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scajola claudio c ansaL'ex ministro, imputato al processo Breakfast, è accusato di aver favorito la latitanza di Matacena.
di AMDuemila
L'ex ministro dell'Interno Claudio Scajola torna in libertà. La notizia è stata rivelata ieri mattina nelle fasi iniziali dell'udienza del processo "Breakfast" (dal nome dell'indagine della Dia di Reggio Calabria sui capitali illeciti investiti dalla 'Ndrangheta in Italia e all'estero), che vede proprio Scajola imputato nel processo con l'accusa di aver favorito la latitanza dell’armatore ed ex deputato di Forza Italia Amedeo Matacena, datosi alla “macchia” nel giugno 2013 dopo che era diventata definitiva la sua condanna a 5 anni e quattro mesi per concorso in associazione mafiosa, poi ridotta a 3 anni in Cassazione. Il Tribunale di Reggio Calabria, presieduto da Natina Pratticò, ha emesso un'ordinanza con la quale ha dichiarato l'inefficacia della misura cautelare a cui l'imputato era fino ad oggi sottoposto, l'obbligo di dimora ad Imperia, perché sono scaduti i termini.
Dopo la decisione del collegio del Tribunale di Reggio Calabria la Procura, rappresentata in aula dal pm Giuseppe Lombardo, non ha chiesto la proroga.

L'ex ministro fu arrestato nel maggio 2014. Secondo i magistrati della Dda reggina che avevano coordinato le indagini, Scajola si sarebbe attivato per far trasferire l'ex deputato di Forza Italia da Dubai, dove poi fu arrestato nell'agosto del 2013, in Libano, ritenuto più sicuro per evitare l'estradizione. La Dda aveva anche chiesto a carico di Scajola il riconoscimento dell'aggravante mafiosa, in quanto "inserito in un circuito criminale ben più ampio" riconducibile alla 'Ndrangheta. Una richiesta, quest'ultima, che è stata respinta dal Tribunale del riesame.
“Non è questa una tappa o una meta che mi interessi particolarmente, mi interessa che il processo si chiuda il prima possibile con la dimostrazione della correttezza del mio comportamento. Sono certo che ciò avverrà” ha commentato Scajola. Intanto, però, il processo va avanti e l'udienza di ieri ha visto il controesame di Leonardo Papaleo, uno degli investigatori della Dia che ha condotto le indagini.

Foto © Ansa

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