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gratteri nicola c ansaIl procuratore Nicola Gratteri
di AMDuemila
“L’articolato di legge che abbiamo elaborato per aggredire maggiormente corruzione e mafie è nei cassetti del Parlamento, ma al momento nessuna forza politica lo ha preso in considerazione". E’ questa la dura denuncia che Nicola Gratteri, procuratore capo di Catanzaro, ha fatto in un'intervista al Fatto Quotidiano. "La corruzione accompagna, percorre tutta l’azione della ’ndrangheta, tutta l’azione delle mafie. Non esiste mafia senza corruzione. Le mafie non sparano. Se uccidono lo fanno solo quando è strettamente necessario. Le mafie preferiscono pagare perché costa meno. Non hanno il problema del denaro ma di investire i milioni di euro provento del traffico di cocaina. Per le cosche è facile e normale corrompere un amministratore. Con l’abbassamento della morale e dell’etica è come affondare il coltello in pezzo di burro”.
Gratteri, rispondendo alle domande, ha poi spiegato quanto siano necessarie alcune “modifiche normative”: “Noi dobbiamo preoccuparci anche dei reati comuni e informatizzare il processo penale. I tribunali sono intasati di processi ordinari, destinati alla prescrizione. Per evitarlo basta modificare il codice di procedura penale". "Abbiamo preparato un articolato di legge modificando circa 850 articoli tra codice penale, di procedura penale, ordinamento penitenziario e legislazione antimafia - ha ricordato il magistrato - Alcune cose sono passate alla Camera e sono ferme al Senato. Ma non ci sono maggioranze forti per far passare certe cose in Parlamento". L'articolato presentato dalla Commissione per la riforma della giustizia "è lì, a disposizione di tutti e conosciuto da tutti. Anche l'ultimo dei parlamentari e dei partiti può farlo proprio e presentarlo in Parlamento per vedere l'effetto che fa". Quindi ha parlato di quel che è oggi la criminalità organizzata: “Credo che in alcune aree, anche se a macchia di leopardo, i padrini sono i mafiosi, i padroni sono i figli dei mafiosi che incensurati, laureati e professionisti, gestiscono la cosa pubblica come fossa cosa propria. Sono diventati classe dirigente. Le indagini degli ultimi anni ci dimostrano questo. Mentre prima erano i mafiosi ad andare dal politico con il cappello in mano, oggi sono i politici che nelle 48 ore prima delle elezioni, vanno a casa dei capimafia a chiedere voti per la paura di non farcela".

Foto © Ansa

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