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schermo gdfdi Giuliano Girlando
Ben quindici ordinanze di custodia cautelare, 12 in carcere e 3 ai domiciliari, questo è il risultato dell’operazione condotta dal nucleo della Guardia di Finanza della provincia di Roma sul comune di Guidonia. Ad emetterle il gip Alberto Cisterna del Tribunale di Tivoli su richiesta della Procura della Repubblica di Tivoli, dal pool composto dal procuratore capo Menditto, dai sostituti procuratori Calice, Pacifici, Di Domenico e Guerra titolari dell’inchiesta che aveva già portato agli arresti domiciliari l’ex sindaco Eligio Rubeis. Le accuse rivolte agli arrestati vanno dall’associazione a delinquere alla corruzione al peculato. Nell’ambito dell’operazione denominata “Ragnatela“, condotta da oltre 160 finanzieri nei confronti di un’organizzazione criminale radicata nel comune di Guidonia Montecelio e dedita a reati contro la pubblica amministrazione sono finiti in manette Andrea di Palma, ex vicesindaco e assessore alla cultura, insieme a l’ex segretario generale Rosa Mariani e ai dirigenti comunali Angelo De Paolis, Gilberto Pucci e Gerardo Argentino, oltre ai funzionari Michele Maccaroni e Maurizio Rocchi. A Rebibbia sono finiti anche l’ex consigliere comunale di Forza Italia Alberto Morelli, Massimo Egidi, dipendente della Sap, l’imprenditore Francesco Dei, 41enne titolare della Saitrav (anche lui inquisito) che avrebbe consegnato una busta con 14 mila euro per il rilascio di un’autorizzazione finalizzata all’apertura di una nuova cava di travertino e Antonio Sisti, 45enne geometra di Castel Madama e dipendente della “Mario Cipriani”, impresa appaltatrice del parcheggio di Montecelio e del grande progetto del ponte dell’Arci tra i comuni di Tivoli e Castelmadama, progetto finanziato dalla Regione Lazio. Per il titolare dell’impresa il Gip ha respinto la richiesta di arresto, così come nei confronti di Maurizio P., un imprenditore di Guidonia sospettato di aver elargito tangenti. Secondo quanto emerso dall’ordinanza del Gip Cisterna “un’organizzazione criminale si è insiediata all’interno del comune di Guidonia Montecelio e, profittando della copertura offerta da ruoli amministrativi e politici di rilievo, ha depredato le risorse pubbliche e la fiducia dei cittadini, in un clima di connivenza e di omertà che ha offerto protezione e impunità per anni ai partecipi del gruppo. Una mafia bianca ha espugnato le istituzioni ergendosi a soggetto regolatore della vita pubblica ed economica di uno dei più importanti comuni della regione Lazio.”

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