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renzi matteo1Il pm palermitano intervenuto all'ottava edizione di Ponza D'Autore
di AMDuemila
“Non sono in grado di giudicare le intenzioni del Governo Renzi in tema di lotta alla mafia ma di fatto, al di là dei proclami, non credo che anche questo Governo abbia fatto nulla di veramente incisivo sul tema della lotta alla corruzione e sul tema del contrasto ai rapporti tra mafia e potere. Non credo dedichi le energie che dovrebbe dedicare”. Sono queste le parole del sostotuto procuratore di Palermo, Nino di Matteo, intervistato dal giornalista Gianluigi Nuzzi nel corso della terza serata dell’ottava edizione di Ponza D’Autore, la rassegna culturale curata dallo stesso Nuzzi e da Paolo Mieli.
“Sul tema del contrasto alla mafia militare – prosegue il pm del pool trattativa Stato-mafia - questo e gli ultimi governi che si sono succeduti hanno fatto il proprio dovere, ma manca il salto di qualità. Il piano della responsabilità penale che compete ai giudici non esime la politica da un accertamento e da un’applicazione delle sanzioni sul piano della responsabilità politica. La politica non ha voluto e non vuole fare la guerra alla mafia. Non ha il coraggio di far valere la responsabilità politica di alcuni comportamenti prima ancora della responsabilità penale. In questo, il sistema dell’informazione ha grandissime colpe. Certe condotte descritte da sentenze definitive non fanno scattare una responsabilità politica che condanni tali condotte”.

Verso il referendum
Il magistrato ha anche dato un input sul referendum costituionale in programma il prossimo ottobre: “Noi magistrati abbiamo giurato sulla Costituzione. Per me come magistrato e come cittadino deve rimanere il caposaldo. Da magistrato più che il bisogno di cambiare la Costituzione sento il grandissimo bisogno che venga finalmente applicata, perché non è stata applicata”. Quindi ha ribadito l'importanza di una lotta congiunta contro le mafie e la corruzione: “Stanno diventando due facce della stessa medaglia. Dovremmo avere strumenti legislativi efficaci, ma non è così. Abbiamo leggi rigorose per i delitti tipici delle organizzazioni mafiose, ma i fenomeni corruttivi godono di una impunità totale. Su cinquantamila detenuti solo poco più di venti sono detenuti per corruzione. Soprattutto attraverso il sistema della prescrizione del reato,di matteo toga processo il 95% dei processi per corruzione si conclude con una estinzione del reato. Ancora oggi, nonostante tante parole, questo Parlamento non riesce ad approvare una legge che consenta alla magistratura di portare a termine questi processi. Per colpa o per dolo? Credo che ci sia un’ampia fetta del potere, non solo della politico, che trova molto conveniente avere questa scappatoia della prescrizione per garantissi un’impunità. La delinquenza dei colletti bianchi, che in Italia alimenta ancora troppo il potere, sta diventando un modo di fare talmente generalizzato da portare rassegnazione della popolazione”.

I contrasti tra politica e magistratira
Secondo Di Matteo “non c’è stata nessuna guerra tra politica e magistratura, c’è stata una guerra unilaterale, molto ben organizzata e sistematica di una parte importante e trasversale della politica. Questa guerra non è stata fatta nei confronti della magistratura tutta, ma solo di quella parte che ancora continua a pensare che la legge debba essere uguale per tutti, e che il magistrato debba fare le proprie scelte secondo criteri di doverosità giuridica e non opportunità politica”. Per quanto riguarda la scelta di certi magistrati di entrare in politica il pm palermitano ha espresso un'opinione chiara: “La cosa non mi scandalizza, non sono contrario all’idea anche un magistrato cosi come un qualsiasi altro cittadino possa candidarsi alle elezioni politiche. Sono contrario però, all’idea che una volta scelta la via della politica possa ritornare in magistratura”. Infine, sollecitato da una domanda diretta di Nuzzi su un eventuale futuro in politica ha ribadito: “A me piace fare il magistrato e piacerà farlo finchè potrò lavorare in autonomia e indipendenza, senza trovare ostacoli nell’accertamento della verità”.

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