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manciaracina-vitodi Rino Giacalone - 9 aprile 2015
I carabinieri arrestano Vito Manciaracina, il boss che si prendeva cura della latitanza di Totò Riina. Suo figlio Andrea, giovanissimo, poté incontrare il ministro Andreotti
Nell’aprile del 2008 aveva potuto lasciare il carcere di Bari perché le proprie condizioni di salute furono ritenute incompatibili con la detenzione carceraria. Oggi è tornato in cella, con una condanna in più da scontare. Si tratta del mazarese Vito Manciaracina. Oltre ai sei anni da scontare per associazione mafiosa, adesso la Corte di Assise di Appello lo ha condannato all’ergastolo per il duplice omicidio di due boss mafiosi marsalesi, Gaetano D’Amico, soffocato con una corda, e Francesco Craparotta, ucciso con un colpo di arma da fuoco, fatti risalenti al gennaio del 1992. Manciaracina è stato arrestato dai carabinieri di Mazara che hanno eseguito un provvedimento emesso dalla Procura generale di Palermo. Sono andati a prelevarlo nella residenza sanitaria assistita dove si trovava e lo hanno ricondotto in carcere.

La morte di D’Amico e Craparotta provocarono una violenta guerra di mafia a Marsala, faida ordinata dal capo dei capi della mafia corleonese Totò Riina, all’epoca latitante nella zona di Mazara, deliberata per dar modo alla frangia corleonese di prendere il controllo della cosca di Marsala. Decisione presa durante una cena, nel corso della quale Riina personalmente pronunciò il perentorio invito a disfarsi delle “spine”, ossia gli avversari dei corleonesi. In quella occasione Riina decretò lo scioglimento del mandamento mafioso di Marsala per ricondurlo sotto il controllo del mandamento di Mazara del Vallo, a Riina maggiormente fedele, capeggiato da Manciaracina ma anche dal fidato Mariano Agate, nel frattempo deceduto. La faida determinò la morte di decine di uomini d’onore. Figlio di Manciaracina è quell’Andrea Manciaracina, arrestato qualche anno addietro dalla Squadra Mobile all’interno di una dependance di una villa signorile marsalese, dove era nascosto con un altro super latitante, Natale Bonafede. Andrea Manciaracina, braccio destro dell’attuale latitante Matteo Messina Denaro, è citato nella sentenza di prescrizione e assoluzione pronunciata nei confronti del senatore a vita Giulio Andreotti. A metà degli anni ’80 Andrea Manciaracina, giovanissimo all’epoca, ebbe occasione di appartarsi con Andreotti , allora ministro degli Esteri, durante una visita di questi a Mazara del Vallo.

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