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giudice-vincenzodi Aaron Pettinari - 26 maggio 2015
Vincenzo Giudice (in foto) si ritiene un duro, con lo stesso stampo di Gianni Nicchi. “Io sono come a Gianni” diceva alla moglie Francesca Paola Motisi. E' anche grazie alle intercettazioni ambientali compiute tra il 7 ed il 9 settembre 2012 dei i dialoghi tra i due che gli inquirenti hanno ottenuto importanti riscontri nell'ambito dell'operazione “Verbero” che ha portato oggi all'arresto di 39 persone. E' Vincenzo Giudice infatti a parlare del ruolo di Perrone ed Alessi in seno al mandamento di Pagliarelli. Alla donna svela anche alcuni contrasti a causa delle “decisioni autonome” di Perrone come quella di sostenere economicamente le famiglie di cinque carcerati a lui più vicini, senza coinvolgere gli altri rappresentanti a lui affiancati nella gestione della cassa comune.

Ma i due parlano anche dei propri timori su eventuali nuove collaborazioni con la giustizia. Il motivo di discussione è dato dalla presenza, in data 2 settembre 2012, di un controllo della polizia nei confronti di “belli capelli” Alessi, trattenuto in Commissariato per diverse ore. Ed è in questa occasione che i due fanno alcuni nomi di chi, tra gli associati, potrebbe pentirsi e chi invece non lo farebbe mai. In particolare la Motisi ipotizza che i pentimenti più probabili possano essere quelli dei soggetti che non hanno un pedigree mafioso, che non sono "di famiglia". Tra questi figurerebbe proprio Perrone mentre Alessi, come confermato dal marito, è un soggetto con pedegree mafioso. E' nell'ambito di questo discorso che Giudice si paragona a Nicchi, anche se la moglie teme “che in uno stanzino chiuso” possa nascere “l'inghippo”. “Quello si è pentito... - dice la donna - Brusca... chi se lo sarebbe mai... voglio dire pure cognome”. E il boss replica: “Vitale!”. Ma la donna lo rimprovera “Vitale!... Non si può dire!”.

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