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ingroia-c-giorgio-barbagallo-2013-1L'intervista
di Miriam Cuccu - 12 marzo 2015
L'amministratore unico sulle assunzioni contestate: "Alla scadenza non si ricorra a soluzioni tampone"
Stupito e amareggiato, si dice Antonio Ingroia, parlando delle nuove indagini, questa volta non a carico di ignoti, sull’assunzione di settantacinque dipendenti da parte di Sicilia e-Servizi, società da lui amministrata che gestisce il sistema informatico della Regione. Una decisione, quella dell'ex pm di Palermo, presa in una situazione di emergenza, ma grazie alla quale è stato tutelato il sistema informatico siciliano. Oggi, per questo, a Ingroia è contestato un danno erariale e il reato di abuso d'ufficio, ed è indagato insieme al presidente della Regione Rosario Crocetta, all'avvocato dello Stato Massimo Dell'Aira e a sei ex assessori regionali.

Dottor Ingroia, un anno e mezzo fa viene nominato commissario della Sicilia e-servizi. Quali sono i problemi che deve affrontare, tra cui la scadenza delle assunzioni da lei rinnovate?
Quando sono stato nominato commissario di Sicilia e-servizi, a novembre 2013, dovevo cercare di salvare una Regione Sicilia sull'orlo del precipizio. Dopo anni di sostanziale inerzia bisognava, entro un mese, risolvere problemi mai affrontati per anni, altrimenti la società avrebbe dovuto chiudere e quel che è più grave si sarebbe dovuta chiudere la funzionalità dell'informatica pubblica siciliana, anche servizi pubblici essenziali come quello della Sanità e del Centro di pronto soccorso. Sapevo che c'erano delle colpe nelle gestioni passate sia alla Regione siciliana sia alla Sicilia e-servizi. C'erano delle gravi criticità a cui dovevo porre rimedio, come al fatto che i lavoratori che assicuravano questi servizi erano nella imminenza di dover essere licenziati da una società privata che fino a quel momento li aveva assicurati per conto della regione, peraltro arricchendosi abbondantemente con centinaia di milioni di euro incassati, a mio parere molti dei quali frutto di uno sperpero del denaro pubblico. Per questo qualche mese fa ho fatto una denuncia alla Procura di Palermo. Non c'era più tempo per cercare soluzioni diverse da una di emergenza, cioè quella di assumere i lavoratori con un contratto a tempo determinatodi un anno e mezzo, per prudenza, sottoponendo il personale ad una severa verifica dei requisiti, nominando una commissione ad hoc e alcuni lavoratori che ho assunto, qualche mese dopo, sono stati licenziati perchè non hanno superato il periodo di prova. Una soluzione che ho dovuto adottare dopo essermi premunito di pareri da parte di autorità competenti, in particolare l'Avvocatura dello Stato ha espresso parere favorevole (e per questo oggi è indagato anche l'avvocato Dell'Aira, ndr) ritenendo non ci fossero altre soluzioni, insieme alla delibera della giunta regionale che avallava questa soluzione. Tant'è che oggi ci sono due sentenze del Tribunale del Lavoro di Palermo che dicono che non solo io dovevo procedere alle assunzioni, ma avrei dovuto farle addirittura a tempo indeterminato.

Qual è, invece, il paradosso delle indagini in cui è coinvolto?
Da una parte c'è il Tribunale del Lavoro che approva le assunzioni, dall'altra un procedimento della Corte dei Conti e oggi un gip del Tribunale di Palermo che sostengono che quelle assunzioni non andavano fatte, e quindi sarebbe dovuto andare a catafascio il sistema informatico siciliano con tutte le conseguenze. Addirittura ci sono due procedimenti, uno contabile avviato da un pm della Corte dei Conti, e un procedimento penale avviato contro l'orientamento della Procura di Palermo che invece riteneva del tutto infondata e insussistente qualsiasi ipotesi di reato (avendo presentato la richiesta di archiviazione dell'indagine poi rigettata dal gip, ndr).
Tra l'altro, perchè si proceda per il reato in questione, cioè abuso d'ufficio, bisogna non solo dimostrare che si tratti di provvedimenti illegittimi, che a mio parere sono stati non solo legittimi ma necessari, ma deve trattarsi anche di provvedimenti inoltrati al fine di agevolare ingiustamente qualcuno. Ovviamente non conoscevo nè conosco nessuno dei lavoratori in questione, erano già stati assunti anni fa, non ho fatto alcun contratto a mia discrezione dato che erano gli unici che potevano continuare a far funzionare il sistema informatico. Una cosa completamente campata in aria. Francamente sono più stupito e amareggiato, ma l'Italia è sempre più un paese alla rovescia dove conta più l'apparire che l'essere, credo che qualcuno abbia una grande smania di comparire nel titolo di qualche giornale. Pare che chiunque si occupi di chi ha visibilità, meriti visibilità indiretta.

Trarre vantaggio a suo discapito, dunque?
Eh, sì.

Come agirà, adesso, in qualità di amministratore unico di Sicilia-e-servizi?
Io continuo per la mia strada, sono sicuro della bontà delle mie scelte, operate nel rispetto della legge e garantendo i diritti dei cittadini. Mi guardo bene dal licenziare i lavoratori in questione perchè questo comporterebbe la morte di tutti i sistemi informatici e dei servizi essenziali per i siciliani. Il problema però si determinerà nel mese di luglio, quando i 18 mesi di contratto a tempo determinato verrano a scadere. Mi aspetto, e ho già sollecitato in questo senso, che il governo regionale siciliano mi dia delle indicazioni e le dovute coperture. Certamente non si potrà arrivare a quel giorno fatidico senza fare nulla, significherebbe di nuovo il crash informatico, occorrono atti politici di responsabilità da parte della giunta regionale, che io auspico e spero arrivino presto.

Quale potrebbe essere la prospettiva?
Ce ne sono due: la stabilizzazione, quindi l'assunzione a tempo indeterminato, o l'eventuale proroga dei contratti per un altro periodo. Mi auguro che non si debba ricorrere a soluzioni tampone, ho presentato un piano industriale alla Regione che aspetta ancora di essere valutato ed approvato, e prevede il mantenimento di quelle risorse lavorative e lo stesso ampliamento di Sicilia e-servizi per rendersi totalmente autonoma dai privati che fino ad oggi si sono arricchiti alle spalle dei contribuenti.

Foto © Giorgio Barbagallo

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