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toga effect 2Bacchettato il Tribunale del Riesame “giudici andati ben oltre loro compito”
di AMDuemila
L'inchiesta su Andrea Bulgarella (imprenditore siciliano trapiantato a Pisa), Fabrizio Palenzona (vicepresidente di Unicredit) e Roberto Mercuri (ex numero uno di Aeroporti di Roma), con l'ombra di Messina Denaro sullo sfondo, una bufala? Assolutamente no, l'indagine c'è e merita di essere approfondita. Basta leggere le motivazioni della Corte di Cassazione, depositate il 17 giugno, con cui la seconda sezione penale, presidente Antonio Prestipino, il 5 maggio scorso ha annullato l'ordinanza con cui il riesame di Firenze aveva, a sua volta, 'cancellato' il 28 ottobre 2015 il decreto di perquisizione e sequestro di computer, agende e documenti al costruttore siciliano, da molti anni attivo in Toscana, Andrea Bulgarella, e ad altri indagati.
Un'inchiesta che prende in esame i rapporti dell'imprenditore trapanese collegato, secondo l'accusa, con ambienti vicini a Messina Denaro, e al contempo con i vertici di Unicredit, grazie ai quali ha usufruito di favori per il tramite di Palenzona e del suo braccio destro Mercuri. In particolare la Procura di Firenze ipotizza una serie di reati finanziari in concorso, con l’aggravante di aver favorito la mafia. Il Riesame aveva stroncato l’intero impianto accusatorio sostenendo che “le fattispecie di reato ipotizzate appaiono tutt’altro che ben delineate…”.

Ribaltone in Cassazione
Secondo la Suprema corte il ricorso dei magistrati della Dda di Firenze “è fondato e meritevole di accoglimento in quanto il tribunale del riesame di Firenze non si è limitato a valutare la sussistenza o meno del 'fumus commissi delicti' in ordine alle fattispecie delittuose ipotizzate nel decreto di perquisizione e sequestro dal pm il 30 settembre 2015, ma ha operato un 'non consentito' sindacato nel merito delle ipotesi accusatorie poste a fondamento del decreto” di sequestro che ha annullato. “In sede di riesame del sequestro probatorio - aggiunge la Cassazione - il tribunale chiamato a verificare l'astratta configurabilità del reato ipotizzato, valutando il 'fumus commissi delicti' in relazione alla congruità degli elementi rappresentati, non già nella prospettiva di un giudizio di merito sulla fondatezza dell'accusa ma con riferimento all'idoneità degli elementi su cui si fonda la notizia di reato a rendere utile l'espletamento di ulteriori indagini per acquisire prove certe, non altrimenti esperibili senza la sottrazione del bene all'indagato”.

I rapporti Bulgarella-mafia trapanese
La Cassazione indica gli elementi “convergenti nell’indicare Bulgarella e il suo gruppo imprenditoriale costantemente in rapporti di affari con elementi di spicco della mafia trapanese, così riuscendo a effettuare investimenti, prevalentemente in Toscana, per decine di milioni di euro, costituenti principalmente il provento dell’attività da lui svolta in seno alla società Calcestruzzi Ericina, poi passata dalle sue mani direttamente a quelle di Vincenzo Virga indicato come capo del mandamento mafioso di Trapani, tanto che la stessa società, nell’ambito di procedimento di prevenzione personale e patrimoniale a carico del Virga, veniva poi sottoposta a confisca”. Inoltre evidenzia una certa '“attualità dei rapporti tra le società del gruppo Bulgarella – oltre che personali del Bulgarella e del Poma – con Bellomo Girolamo, detto Luca, indicato come legato da vincoli non solo familiari a Matteo Messina Denaro”.
"Il Tribunale del Riesame - prosegue ancora la Cassazione nelle sue motivazioni che danno ragione alla procura di Firenze - ha esercitato proprio quel sindacato sulla concreta fondatezza dell'accusa che in questa sede gli è precluso, peraltro esaminando solo alcuni degli elementi addotti a sostegno del sequestro probatorio ed ha quindi censurato le numerose dichiarazioni di collaboratori di giustizia inerenti la persona di Bulgarella, attribuendo a esse 'genericità e scarsa precisione' e valutato come 'assolutamente ordinari i rapporti commerciali di Bulgarella con Bellomo e altri parenti di Messina Denaro, ritenendo non particolarmente significativo la corresponsione di provvigioni su un importo complessivo di 529.000 euro”. Inoltre “ha valutato il contenuto di soltanto alcune intercettazioni telefoniche riportate nel decreto per sostenere che da esse emergerebbe una considerazione di Bulgarella nell'ambito di Unicredit assolutamente diversa da quella di imprenditore colluso con la mafia”, “fino a rilevare non esser stato ancora approvato da Unicredit alcun piano di ristrutturazione del credito, avendo il competente comitato della banca chiesto la ripresentazione della proposta chiedendo alcune puntuali condizioni”. Secondo i giudici dunque “il Riesame di Firenze ha annullato il decreto di sequestro e perquisizione con valutazioni significative solo nella prospettiva di un giudizio di merito sulla fondatezza dell'accusa che, invece, deve essergli estranea, soprattutto in tema di sequestro probatorio, finalizzato per sua natura all'acquisizione di elementi di prova che il tribunale ha ritenuto carenti”. Pertanto “l'ordinanza impugnata non ha effettuato tali valutazioni bensì un sindacato sulla concreta fondatezza dell'accusa, la stessa deve essere annullata con rinvio per un nuovo esame”. E pensare che al momento di discutere il ricorso presentato dalla procura di Firenze, il procuratore generale presso la Cassazione, nella persona di Ciro Angelillis, aveva chiesto ai magistrati l'inammissibilità e il rigetto del ricorso stesso. Anche le difese degli indagati, fra cui l'avvocato Tullio Padovani per Bulgarella, e Franco Coppi per Fabrizio Palenzona avevano chiesto il rigetto nelle loro memorie. Ma la Suprema corte non la pensa così rinviando al Riesame gli atti per farli valutare nuovamente.

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