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caccia bruno web0Il gip accoglie la richiesta della Procura contro il presunto killer
di Aaron Pettinari
Si terrà il prossimo 6 luglio, innanzi alla Corte d’assise di Milano, la prima udienza del processo per l’omicidio del procuratore di Torino Bruno Caccia, ucciso sotto casa il 26 giugno 1983 in un agguato di ‘Ndrangheta. Il giudice di Milano, Stefania Pepe, ha emesso questa mattina il decreto di giudizio immediato per Rocco Schirripa, come aveva chiesto il pubblico ministero che ha coordinato le indagini della squadra mobile di Torino, Marcello Tatangelo e il suo aggiunto, Ilda Boccassini.

Schirripa è stato arrestato dalla squadra mobile di Torino lo scorso 22 dicembre nella sua abitazione nel quartiere Parella, dove faceva il panettiere in borgata Parella.
Al suo arresto si è arrivati dopo una complessa indagine che aveva permesso di ricostruire diversi aspetti dell’omicidio, fino ad oggi rimasti ignoti.
Gli inquirenti avevano compiuto diverse intercettazioni sfruttando l’uscita dal carcere dell’unico condannato per il delitto, Domenico Belfiore, che per motivi di salute non era più compatibile con il regime carcerario. Per compiere le registrazioni era stato persino incluso un virus nei cellulare arrivando a captare le conversazioni a casa di Belfiore come in una intercettazione ambientale. E prima ancora avevano inviato una lettera anonima a tutti gli attori protagonisti della vicenda con un ritaglio di giornale che riportava la notizia della morte di Caccia e un elenco di nomi di possibili persone coinvolte.
Uno stratagemma che ha funzionato. Infatti Schirripa ha iniziato a parlarne assieme ad altri ex componenti dei clan dei calabresi che controllavano la criminalità a Torino insieme ai catanesi. "In Calabria tutti sapevano. Non vorrei che Rocco abbia parlato", diceva Belfiore nelle intercettazioni che hanno incastrato Schirripa parlando preoccupato con il cognato, Placido Barresi, anche lui a suo tempo accusato dell’omicidio ma assolto nel processo. A tenere i contatti tra Belfiore, che è bloccato in casa, e Schirripa è stato proprio lui, che di giorno fa il panettiere in largo Montebello per poi tornare in carcere la sera (dove deve scontare una condanna per quattro omicidi). La difesa di Schirippa (i suoi legali sono Basilio Foti e Mauro Anetrini) sono già pronti a dare battaglia ritenendo che le parole del loro assistito, molte pronunciate in dialetto calabrese, potevano essere interpretate in modo diverso.

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