. Questi ragazzi con impegno e determinazione portano avanti una memoria storica che non può essere destinata solo ai libri di storia. Lottare si deve. Il gruppo Our Voice insieme ai cittadini attivi chiedono Verità e Giustizia. Non per pochi, ma per tutti.

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