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bruni-pierpaolo-2di AMDuemila - 12 giugno 2015
Il pm Pierpaolo Bruni (in foto) è “uno che rompe i coglioni”. Sarebbero state queste le parole pronunciate dal 32enne cosentino Gennaro Presta, durante i colloqui in carcere con Ernesto Foggetti, all’epoca ugualmente detenuto, oggi collaboratore di giustizia. In quell’occasione Presta avrebbe anche specificato che il magistrato della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro sarebbe un bersaglio facile da colpire per le abitudini conosciute, “D’inverno in palestra, d’estate al mare”.

Il pentito Foggetti avrebbe quindi rivelato agli inquirenti il contenuto del dialogo con l’allora compagno di cella, presunto affiliato del clan Rango-Abbruzzese, risalente all’agosto 2014, quando Presta era stato assegnato da pochi giorni al carcere duro. Lo scambio di frasi si sarebbe verificato, tra l’altro, proprio commentando le misure del 41 bis adottate da carabinieri e Dda nei confronti dei boss e dei loro collaboratori più fidati, come Francesco Patitucci, reggente del clan Lanzino. Da qui la profonda ostilità nei confronti di Bruni, in prima fila nel contrasto alla ‘Ndrangheta del cosentino. Presta, secondo il racconto di Forgetti, una volta in carcere non sarebbe comunque rimasto con le mani in mano, ma anzi avrebbe ricoperto un ruolo direttivo, da dietro le sbarre, tanto che “tutti i detenuti erano ai suoi ordini”.

Già nel novembre 2014 era emerso un piano per eliminare il magistrato, i cui percorsi venivano studiati dalle cosche calabresi per capire quando e dove fosse meglio eliminarlo. A svelarlo, un detenuto del carcere di Siano che ha raccontato ad un agente della polizia penitenziaria il piano quasi definitivo.

L’attentato, per la cui definizione mancavano solo pochi altri dettagli, sarebbe dovuto avvenire lungo la strada statale 107 Silana-Crotonese (nei pressi di una galleria) percorsa dal magistrato per recarsi a Cosenza in occasione delle udienze di processi contro esponenti della ‘Ndrangheta. Una versione, quella del detenuto, ritenuta credibile dal momento che l’uomo era informato di fatti che, essendo in carcere da molti anni, non avrebbe dovuto conoscere. Tra le inchieste di Bruni, quella che ha preso il nome di “Nuova famiglia-Doomsday”, che ricostruisce l’ascesa dei “Rango-Zingari”, famiglia alla quale appartiene anche Presta.

Al pm Pierpaolo Bruni rinnoviamo tutta la vicinanza e solidarietà della redazione ANTIMAFIADuemila, auspicando che si faccia chiarezza quanto prima sull’accaduto.

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