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di Aaron Pettinari - 28 marzo 2015

Manifestazione davanti alla bottega di Libera. Vincenzo Agostino: “Angelo Provenzano rinneghi il padre”
Da Emanuele Notarbartolo a Vincenzo Ferrante, passando per i nomi delle vittime delle stragi di Bologna, di Ustica e della Uno bianca perché “la richiesta di giustizia e verità si estende non solo alle vittime di mafia ma riguarda anche altri misteri irrisolti nel nostro Paese”. E' così che oggi pomeriggio, davanti alla Bottega dei saperi e dei sapori di Libera a Palermo sono state ricordate le oltre 900 vittime innocenti. Familiari, membri delle associazioni e della società civile si sono riuniti in questo momento in ricordo di chi ha sacrificato se stesso ma anche per chiedere che il Governo intervenga con una nuova normativa nella lotta contro la corruzione. “Questo evento della memoria e dell'impegno segue di appena una settimana il grande evento che c'è stato a Bologna il 21 marzo – hanno ricordato Giovanni Pagano (Responsabili di Libera Palermo) ed Umberto Di Maggio (Responsabile regionale) - Oggi con questo appuntamento alla bottega di Palermo siamo qui per rinnovare l'impegno e consentire ai familiari delle vittime del coordinamento territoriale di chiedere ancora verità e giustizia per i propri cari”. Nel lungo elenco di nomi che sono stati letti vi sono giornalisti ammazzati dalla mafia, siciliani come Mario Francese e russi come Anna Politkovskaja, ma anche le vittime della strage di Castelvolturno che nel 2008 costò la vita a sei immigrati africani “perché le mafie provocano dolore ed agiscono in tutto il mondo”. Tra i presenti alla bottega di Libera vi erano il vicesindaco di Palermo, Emilio Arcuri, e alcuni familiari delle vittime, come Antonella Azoti, figlia del sindacalista Nicolò, ucciso il 23 dicembre 1946, Placido Rizzotto, nipote dell'omonimo sindacalista ucciso nel 1948 e Vincenzo Agostino e Augusta Schiera, genitori di Nino Agostino, il poliziotto assassinato insieme alla moglie incinta Ida Castelluccio il 5 agosto 1989, a Villagrazia di Carini. “Mafia e corruzione sono due facce della stessa medaglia, i nomi che ricordiamo servono a darci forza e a scavare nell'impegno” ha ribadito con forza Flora Agostino, sorella del poliziotto Nino. Una volta letti tutti i nomi delle vittime di mafia, a prendere in mano il microfono è stato ancora una volta Vincenzo Agostino che con forza ha chiesto maggiore impegno “alle istituzioni per far sì che questo elenco, questo bollettino di guerra non sia arricchito. Un compito importante lo hanno gli insegnanti che possono istruire i ragazzi e gli uomini del futuro. Io auguro a tutti noi, che questo bollettino di guerra termini e che la mafia, quella che trova riparo anche dentro le istituzioni finisca una volta per tutte”.


Angelo Provenzano rinneghi il padre

A latere della manifestazione Agostino è anche intervenuto in merito alla notizia di alcuni incontri antimafia organizzati da un tour operetor di Boston che settimanalmente porterebbe i turisti da Angelo Provenzano, il figlio del boss Bernardo, per conoscere la mafia ed ascoltare la testimonianza di chi porta un cognome “pesante” come quello del capomafia corleonese. “Angelo Provenzano ha potuto studiare e vivere con il sangue dei nostri martiri, dovrebbe rinnegare il padre, cambiare il suo nome, conoscere la fatica di chi lavora nei campi confiscati alle mafie. Solo dopo questo, forse, potrebbe parlare di mafia ad altri. Personalmente credo che le istituzioni dovrebbero intervenire per non permettere un fatto di questo tipo. Non è possibile che dall'America, per conoscere cosa sia la mafia, vadino dal figlio di un boss che non ha mai rinnegato il padre che ha causato tanto dolore a tante persone. Io da padre di una vittima di mafia non lo accetto. Non condivido l'idea di questi tour organizzati, sbagliano anche gli americani, potrebbero andare nei campi confiscati alla mafia e conoscere la fatica di chi lotta ogni giorno”. Poi ha aggiunto dicendo di non credere che questa azione del figlio di Provenzano sia frutto di un ravvedimento: “Buon sangue non mente. Non credo di riuscire a incontrarlo, non vorrei mischiare il mio sangue col suo, forse potrei incontrarlo e stringergli la mano solo se me lo presentassero con un altro nome, a meno che non chieda pubblicamente alle istituzioni di cambiare il suo nome e dica di non avere più un padre".

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