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sottili giammarcoNuovo rinvio per entrambi i capi d'imputazione
di Miriam Cuccu
Rinviato il processo in cui è imputato il colonnello dei Carabinieri Giammarco Sottili (in foto) per aver diffamato il maresciallo Saverio Masi, oggi caposcorta del pm Nino Di Matteo. Alla prima udienza della due giorni romana - inizialmente prevista per il 20 e 21 dicembre - erano giunti anche alcuni testimoni da Palermo. Il giudice d'ufficio, però, ha ritenuto che uno dei due capi d'imputazione di cui risponde l'ufficiale dell'Arma non fosse del tipo aggravato, ma semplice, e che quindi scendendo la pena a sei mesi non vi sarebbero le condizioni di procedibilità. Si torna quindi in aula il prossimo 28 febbraio per entrambi i capi d'imputazione.
Il rinvio a giudizio per Sottili era stato deciso dal Tribunale militare di Roma a seguito della richiesta del sostituto procuratore militare Antonella Masala per il reato di “diffamazione continuata e pluriaggravata” da parte dell'attuale dirigente della Legione CC “Sardegna” di Cagliari.
Sottili, nei confronti di Masi e del luogotenente Salvatore Fiducia - che avevano denunciato continui ostacoli nelle indagini per interrompere la latitanza dei boss Bernardo Provenzano e Matteo Messina Denaro - scriveva infatti in un comunicato stampa del 2013 che “è quasi ridicolo oggi sentire dire, sia pure da personaggi discutibili (Saverio Masi e Salvatore Fiducia, ndr), che avremmo coperto la latitanza dello stesso boss (Bernardo Provenzano, ndr) del quale, secondo la Procura, abbiamo accelerato la cattura. Nell'ambito di uno splendido nucleo di 180 uomini, coraggiosi e capaci, si tratta pur sempre di scorie (Masi e Fiducia, ndr) che hanno ritenuto di poter svolgere la lotta a Cosa nostra a chiacchiere o riciclando qualche notizia rimasticata da far confluire in qualche relazione di servizio per potersi ritagliare uno spazio per fare i comodi propri mentre i loro colleghi si impegnavano per conseguire successi concreti per i cittadini e lo Stato”.
Masi, recentemente condannato a sei mesi di reclusione per falso materiale e tentata truffa, tra i vari episodi aveva parlato degli appostamenti in un casolare per la ricerca del boss Provenzano, nella disponibilità di alcuni soggetti ritenuti vicini al boss corleonese, spiegando il suo intento di mettere sotto osservazione l'edificio con una telecamera. Cosa che non sarebbe stata permessa e in seguito, quando l'inchiesta fu portata avanti insieme al Ros, non si riuscì nemmeno a piazzare delle microspie. Mentre in un'altra occasione, sempre prima dell'arresto di Provenzano, un capitano dei Carabinieri avrebbe detto a Masi di non insistere sulla cattura del boss di Corleone. Da parte sua, Fiducia aveva poi dichiarato di aver presentato, nell'ambito delle indagini su Provenzano e Messina Denaro ma in un filone investigativo separato da quello del maresciallo, più di una relazione poi ignorata o depistata. Gli episodi di cui aveva parlato risalgono al periodo tra il 2001 e il 2004 quando, a un passo dalla cattura di "Binnu", avrebbe ricevuto inspiegabili ordini di non proseguire le indagini. Ordini che il luogotenente si sarebbe sentito ripetere nel 2011, quando era impegnato nella ricerca del covo del boss trapanese Messina Denaro, tuttora latitante.

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