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carcere c infophotoAccolto il ricorso della Procura dopo il no del Gip
di AMDuemila
La Cassazione ha confermato gli ordini di custodia cautelare emessi per i presunti affiliati dei clan di Trabia, San Mauro Castelverde e Cerda, coinvolti nell’operazione “Black cat”. A finire nuovamente in manette sono Filippo Colletti, Salvatore Cancilla, Rosario Lanza, Angelo Schittino, Saverio Maranto e Silvio Napolitano.
La Suprema Corte ha infatti confermato la decisione del Tribunale del Riesame che aveva accolto l'appello della Procura contro la scelta del gip di non mandarli in carcere.
Altre posizioni sono al vaglio della Cassazione. Si complica, invece, quella di Diego Rinella, Giuseppe Ingrao, Vincenzo Civiletto e Giovanni Di Marco. Gli vengono contestati nuove ipotesi di reato. I primi tre sono già in carcere, il quarto vive negli Stati Uniti (per la giustizia italiana è un latitante) e dunque non è stato arrestato.
I provvedimenti sono stati eseguiti dai carabinieri del Gruppo Monreale e del Nucleo operativo di Termini Imerese.
L’operazione “Black Cat”, coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi, dall'aggiunto Leonardo Agueci i e dai sostituti Sergio Demontis, Sito De Flammineis, Gaspare Spedale, Ennio Petrigni e Bruno Brucoli, risale al maggio scorso ed aveva portato a 33 arresti, ma il Gip Fabrizio Molinari aveva respinto molte delle richieste di cattura avanzate dai pm.
Le indagini avevano svelato che la riorganizzazione di Cosa nostra era ripartita proprio dai capi anziani, già noti agli inquirenti. In particolare ciò avveniva tra San Mauro Castelverde, Polizzi e Caccamo, paese che tra gli anni ’90 e l’inizio dello scorso decennio aveva esteso i propri confini del mandamento fino alla costea orientale della provincia palermitana ed avvicinandosi a Trabia e Villabate.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti figura di spicco sarebbe stato Diego Rinella, fratello di Salvatore, boss storico di Trabia rimasto latitante per 8 anni e catturato nel 2003. Sarebbe stato dunque Diego, detto “u signorinu”, a dare ordini e coordinare le estorsioni da imporre nel territorio. Altro soggetto importante nello scacchiere di Cosa nostra, per i pm, è Colletti, ritenuto fino al 2012 al vertice del mandamento di Caccamo. Anche quest’ultimo avrebbe costantemente coordinato le attività illecite della famiglia. A Termini c’è poi Giuseppe Libreri, affiancato da Salvatore Palmisano. A San Mauro, invece, il potere sarebbe passato dalle mani dell’anziano boss ergastolano, Peppino Farinella, al genero Francesco Bonomo. La decisione della Corte di Cassazione, di fatto, mette un punto fermo sulla ricostruzione della Procura.

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