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di Sonia Cordella - 21 marzo 2015

Torino e Savona dicono “no” alle mafie
Conoscere per scegliere. E' riassunto in queste due semplici parole il cuore del dibattito ''Mafie al Nord: Una storia ancora da scrivere?'', tenuto all’auditorium Rosa Luxemburg/Liceo Copernico e organizzato nell’ambito del progetto: ''Il Luxemburg dice di NO alle mafie'' con gli studenti di alcuni istituti superiori della città di Torino. Dopo la proiezione del documentario “Bruno Caccia: una storia ancora da scrivere”, l'intervento istituzionale di apertura, a cura della Circoscrizione 9, è seguito da quello della figlia del Procuratore Bruno Caccia, Paola, che insieme all'autore del documentario, Davide Pecorelli, ha esposto in un'analisi del film la figura del procuratore Caccia, primo e unico magistrato assassinato al nord Italia per mano mafiosa. Giudice incorruttibile che fece vacillare le fondamenta del dominio malavitoso imperante nella provincia torinese indagando sui traffici della 'ndrangheta in Piemonte e avviando indagini sui terroristi delle Brigate Rosse. Fu barbaramente ucciso la sera del 26 giugno 1983 in un agguato mafioso. “Studiate per realizzare il sogno di diventare ciò che desiderate ma ricordatevi che potrete raggiungere i vostri obiettivi solo se conoscerete la verità sulla storia del vostro Paese, altrimenti il vostro sogno sfumerà”. Esordisce così il direttore di Antimafia Duemila, Giorgio Bongiovanni, rivolgendosi ai numerosi studenti presenti in sala. “È importante capire se il nostro stato è un esempio per altri stati o se al contrario è affetto da una brutta malattia ed in questo caso siamo chiamati a fare una scelta: quella di essere tra gli artefici del cambiamento o quella di rimanere indifferenti e succubi di un sistema malato”. Bongiovanni in un clima di simpatica interazione con i giovani spiega che nel nostro paese fare la semplice scelta di divenire fautori del cambiamento significa inserirsi in una lotta sociale. Leggendo la vera storia d'Italia degli ultimi quarant'anni scopriremo quante stragi sono state commesse nel nostro paese per le quali mai sono stati incriminati i veri colpevoli che sono i mandanti, non solo, abbiamo oramai persino le prove che spesso lo stato ha depistato quelle indagini che conducevano verso la verità. Il direttore di Antimafia Duemila espone in un quadro drammatico la situazione attuale del nostro Paese immerso in una gravissima crisi economica, con un'alta percentuale di disoccupazione e un elevato grado di corruzione. “Pensate che ci troviamo al 128° posto nella graduatoria dei paesi che godono di una stampa libera e trasparente. Siamo dietro a paesi come il Ghana e l'Estonia” riferisce Bongiovanni puntando il dito contro le gravissime colpe di una stampa sempre più asservita al potere. “Pensate che in alcune sentenze è stata accertata la trattativa avvenuta tra la mafia e lo stato e ancora i giornali parlano di 'presunta trattativa'. La vostra reazione deve essere la conoscenza” prosegue il direttore affermando che il nostro paese ci dà, nonostante tutto, la possibilità di trovare la verità se veramente vogliamo cercarla. “Ma dovrete essere anche in grado di sostenere quello che scoprirete” sostiene Paola Caccia “di fronte anche a chi vi dirà di lasciar perdere. Noi abbiamo speranza che voi possiate fare quello che noi non siamo riusciti a fare” confessa ai ragazzi.

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© Antonella Morelli

Incontro con gli studenti del Liceo COPERNICO di TORINO


Il dibattito si anima in un susseguirsi di domande che evidenziano l'urgente necessità dei giovani di trovare risposte concrete ai tanti “perchè” che ruotano intorno allo sfacelo delle istituzioni e al fallimento di coloro che si ergono a educatori e timonieri del paese e che invece altro non sono che nemici nascosti, e neanche bene, nel cavallo di Troia. “È difficile credere a tutto ciò che ci si presenta di fronte, perchè alla nostra età non possiamo essere consapevoli. Come possiamo quindi capire dove sta la verità?” chiede una giovane studentessa. “È importante avere dei punti di riferimento e cercarli negli uomini integerrimi che sempre hanno cercato la verità e l'hanno difesa. Successivamente dovete cercare le prove di ciò che vedete e che ascoltate e quando trovate la verità difendetela” asserisce Bongiovanni. “Dobbiamo cercare di modificare quello che è lo stato, che è formato da persone, dobbiamo lottare per cambiarlo. Persone come Bruno Caccia non sono eroi ma persone comuni” chiarisce Pecorelli ricordando l'importanza di fare delle scelte nella vita mantenendo la schiena dritta. “Ricordatevi ragazzi che in ogni momento noi dobbiamo scegliere” prosegue ancora la figlia del giudice Caccia, “ogni cosa si può fare in un modo giusto oppure seguendo gli altri” evidenziando che ogni momento è una scelta morale. Rispondendo ad alcune domande Paola Caccia traccia il disegno di un padre retto, il suo, nel lavoro e nella vita che trasmetteva ai propri figli la sua fiducia in loro, responsabilizzando così le loro azioni nella vita. Lontano dalla mentalità delle ramanzine amava insegnare ai propri figli il valore delle azioni nella vita quotidiana attraverso il dialogo ma soprattutto attraverso l'esempio. “Lui non avrebbe mai cambiato la sua scelta e con quella scelta di andare avanti consapevole a cosa sarebbe andato incontro ci ha dato forza e orgoglio e oggi ci guida nella vita facendoci coraggio”. Sono i martiri della nostra patria che hanno lasciato camminare la loro eredità morale sulle gambe di altri uomini, pochi ma veri e disposti a tutto pur di difendere verità e giustizia. Nino di Matteo, divenuto magistrato simbolo, è uno fra questi. Il direttore di Antimafia Duemila spiega ai ragazzi ciò che sta avvenendo nella Procura di Palermo riferendo loro quanto sia importante sostenere magistrati come lui e i suoi colleghi, soffermandosi a spiegare quanto la mafia sia oggi cambiata celandosi dietro una geniale metamorfosi negli abiti di intellettuali, avvocati, giudici, dirigenti, primari, attraverso i quali l'economia criminale viene iniettata capillarmente in tutto il paese. Una mafia moderna capace di muovere grandi capitali attraverso traffici illeciti e per questo in grado di ricattare lo stato. Bongiovanni ricorda che la 'ndrangheta, i cui tentacoli sono ben radicati anche in Piemonte, ha il monopolio per il mondo occidentale del traffico di cocaina. “Dovete considerare che siamo in guerra” prosegue il direttore, “che quella trattativa procede ancora oggi attraverso nuovi patti e che l'unico modo per contrastare questo stato di cose è portare avanti una rivoluzione civile, partecipare alle manifestazioni sociali, dicendo da che parte stiamo, chiedere nel programma scolastico di inserire la storia delle mafie scritta da esperti storici come Saverio Lodato, NicolaTranfaglia, così saprete cosa fare quando andrete a votare. Voi avete il diritto di capire e conoscere la verità sul vostro futuro e questa è la battaglia che possiamo fare insieme. Se vinciamo la battaglia insieme a voi studenti loro avranno perso. Tra vent'anni avranno perso perchè rimarranno soli con tutti i loro miliardi, perchè la forza del popolo italiano onesto vincerà. Ecco perchè dobbiamo unirci”. “Ma come facciamo a difenderci dalla mafia?” chiede un'altra studentessa. “Non mi posso difendere da un aggressore se non so chi è, soprattutto se è un fantasma” afferma Bongiovanni. “La mafia è così. Visualizzala come una persona con un coltello in mano che mi vuole uccidere ma io non la vedo perchè è invisibile. Mi colpisce, mi ferisce ed io non ho la capacità di difendermi ma ho una soluzione: se mi documento e leggo la sua storia inizio a conoscerlo e lui comincia a materializzarsi davanti ai miei occhi e io comincio a vederlo, sempre con il coltello in mano, sempre più forte di me, ma lo vedo, so con chi ho a che fare e posso colpirlo se ho fortuna, fede e intelligenza. Quindi andiamo in libreria, cerchiamo attraverso i nostri computer e iniziamo a materializzarlo così possiamo organizzarci per poterlo colpire e uccidere”. La forza dei giovani uniti da un comune ideale diviene dirompente e capace di portare il Paese verso quella rivoluzione civile che ne cambierebbe le sorti. Per questo divengono proprio loro le vittime inconsapevoli di quel sistema criminale che li vuole inermi, disorientati e incapaci di pensare, storditi dalle droghe, dai falsi miti della società, privati degli strumenti dai quali poter trarre serenità e gioia nell'apprendimento della vita.

FOTOGALLERY © Antonella Morelli
Presentazione del docu-film "La Trattativa" - SAVONA


“Noi siamo abituati all'idea che deve scoppiare una rivoluzione per portare un cambiamento mentre combattere è un altra cosa” afferma Sabina Guzzanti durante un altro dibattito avvenuto in serata nella città di Savona dopo la proiezione del film “La Trattativa”. Un evento organizzato da Licia Del Pra in collaborazione con la libreria Ubik e l'Arci Savona. “Combattere significa non fermarsi mai” prosegue la regista. “ll pensiero che questo paese oramai è finito, che non c'è niente da fare, che la mafia è invincibile è il pensiero della sconfitta. Significa essere portavoci del desiderio di chi ci opprime perchè sono loro che vogliono che sia così ma noi siamo di più, siamo più preparati e anche più potenti, soltanto che riescono a farci perdere fiducia nelle nostre capacità intellettive, nelle nostre capacità politiche”. Giorgio Bongiovanni, presente al dibattito, ricorda il maxi processo condotto da Falcone e Borsellino che ha aperto uno squarcio nel muro omertoso di Cosa Nostra paragonandolo come importanza e come prosecuzione di un unico filo conduttore al processo in corso sulla trattativa stato-mafia di cui è protagonista un pool di magistrati capitanato dal giudice Di Matteo. “L'Italia è il paese occidentale tra i sette più ricchi del mondo che ha avuto le stragi più efferate della storia degli ultimi due secoli, paragonato ai paesi sudamericani, dove non vi è ancora nessun mandante in carcere. Dobbiamo chiederci perchè abbiamo questa democrazia in pericolo ma tutto parte dalla storia del nostro paese e le stragi sono un atto politico violento per creare dei poteri e occupare le nostre istituzioni” asserisce il direttore di Antimafia Duemila. “Siete voi le persone che possono cambiare, siete voi le persone che possono fare la differenza” continua la Guzzanti “Prendersi le proprie responsabilità è l'unica via d'uscita anche psicologicamente per uscire fuori dalla rassegnazione che poi è depressione. È uno stato clinico purtroppo quello in cui ci troviamo.  Vivere in questa condizione significa farci rubare la vita dagli altri. Prendersi le responsabilità che ci spettano è l'unica strada per recuperare l'energia e la vitalità”.

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