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musso marcello 1Il magistrato in aula al processo ''Pavone''
di AMDuemila
Non si fa certo intimorire il magistrato Marcello Musso dopo le minacce ricevute il 3 aprile, ieri a margine del processo “Pavone” ha dichiarato che continuerà a fare il suo lavoro con determinazione ed ha aggiunto: “Spero, poi, che il Tribunale riconosca le giuste pene agli imputati”. Già in abbreviato il processo sulla malavita milanese istituito dal magistrato ha portato a più di trenta condanne. Con i quattro capitoli dell'inchiesta Pavone il pm ha fatto luce sul mosaico nero della mafia a Milano: anni di omicidi, traffici di droga e rapporti pericolosi, centinaia di indagati e imputati. Un lavoro minuzioso che Musso sta portando avanti in aula, dove ieri ha preteso una ricostruzione minuziosa dal pentito Luciano Nocera già condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Ernesto Albanese ed a 4 anni con rito abbreviato in “Pavone”. Il collaboratore di giustizia, che ha chiarito due omicidi e raccontato gli ultimi anni di 'Ndrangheta tra Milano e Como, ieri ha parlato del traffico di droga degli anni '90 e dei contatti con la famiglia Paviglianiti (tra gli imputati Antonio Pavaglianiti). “La loro - ha dichiarato il pentito - è una ‘ndrangheta storica con forti radici in Calabria”.

L'avvocato Fabio Belloni, prima dell'udienza ha espresso, a nome anche del Foro di Milano, la solidarietà nei confronti di Musso per le gravi minacce contenute nella lettera anonima ritrovata dal magistrato nella buca delle lettere di casa il 3 aprile scorso dopo essere stato pedinato.  
Nella lettera, scritta in un italiano sgrammaticato, sembra ci sia il riferimento anche al latitante Francesco “Gianco” Castriotta, soggetto importante nel narcotraffico, già condannato a 23 anni e imputato anche nel processo “Pavone”. Mentre la minaccia “stai attento. Acido c’è anche per te” sembra far chiaro riferimento alle indagini, istituite dal pm, sulle aggressioni con l’acido che hanno condannato Martina Levato e Alexander Boettcher. Il magistrato Marcello Musso non è nuovo ai temi di criminalità organizzata e mafia, nel corso della sua cariera è riuscito anche a far condannare Totò Riina per alcuni omicidi avvenuti al Nord Italia.

Inizialmente per il pm milanese non era stata prevista alcuna tutela, ora fortunatamente la missiva è stata valutata credibile e la Prefettura gli ha assegnato la scorta.

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