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soldi riciclaggioInchiesta
di AMDuemila

Le mani delle mafie nel mercato finanziario: sono pari a sessanta miliardi di euro, secondo la Direzione nazionale antimafia, le attività bancarie sospette registrate nel 2015. Un fiume di denaro che si inserisce nei circuiti bancari mimetizzandosi con quello pulito. È quanto analizza la recente inchiesta di Daniele Autieri, pubblicata pochi giorni fa su La Repubblica, che evidenzia come ad essere l'anello debole della catena sono soprattutto le banche, rese più fragili dalla crisi e quindi preda facile di interferenze da parte della criminalità organizzata.
Il problema, evidenzia l'inchiesta, è la mancanza in Italia di una strategia di contrasto al riciclaggio ed al finanziamento del terrorismo. C'è bisogno, infatti, di una coordinazione nazionale e pienamente basata sui rischi individuati nell’Analisi dei Rischi Nazionali.

operazioni opache 3

Questo perché da tempo le mafie, nel riciclaggio di denaro sporco, sono riuscite a influenzare gli istituti di credito, ottenendo ipoteche assegnate senza garanzie e prestiti riconosciuti a imprese intestate a prestanome. A ciò, sostiene il dossier, si aggiunge un aumento di segnalazioni di operazioni sospette nello scorso anno, che hanno coinvolto 165.486 persone e 82.315 imprese per un totale di 279.098 operazioni, l'84,1% delle quali per importi tra i 50mila e il milione di euro. E nell'80% dei casi si tratta di soggetti che agiscono attraverso gli istituto di credito. Un numero di segnalazioni talmente elevato da rendere il controllo difficoltoso, se non impossibile.
In quasi tutti i sequestri, si legge ancora, prestiti e mutui riconosciuti a personaggi appartenenti alla mafia sono stati concessi in malafede. E sono maggiori le irregolarità nelle segnalazioni provenienti dalle banche più piccole. Nelle attività di riciclaggio della criminalità organizzata strategico è il ruolo ricoperto dai colletti bianchi, che mettono a disposizione le loro conoscenze formando così una vera e propria “borghesia mafiosa”. Tutto questo di fronte a una incapacità, da parte del sistema, di generare anticorpi. E le cose si fanno più difficili quando il riciclaggio si sposta sul web, soprattutto per opera della 'Ndrangheta, attraverso l'acquisto di bitcoin (la moneta virtuale ideata nel 2009 con l'idea di sostituire la valuta tradizionale) o altre criptovalute, che vengono poi spacchettati in diverse operazioni così da rivenderli a clienti puliti. Un passaggio, quello dal denaro liquido alla moneta virtuale, che rende i controlli ancora più difficili in quanto i flussi di denaro diventano anonimi e garantiscono libera circolazione ai proventi dei traffici di droga e della pedopornografia. Il problema, conclude l'inchiesta, è che in Italia ancora vige una legislazione arretrata in merito, e i controlli sono spesso poco efficienti.

mafia banca
Ecco che grazie anche a questi canali la Mafia Spa riesce a reinvestire i suoi immensi capitali: un giro d’affari di 150 miliardi di euro l’anno, secondo la relazione della Commissione Parlamentare Antimafia (presidente Pisanu) è infatti nelle mani della holding criminale costituita da Cosa Nostra, ‘Ndrangheta, Camorra e Sacra Corona Unita. Mentre secondo il rapporto annuale di Confesercenti l’utile di Mafia SpA si aggira attorno ai 105 mld di euro l’anno: 20 volte l’Eni, 33 l’Enel. Un potere economico che da tempo è riuscito ad infiltrarsi nei circuiti legali, di fronte al quale gli strumenti sono ancora ben lontani dal costituire una seria azione di contrasto.

Per leggere l'inchiesta: Clicca qui!

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