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mirone luciano c giorgio barbagallodi Lorenzo Baldo
Centinaia di messaggi di solidarietà provenienti da tutta Italia, di attestazioni di stima e di inviti a continuare la battaglia per una informazione libera sono stati ricevuti in questi giorni dal giornalista e scrittore Luciano Mirone (difeso dall’avvocato antimafia Enzo Guarnera, affiancato dall’avv. Carlo Peluso), dopo le “dichiarazioni spontanee” rese al Giudice del Tribunale di Catania, dott. Stilo, in merito alla querela presentata contro di lui dal deputato regionale di Forza Italia, Alfio Papale, fino al 2012 sindaco di Belpasso (Catania), ritenutosi diffamato per un articolo uscito all’inizio del 2013, quando lo stesso Papale fu candidato del Pdl (senza essere eletto) alla Camera dei deputati.

Allora Luciano, cosa è successo?
Ho scritto un ‘pezzo’ (uno dei tanti pubblicati in trent’anni di battaglie su questo argomento) sul sistema di potere che gestisce il ciclo del cemento nel paese in cui vivo: Belpasso. Ho denunciato quel che sanno anche le pietre, e cioè che in questo paese di 27mila abitanti alle pendici dell’Etna, è stato costruito scientificamente un apparato di potere che, attraverso il controllo delle istituzioni e del territorio, ha fatto affari. L’ex sindaco, persona ancora molto ossequiata a Belpasso, si è risentito e mi ha querelato, benché avessi ripetuto fino alla noia che il mio scopo non era quello di offenderlo, ma di fare un’informazione a trecentosessanta gradi.

Entriamo nel merito dell’articolo (che nel 2013 fu addirittura “oscurato” per ordine del magistrato titolare delle indagini). Già dal titolo si capisce che il taglio non è certamente morbido: “Da Cosentino ad Alfio Papale”. Un accostamento ritenuto irriverente, in cui vengono messi nello stesso calderone Alfio Papale e Nicola Cosentino, ex parlamentare campano dello stesso partito colluso con la camorra (almeno secondo i magistrati).
E’ un titolo volutamente provocatorio. Un titolo che a mio avviso rispecchia lo pseudo rinnovamento che all’epoca Silvio Berlusconi volle fare nel centrodestra per risalire nei sondaggi che alla vigilia della competizione elettorale lo davano in netto calo rispetto alle elezioni del 2008. E così fu costretto a depennare dalle liste personaggi come Nicola Cosentino e Marcello Dell’Utri (fortemente coinvolti in vicende di mafia e di camorra) a favore di personaggi sicuramente più puliti come Papale (circostanza, fra l’altro, spiegata nelle prime righe dell’articolo), ma con una condotta etica e politica assai discutibile nelle realtà locali dove avevano amministrato.

Nell’articolo – sempre con riferimento a Papale – usi termini forti come “imbroglione”, “devastante” e “faccendiere”. Perché?
Termini forti per chi non conosce i fatti. Ma se a ogni parola cerchiamo di dare la spiegazione che merita, forse ogni aggettivo assume dei contorni reali.

Perché imbroglione?

Imbroglione è un termine applicato a quelle persone non sempre portate a dire la verità. Basta leggere gli atti di un processo risalente agli anni Novanta, in cui Papale, imputato per abuso d’ufficio e falso, se la cavò con la prescrizione. Oppure basta leggere la sua deposizione nell’ambito del processo attuale: lui stesso dice che il mio articolo avrebbe leso la sua onorabilità, sbarrandogli la strada per l’elezione al Parlamento nazionale. Non è così: il sistema che regolamenta le elezioni politiche (il ‘porcellum’) esclude il voto di preferenza a scapito del voto di lista. Se i risultati del Pdl sono andati male, e se Berlusconi lo ha piazzato al settimo posto nel Collegio Catania 2, dove sono stati eletti sei candidati del Pdl con l’esclusione del settimo (che è lui), la colpa non è del sottoscritto. Addirittura l’ex sindaco, nel corso del dibattimento, ha dichiarato che con la cementificazione selvaggia del territorio, lui non ha nulla a che vedere. Papale è dal ’79 che ricopre cariche importanti al Comune di Belpasso: sindaco, assessore e consigliere comunale.

Questo, però, non vuol dire che sia responsabile della cementificazione.

Dall’inizio degli anni Ottanta Papale è il ‘dominus’ di questa cittadina. Attraverso il cemento è riuscito a corroborare la sua attività di ingegnere e contemporaneamente la sua attività di politico. Il suo studio tecnico è diventato il più facoltoso di Belpasso, mentre i suoi consensi elettorali hanno toccato punte dell’82 per cento. Un sistema di vasi comunicanti in cui una cosa ha alimentato l’altra.

Perché Papale avrebbe detto il falso?

Perché anche in udienza ha smentito di avere utilizzato la sua carica istituzionale per fare affari. Una pratica non solo eticamente censurabile, ma anche non consentita dall’articolo 78, comma 3, del decreto legislativo del 18 agosto del 2000, il quale, a tal proposito, parla chiaro: ‘I componenti la giunta comunale competenti in materia di urbanistica, di edilizia e di lavori pubblici devono astenersi dall’esercitare attività professionale in materia di edilizia privata e pubblica nel territorio da essi amministrato.

Puoi fare qualche esempio?

Papale, in qualità di ingegnere, ha firmato innumerevoli Certificati di idoneità statica per far ottenere la sanatoria edilizia a quei cittadini che avevano costruito la casa abusiva. Se questo lo fai soltanto come tecnico è un conto, ma se lo fai anche quando sei sindaco lo scenario cambia.

Cos’è il Certificato di idoneità statica?

Il documento (redatto da un architetto o da un ingegnere, ndr) che certifica il rispetto delle norme antisismiche di una abitazione abusiva. È un atto molto delicato in quanto sostituisce il normale iter di costruzione (calcoli, controlli del Genio civile, ecc.) di una abitazione realizzata a norma di legge. Secondo le mie inchieste, il Certificato di idoneità statica si rilascia in seguito ad una perizia effettuata con apparecchiature sofisticate. Spesso però, mi hanno spiegato, dalle nostre parti viene redatto senza l’uso di queste strumentazioni.

Possibile?
In quest’ultimo caso, o il tecnico si assume in toto la responsabilità dell’anti sismicità della casa abusiva, oppure il vero progettista è lui. Ovviamente non possiamo dire che Papale rientri in quest’ultima casistica, ma il fatto oggettivo è che egli non solo non ha vigilato sul territorio, ma ha agevolato l’abusivismo edilizio mediante queste pratiche, lanciando messaggi devastanti a chi ha costruito abusivamente.   

Come hai scoperto tutto questo?
Studiando le carte. Per esempio focalizzando l’attenzione su alcune licenze edilizie in sanatoria. Su una ventina di atti consultati, oltre dieci recano la firma di Papale, per giunta mentre è sindaco. Una media altissima. Lascio immaginare cosa potrebbe venir fuori se quegli atti si consultassero tutti.

Perché devastante?
Papale, come detto, fa politica dal 1979. Sono gli anni in cui diversi tecnici del paese vengono folgorati sulla via della politica: ci sono legislature in cui, quattro assessori su sei sono ingegneri, architetti e geometri. Sono gli anni in cui, per redigere il Piano regolatore di Belpasso, viene chiamato l’architetto Francesco Lima di Palermo – cugino di Salvo Lima – autore di diverse opere pubbliche realizzate in paese. Mentre altri Comuni chiamano urbanisti come Pierluigi Cervellati o Renzo Piano, Belpasso si avvale del cugino dell’artefice del ‘sacco’ di Palermo. Papale è stato sindaco per ben due volte: la prima dall’89 al ’92, tre anni fondamentali, perché lui stesso ha la possibilità di ‘gestire’ il Prg da una posizione di privilegio. Che sia un Piano regolatore fin troppo anomalo non è difficile capirlo: intanto perché consente la demolizione di pregevoli manufatti antichi in zona storica (attività svolta principalmente dai tecnici impegnati in amministrazione, Papale compreso) e poi perché lo stesso Prg, all’epoca, non viene approvato dal Consiglio comunale, ma da un Commissario ad acta mandato dalla Regione in quanto diversi consiglieri risultano proprietari di aree edificabili. Il contesto in cui opera Papale è questo, ed è un contesto che lo vede tutt’altro che comparsa.

Piuttosto pesante quello che dici.

E’ quello che emerge da trent’anni di inchieste giornalistiche. I dati Istat ci dicono che in oltre un secolo (dal 1871 al 1981) l’incremento demografico di Belpasso procede costantemente di qualche centinaio di abitanti ogni decennio. L’inversione di tendenza si attua dall’81 al ’91, quando i tecnici entrano in politica e Papale fa il sindaco. In quei dieci anni si registra un incremento demografico di circa 5mila abitanti. Ma le stranezze non finiscono qui. Quando dal 1993 al 2002 si insedia una giunta alternativa di sinistra, la crescita demografica si abbassa nettamente toccando i mille abitanti. Tutto schizza vertiginosamente verso l’alto quando Papale ridiventa sindaco dal 2002 al 2012: 8mila abitanti in più in soli dieci anni, che si aggiungono ai 5mila del decennio 81-91. Un dato da incrociare con le 9mila pratiche di sanatoria edilizia presentate al Comune di Belpasso. Sanatoria vuol dire abusivismo edilizio, abusivismo edilizio vuol dire che chi ha amministrato da posizioni di primo piano, non solo non ha vigilato sul territorio, ma ci ha pure guadagnato. Ecco perché uso il termine devastante.

Parli di saccheggio del territorio.

Basta fare una passeggiata sulla strada Belpasso-Piano Tavola, un luogo bellissimo che i nostri padri bonificarono dopo le varie eruzioni dell’Etna, piantandoci fichidindia, mandorli, ulivi e tante altre piante mediterranee. In circa quattro chilometri di area agricola sono sorti come funghi oltre trenta capannoni adibiti alle attività più disparate, dal gommista alla lavorazione dell’alluminio anodizzato, settori che andrebbero bene in un’area artigianale, stranamente mai attivata, non in quella. Alcune di queste strutture sono state progettate dallo stesso Papale (l’ha ammesso candidamente lui stesso in udienza). Per me questa attività è devastante dal punto di vista idrogeologico, paesaggistico ed economico.

Perché faccendiere?
Così il vocabolario Treccani definisce questa parola: ‘Nel linguaggio giornalistico, persona che, per conto e a vantaggio di un imprenditore privato, svolge, con metodi per lo più poco leciti, attività di mediazione tra l’imprenditore e la pubblica amministrazione.

Facciamo un esempio.
Il 24 Aprile 2012 il sindaco di Belpasso Alfio Papale è destinatario di una richiesta di concessione edilizia da parte di una impresa di Paternò per la costruzione di 82 appartamenti in una zona (che in udienza, per comodità, ho definito “Terreno A”) sottoposta a vincolo paesaggistico per la presenza di lave preistoriche e di straordinarie torrette della civiltà contadina. C’è un ‘piccolo’ particolare: proprietario di una parte di quei terreni è proprio Papale. L’impresa però, al momento della richiesta, è sprovvista del titolo di proprietà dell’area, requisito indispensabile, secondo il regolamento edilizio, affinché la pratica venga istruita dal Comune. In quella superficie, tra l’altro, passa la Regia Trazzera, un bene del demanio statale per il quale è necessaria la sdemanializzazione da parte del Consiglio comunale. Malgrado questo, l’impresa presenta la richiesta, come se l’intera area interessata al progetto fosse sua. E l’Ufficio tecnico comunale istruisce la pratica. Il 31 agosto Papale si dimette dalla carica di sindaco per candidarsi alle regionali. Tre giorni dopo, attraverso la moglie (con la quale risulta in comunione di beni), stipula un preliminare di vendita del suo terreno con l’impresa che deve costruire gli 82 alloggi. Circostanza formalmente legittima, ma che, a mio avviso, dimostra un rapporto di affari fra Papale e l’impresa. L’ex sindaco, nel 2014, per conto della stessa ditta, risulta il progettista delle case popolari da realizzare nel comune di Paternò.

Una procedura un po’ complessa.

Non è finita. Immaginiamo questa zona d’espansione piena di vigneti, di torrette e di terrazzamenti. Immaginiamo adesso un altro tratto di terreno, ubicato di fronte: il “Terreno B”, circa 7mila metri quadrati di superficie, ovviamente edificabile, intestata a figli e nipoti di…, che in questa vicenda hanno ruoli tutt’altro che marginali. C’è il figlio di… che esegue il frazionamento nel “Terreno A”; il nipote di… che redige il progetto degli 82 appartamenti di fronte; il figlio del socio dello studio Papale che redige altri progetti; il figlio di… che nel 1980 acquista parte del “Terreno A” (quando ancora è agricolo), lo rivende a Papale quando è edificabile, il quale, a sua volta, tre giorni dopo le sue dimissioni, lo promette alla ditta amica tramite un compromesso. Come si vede, Papale è il perno di questa storia. E anche il faccendiere. Se qualcuno ha un termine diverso, lo suggerisca.

Foto © Giorgio Barbagallo

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