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saguto tribunaleSi allarga l'inchiesta nissena
di AMDuemila
Si allarga ad altri componenti del nucleo familiare del giudice Silvana Saguto l'inchiesta sull'assegnazione di incarichi di gestione dei beni confiscati alla mafia. L'indagine toccherebbe il padre e uno dei figli del presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo, indagata per corruzione, induzione alla corruzione e abuso d'ufficio. Con lei sono sotto inchiesta l'avvocato Gaetano Cappellano Seminara, il più noto degli amministratori giudiziari di Palermo, e l'ingegnere Lorenzo Caramma, marito del magistrato. Il procuratore di Caltanissetta Sergio Lari e i finanzieri del nucleo di polizia tributaria passano al setaccio i documenti, le fotografie e i file sequestrati a casa della Saguto e di Cappellano Seminara per capire se ci sono ulteriori elementi e riscontri.

Secondo l'accusa Caramma avrebbe avuto rapporti di consulenza con Cappellano Seminara ricavandone cifre molto consistenti e dettagliatamente indicate nell'avviso di garanzia. Ma nel mirino ci sarebbero anche altri professionisti con un sistema che va oltre al rapporto tra la Saguto e l'avvocato Cappellano Seminara. Nel decreto di sequestro emesso il 7 settembre dal giudice per le indagini preliminari di Caltanissetta, Maria Carmela Giannazzo su richiesta del procuratore aggiunto Lia Sava e dai sostituti Gabriele Paci e Cristina Lucchini si fa riferimento allo “stabile rapporto di collaborazione professionale” tra l'avvocato e il “marito della dottoressa Saguto, al quale Cappellano ha elargito compensi di rilevante entità".
Saguto ha sin dal primo momento sostenuto la correttezza del suo operato: lo aveva già fatto l'anno scorso in una audizione davanti alla Commissione antimafia dopo le ombre sollevate da Giuseppe Caruso, ex direttore dell'Agenzia dei beni confiscati. Caruso aveva criticato la concentrazione di incarichi in mano a pochi professionisti che ne avrebbero ricavato parcelle d'oro.
Ieri il magistrato ha fatto un passo indietro, costretta a lasciare l'incarico dopo la bufera che l'ha travolta. “Prendo atto - dice il presidente del Tribunale, Salvatore Di Vitale, in una nota - della disponibilità della dottoressa Saguto a essere destinata ad altra sezione del Tribunale. Questa determinazione intende tempestivamente garantire la continuità e la piena funzionalità di un organo giudicante, da anni centrale nella strategia di contrasto dello Stato alla criminalità mafiosa”. Era stato proprio Di Vitale, all'indomani del suo insediamento a maggio scorso, a chiedere tutti gli atti alla sezione Misure di prevenzione per fare luce su una vicenda finita al centro del clamore mediatico per l'alta percentuale di incarichi a Cappellano Seminara come amministratore giudiziario dei beni sequestrati. “Il provvedimento mira anche ad agevolare i doverosi accertamenti in corso - spiega ancora Di Vitale - che potranno svolgersi in un clima di serenità idoneo a favorire più dettagliati approfondimenti”. Il giudice Saguto ha respinto ogni accusa e ha già chiesto ai magistrati di Caltanissetta di essere interrogata "al più presto per dimostrare la mia estraneità ai fatti contestati”. Nel frattempo il presidente del Tribunale ha sostituito la Saguto con Mario Fontana anche e soprattutto per “agevolare i doverosi accertamenti in corso che potranno svolgersi in un clima di serenità idoneo a favorire più dettagliati approfondimenti”.

Dichiarazione dell'avvocato Cappellano Seminara
12 settembre 2015
“In relazione alle notizie riportate oggi da alcuni organi di stampa circa le indagini della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Caltanissetta, preciso di non aver mai organizzato direttamente, o tramite terzi, ne di aver partecipato a feste di laurea del figlio della Dott.ssa Silvana Saguto, già presidente della sezione Misure di prevenzione del tribunale di Palermo. In relazione all’altra illazione riferita ad altro figlio della Dott.ssa Saguto di professione Chef, egli non ha mai lavorato ne lavora presso la struttura alberghiera della mia famiglia e solo in qualità di “visiting Chef” vi ha organizzato oltre 2 anni fa due serate. Infine preciso di non essere indagato, o peggio rinviato a giudizio, dalla Procura di Roma nel processo contro Ciancimino Massimo e altri di cui alcuni organi di stampa reiterano la falsa notizia essendo al contrario in detto processo teste dell’accusa. Per tale falsa affermazione in passato sono stato costretto ad esporre querela”.

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