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palenzona fabrizio 1di AMDuemila
"Io sono Andrea Bulgarella. Lei mi emoziona quando mi risponde. Di voi ho parlato pure con il vicepresidente nazionale della sua banca, che abita al trentesimo piano della vostra sede di Milano". Bulgarella è l'imprenditore accusato dalla Dda di Firenze di essere vicino ad ambienti mafiosi, in particolare quelli legati al boss latitante Matteo Messina Denaro. All'altro capo del telefono c'è un dirigente di Unicredit Palermo. Quello che "abita al trentesimo piano", invece, è il vicepresidente di Unicredit, Fabrizio Palenzona, indagato con l'accusa di aver aiutato il gruppo di Bulgarella a salvarsi da un debito da 60 milioni di euro.
Si tratta di un'intercettazione agli atti dell'inchiesta depositati in vista del riesame, in programma il prossimo 26 ottobre. Palenzona nei giorni scorsi ha fatto sapere tramite i suoi legali di non conoscere Bulgarella. Gli investigatori, però, scrivono che "l'interazione coordinata" dell'imprenditore, del suo socio Federico Tumbiolo, dell'intermediatore Giuseppe Sereni, del collaboratore di Palenzona Roberto Mercuri e dello stesso Palenzona "si è sviluppata nel senso auspicato dall'imprenditore trapanese, che ha visto quindi realizzarsi il progetto di far fronte all'enorme indebitamento del suo gruppo".

Stando a quanto sostenuto dai carabinieri del Ros di Firenze, che hanno condotto le indagini coordinate dal procuratore Giuseppe Creazzo e dai pm Angela Pietroiusti e Sandro Crini, Bulgarella ha ottenuto "l'apporto dei 'vertici' dell'istituto bancario, che hanno assicurato il loro intervento sui funzionari bancari intermedi i quali, avendo invece chiara la situazione finanziaria del gruppo, si sono inizialmente frapposti a tali disegni, per poi cedere a seguito delle insistenti indicazioni provenienti dai loro dirigenti, che si sono interfacciati con Mercuri, che può vantare un rapporto diretto e privilegiato con Palenzona".
Dalle intercettazioni emerge inoltre una vicenda legata, anche se indipendente, a quella del debito del gruppo Bulgarella con Unicredit. Palenzona, annotano i carabinieri, "si è preoccupato di intervenire sul dottor Vito Mangano, direttore risorse umane di AdR (Aeroporti di Roma) spa, per far ottenere" a Mercuri "un incremento stipendiale". Pur non risultando fra i dipendenti di Unicredit, Mercuri viene ritenuto dagli investigatori il 'braccio destro' di Palenzona, colui che tiene i rapporti con l'imprenditore Bulgarella. Alle ore 13.49 di giovedì 18 dicembre 2014, scrivono i carabinieri, Palenzona chiede a Mangano delle informazioni riguardanti il contratto di Mercuri. Mangano "tranquillizza Palenzona, assicurandogli che provvederà lui a tutto. Allora non lo prevede, credo, se mi ricordo bene lo togliemmo e gli aumentammo lo stipendio per questo. Però, però non mi preoccuperei". Il 15 gennaio 2015, prosegue l'annotazione, Palenzona chiama Mangano, "il quale fornisce un aggiornamento su come si sta muovendo per fare in modo che Roberto Mercuri venga retribuito con ulteriori 46 mila euro annui come MBO, sulla base di uno stipendio annuo di euro 230 mila". In un'altra intercettazione, Mangano, "ribatte che sta procedendo di intesa con l'amministratore delegato allo scopo di fare una cosa 'pulita' senza fare 'rumori'".  Dopo una serie di telefonate e 'richieste', scrivono ancora i carabinieri, Palenzona avvisa Mangano "che ha appena parlato con l'amministratore delegato Vincenzo Lo Presti". Mangano "ribatte che è pronto per chiudere la questione con Roberto Mercuri". Si tratta, secondo Massimo Dinoia, legale difensore di Palenzona, di "atti processuali" che non rappresentano "alcuna novità: è soltanto aria fritta e rifritta".