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ciampi carlo c afpdi AMDuemila
“Voglio ancora aggiungere che, sugli argomenti sui quali vengo compulsato, potrebbe essere per voi utile consultare le mie agende del tempo, tuttora custodite presso gli uffici del Quirinale. Nelle agende, oltre a riportare le annotazioni sugli accadimenti della giornata, in alcune occasioni riportavo anche mie riflessioni”. Così l’ex presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi (deceduto nei giorni scorsi), riferì ai pubblici ministeri che indagano sulla trattativa Stato-mafia, il 15 dicembre 2010.
L’ex Capo dello Stato che negli anni delle stragi era Presidente del Consiglio, non ricordava alcuni episodi specifici come le perplessità di alcune cariche istituzionali sul 41 bis, pertanto disse chiaramente che su quelle agende poteva esserci qualche annotazione utile. Così, nei mesi scorsi i magistrati sono andati a consultare le agende, custodite al Quirinale, concentrandosi in particolare su quella del 1993, l’anno delle bombe a Firenze, Roma e Milano.
E in quelle carte vi sarebbero alcune pagine interessanti che potrebbero anche entrare nel processo in corso davanti alla Corte d’assise. In una delle prossime audizioni i pm chiederanno sicuramente l’acquisizione dei verbali di Ciampi e, contestualmente, potrebbero anche presentare i “diari”. Secondo quanto riportato nei giorni scorsi dal Corriere della Sera il pool presenterà una richiesta ufficiale per ottenere copia di alcune pagine di quei documenti. Ovviamente ci sarà anche l’accortezza di selezionare le parti che non ricadono nella “assoluta riservatezza” sancita dalla Corte costituzionale rispetto ai colloqui anche informali del capo dello Stato, che nel caso specifico riguarderebbe le annotazioni dell’ex capo di governo con l’allora presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro.
Ciò significa che nel processo potrebbero entrare tutte quelle annotazioni che non riguardano queste relazioni. 
Nel verbale del 2010 Ciampi rilasciò delle dichiarazioni di particolare interesse, confermando i timori di colpo di stato maturati la notte tra il 27 e 28 luglio 1993, immediatamente dopo le esplosioni delle bombe a Roma e Milano. Ciampi in quell'occasione ribadì di aver temuto il colpo di Stato quando la notte in cui scoppiarono le bombe a Roma e Milano erano saltate anche le linee telefoniche. L'ex presidente aveva precisato però che si trattò di una valutazione personale dovuta alla “eccezionalità oggettiva di quegli avvenimenti e non da notizie precise”. “Io personalmente - aggiunse - ho maturato il convincimento che quelle bombe fossero contro il governo da me presieduto. Ciò perché ho constatato che gli attentati iniziarono, con quello di via Fauro, poco dopo l’insediamento di quell’esecutivo e cessarono pressoché contestualmente al momento in cui, nel dicembre 1993, rassegnai le dimissioni”.

Foto © AFP

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