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skype carcereIl ministro Orlando rassicura: “Non riguarda i detenuti al 41-bis”
di AMDuemila
La funzione principale di isolamento del 41-bis potrebbe forse essere in pericolo a causa del disegno di legge, di iniziativa governativa, approdato alla Camera dei deputati. Sono diverse le associazioni che si sono espresse in passato e si stanno esprimendo oggi contro la possibilità di permettere l’utilizzo di collegamenti audiovisivi tra detenuti al carcere duro e famigliari. “Riteniamo assurdo celebrare la giornata per le vittime delle mafie permettendo, d’altro canto, che i boss possano dettare le loro indicazioni alla “famiglia” attraverso skype o sistemi che permetterebbero loro di dare disposizioni comodamente dalle loro celle in modo paradossalmente legalizzato” ha dichiarato Emanuela Piantadosi.
Presidente Associazione Vittime del Dovere. Il riferimento è al punto i dell’articolo 85 del Disegno di Legge di iniziativa Governativa, ora alla Camera dei Deputati, in attesa di approvazione dopo essere stato licenziato dal Senato in data 15 marzo 2017:
“Fermo restando quanto previsto dall’articolo 41-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, nell’esercizio della delega di cui al comma 82, i decreti legislativi recanti modifiche all’ordinamento penitenziario, per i profili di seguito indicati, sono adottati nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi: (...) i) disciplina dell’utilizzo dei collegamenti audiovisivi sia a fini processuali, con modalità che garantiscano il rispetto del diritto di difesa, sia per favorire le relazioni familiari; (…)”. Così formulata, secondo l’Associazione Vittime del Dovere, “non escluderebbe la possibilità ai soggetti sottoposti al 41-bis di poter usufruire dei collegamenti audiovisivi e peggio ancora a quanti si trovano in regime di Alta Sicurezza, nemmeno citati”. Fino ad oggi la legge 354 del 1975 prevede solo un colloquio al mese con tempi ben determinati e in spazi che non permettano alcun passaggio di foglietti o oggetti, da effettuare solo con i famigliari, salvo rarissimi casi eccezionali. Inoltre i colloqui “vengono sottoposti a controllo auditivo e a registrazione”. Per chi non ha possibilità di effettuare i colloqui viene concesso “solo dopo i primi sei mesi di applicazione, un colloquio telefonico mensile con i familiari e conviventi della durata massima di dieci minuti sottoposto, comunque, a registrazione”. Al momento la comunicazione con l’esterno è ridotta al minimo per evitare che il detenuto al carcere duro possa passare informazioni per continuare a mantenere il potere criminale. La norma ora in discussione invece “potrebbe svuotare in modo subdolo ed inquietante il 41-bis della sua funzione di isolamento e parimenti interessare il regime di Alta Sicurezza” ha spiegato Piantadosi, che già a luglio scorso aveva lanciato l’allarme: “Non si tratta di alleggerire semplicemente una misura di prevenzione, ma di mettere consapevolmente i più sanguinari criminali in condizione di continuare a gestire il territorio direttamente dalle loro celle 'di massima sicurezza' consentendo una sorta di paradossale teleworking. Tutte le restrizioni previste dal 41-bis hanno lo scopo di impedire i contatti e i collegamenti con l'associazione criminale di appartenenza”.
Anche l’Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili si è espressa contraria: “Lo abbiamo detto in Commissione Antimafia che c’è del losco attorno all’applicazione del 41-bis, e non ci fermeremo davanti a quello che consideriamo un “vero e proprio attacco terroristico” al 41 bis in atto in queste ore” ha dichiarato la presidente Giovanna Maggiani Chelli.
Il loro dissenso, secondo Piantadosi, non sembra essere stato ascoltato dal momento che “i lavori che prospettano l’utilizzo di strumenti audiovisivi da parte di soggetti condannati per mafia sono proseguiti incessantemente per oltre un anno e siamo alle battute finali senza che si sia posta debita attenzione alle conseguenze”. L’Associazione Vittime del Dovere lancia ora un’altro appello: “Chiediamo pertanto rassicurazione e un intervento immediato del Parlamento affinché siano stabiliti dei limiti alla delega, così da mantenere intatto il regime del 41-bis escludendo espressamente l’utilizzo di collegamenti audiovisivi “per favorire le relazioni familiari” anche a coloro che sono sottoposti a regime di Alta Sicurezza”.
Le rassicurazioni a riguardo sono arrivate dagli uffici del ministro della Giustizia Andrea Orlando, interpellato dal Fatto Quotidiano: “Si tratta di una delega, la legge è ancora tutta da scrivere, chiaramente la possibilità d’introduzione di strumenti audiovisivi, Skype compreso, non potrà riguardare i detenuti al 41-bis”.
Non è tardata ad arrivare anche la risposta di Giovanna Maggiani Chelli: “Ringraziamo il guardasigilli Andrea Orlando per le rassicurazioni, ma con tutta la buona volontà del mondo non riusciamo a tranquillizzarci per il fatto che siano previsti da quella norma strumenti tecnologici audiovisivi ‘per favorire le relazioni familiari’. Cosa Nostra ha utilizzato quasi mille chili di tritolo nel 1993 per arrivare ‘a favorire le relazioni familiari’ ai detenuti al 41-bis, oggi lo sta per ottenere e solo questo conta per le famiglie mafiose”.

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