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di AMDuemila

Messina. Nelle prime luci dell’alba la polizia di Messina ha eseguito un’operazione che ha portato in carcere ben ventisei persone, nove ai domiciliari ed al sequestro di quattro società con le quali settori commerciali leciti concorrevano al mantenimento di attività illecite. Le 35 ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dal gip Maria Teresa Arena su richiesta dei pm Liliana Todaro e Maria Pellegrino della Dda diretta da Guido Lo Forte. I reati contestati vanno dall'associazione di tipo mafioso (colpiti dai provvedimenti vertici ed affiliati di tre storiche organizzazioni operanti nei quartieri di "Camaro - San Paolo" e di S. Lucia Sopra Contesse), finalizzata alla commissione di una serie di delitti contro la persona ed il patrimonio, tra cui estorsioni e spaccio di sostanze stupefacenti oltre che all'acquisizione della gestione o del controllo di attività economiche, di appalti e di servizi.
Tra gli arrestati c’è anche un consigliere comunale di Forza Italia (ex Pd) Paolo David, già indagato in Gettonopoli e accusato di voto di scambio.
Le indagini della Polizia hanno dimostrato che alcuni affiliati alle cosche mafiose, in relazione con personaggi del mondo politico locale, avrebbero ostacolato il libero esercizio del diritto di voto per le consultazioni elettorali regionali, politiche e comunali che vanno dall'ottobre 2012 al giugno 2013.

David, è quanto emerge dalle indagini, dovrà rispondere di associazione per delinquere allo scopo di commettere "una serie di reati di natura elettorale”. Secondo gli inquirenti sarebbero stati procurati "voti al deputato regionale di Forza Italia Franco Rinaldi, al deputato nazionale di FI Francantonio Genovese (entrambi ex Pd, quest'ultimo cognato di Rinaldi, ndr) e a se stesso per le elezioni regionali del 28-29 ottobre 2012, per le politiche del 24-25 febbraio 2013 e per le amministrative del 9-10 giugno 2013 a Messina". Insieme ad alcuni degli arrestati (Angelo Pernicone, Giuseppe Pernicone, Baldassarre Giunti, Giuseppe Picarella, Stefano Genovese, Adelfio Perticari) David "in cambio dei voti avrebbe offerto denaro, generi alimentari, assunzioni presso strutture sanitarie, agevolazioni per il disbrigo di pratiche burocratiche". Un ex consigliere comunale, Giuseppe Capurro (Pdl), eletto il 27 novembre 2005, rimasto in carica fino al 7 aprile 2008 e candidato per il rinnovo del consiglio comunale del 2013 (non rieletto) è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa per aver contribuito, senza farne parte, al rafforzamento del clan mafioso del rione messinese di Camaro, guidato da Carmelo Ventura. Capurro avrebbe accettato da Ventura la proposta di procurare voti in cambio di denaro.
Ad essere stati sgominati con l’operazione di oggi sono tre importanti clan messinesi operanti nei rioni di Camaro San Paolo e quello di Santa Lucia Sopra Contesse. Carmelo Ventura, a capo del Clan di Camaro insieme a Andrea De Francesco, Lorenzo Guarnera, Salvatore Mangano, Albino Misiti Giovanni Moschitta, Adelfio Perticari, Domenico Trentin e il figlio Giovanni Ventura erano attivi nelle estorsioni e lo spaccio di droga oltre che nei delitti contro le persone e il patrimonio. Trentin era considerato anche responsabile di un tentativo di omicidio, nel 2012, nei confronti di un giovane. Anche Santi Ferrante, insieme a Salvatore Pulio e Fortunato Cirillo, facevano parte di un'associazione mafiosa nel rione di Camaro San Paolo per mettere in atto estorsioni e spacciare stupefacenti. Nel rione di Santa Lucia Sopra Contesse, il boss Giacomo Spartà, si affidava a Gaetano Nostro, Raimondo Messina, Francesco Foti, Angelo Pernicone, Giuseppe Pernicone, Luca Siracusano Giuseppe Cambria Scimone, e Giovanni Celona. Il gruppo criminale si occupava di estorsioni a imprenditori e costituiva proprie attività in settori commercial e nell'edilizia. Tra i tre sodalizi criminale c'era collaborazione. Figura particolare quella del chirurgo Giuseppe Picarella, titolare e gestore di strutture sanitarie che garantiva assunzioni a soggetti che promettevano sostegno elettorale ad alcuni politici. Da questo punto di vista è emerso che Pernicone, Giunti e Perticari in cambio di voti ottenevano pure loro benefici personali, denaro posti di lavoro in strutture sanitarie e appalti. Bombaci, Rocco e Massimilano Milo sono responsabili di furto.
Tra gli arrestati nell’operazione c'è anche un consigliere comunale di santa Flavia, Salvatore Martorana, accusato di estorsione. A nominarlo è stato il pentito Antonino Zarcone, secondo cui Martorana insieme al mafioso Salvatore Scardina avrebbe costretto un imprenditore edile a consegnare 20mila euro a titolo di mediazione e di "messa a posto" per la compravendita di un terreno dove la vittima avrebbe dovuto costruire degli immobili. La vicenda è avvenuta nel 2011 e i 20mila euro sarebbe stati il 4% della somma complessiva per l'acquisto del terreno.

Fonte ANSA

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