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di Sonia Cordella - 28 febbraio 2015

Al Centro Balducci di Udine la 465° proiezione del film la Trattativa di Sabina Guzzanti
Ha richiamato l'attenzione di un grande numero di persone, circa 500, la proiezione del film “La trattativa”, che ha affollato giovedì sera la sala del Centro Balducci di Udine. Un film presentato con grande successo lo scorso anno alla 71° mostra di Venezia e successivamente boicottato nelle sale cinematografiche italiane. “Si è cercato di tenerlo fuori e poi grazie alle iniziative nate dal basso di gruppi, movimenti, associazioni, ci sono state più di 450 repliche in tutta Italia, e circa 60 mila spettatori hanno potuto vederlo” dice  Don Luigi di Piazza, responsabile del Centro Balducci, aprendo così il dibattito subito dopo la proiezione. “Mi permetto un minuto - prosegue - visto che questo centro è dedicato ad un uomo, Padre Balducci, per ricordare le sue parole scritte nel 1991: “La mafia è il segno del fallimento dello stato anzi è la crescita di uno stato illegale dentro le viscere dello stato legale. I due organismi vivono utilizzando gli stessi apparati, respirano la stessa aria, sono irrorati dallo stesso sangue, vivono in simbiosi insomma tanto che la morte dell'uno sarebbe, stando così le cose, la morte dell'altro. Nessuna radioscopia vi permetterebbe di distinguerli l'uno dall'altro. Nello stato legale si fa largo ricorso a espedienti illegali e nello stato illegale si fa largo uso di espedienti legali”.

Una perfetta analisi quella di Padre Balducci che rispecchia in così poche parole la realtà in cui ci troviamo immersi. E proprio dalla natura contorta, perversa e criminale di questi due organismi simbiotici, stato e mafia, nascono minacce che uccidono ancora prima di uccidere. “Oggi è trapelata una notizia inquietante” riferisce Giorgio Bongiovanni direttore di Antimafia Duemila, rivelando le dichiarazioni del nuovo pentito D'Amico e di altri fatti recenti allarmanti che hanno fatto salire lo stato di allerta nella procura di Palermo per la sicurezza del pm Nino Di Matteo. “Nino Di Matteo insieme ad altri magistrati come Francesco Del Bene, Roberto Tartaglia, Vittorio Teresi e prima che lasciasse la magistratura Antonio Ingroia hanno portato avanti queste indagini fino ad oggi” continua Bongiovanni “ma è ormai chiaro che il potere, personaggi potentissimi, e quindi non solo la mafia, non vogliono che questo processo continui” prosegue il direttore spiegando che quella trattativa è ancora in pieno corso visibile chiaramente nelle chiare intese tra Berlusconi e Renzi. “Lo Stato, teoricamente rappresentato dal  nostro presidente del Consiglio e la mafia rappresentata da Silvio Berlusconi, discutono su come cambiare la Costituzione cioè il Vangelo del nostro Paese” denuncia Bongiovanni soffermandosi poi su un altro assurdo tema che da recenti dati riferisce di 4 miliardi di euro e 10 miliardi di beni immobili confiscati alle mafie che lo stato tiene fermi anziché consegnarli ai parenti più prossimi delle vittime delle stragi. Il direttore di Antimafia Duemila si sofferma quindi a trarre le somme in euro di una fatturazione annuale delle mafie da capogiro: 150 miliardi per un patrimonio di 1039 miliardi. “Se la mafia dovesse entrare in borsa potrebbe comprare tutte le 300 aziende che vi sono all'interno e quindi mettere l’Italia in ginocchio a livello economico. Uno dei motivi del perché la mafia non viene sconfitta” sostiene Bongiovanni rivelando poi la notizia, giunta dalle ultime dichiarazioni del Procuratore di Reggio Calabria Cafiero de Raho, secondo il quale Cosa Nostra e l'Ndrangheta hanno la possibilità, di far penetrare il terrorismo estremista islamico, l'ISIS, nel nostro paese per provocare attentati in cambio di armi e droga, situazione che allerta tutto il nostro sistema militare. “Questo è molto grave perchè significa che possono ricattare lo stato. Quello che noi dobbiamo fare come cittadini è prenderne coscienza, parlarne e poi agire con una rivoluzione, ovviamente pacifica, se non vogliamo altre stragi, altri morti, altro sangue” conclude Bongiovanni.

FOTOGALLERY © Antonella Morelli


“Questo film io lo avrei chiamato - Lo stato mafia -” afferma la Guzzanti, sostenendo che il titolo sarebbe stato molto più chiaro ma che in seguito la distribuzione preferì dargli un titolo meno “provocatorio”. “Parliamo di un momento in cui questo patto tra stato e mafia si incrina” afferma la regista “un momento molto speciale in cui la mafia stava per essere sconfitta dopo il maxi processo, era un momento in cui le cose sarebbero potute cambiare e questo cambiamento viene impedito con le stragi e poi con la trattativa ovvero attraverso una serie di personaggi e di organizzazioni più o meno segrete che si muovono per trovare un'altra soluzione politica che poi alla fine arriva. Ed è quella soluzione che ha trasformato il nostro paese a mio parere in modo orribile ed è quella soluzione la causa di tutti i problemi che oggi ci troviamo ad affrontare. Perchè l'Italia prima non era così. É sempre stato un paese corrotto e mafioso il nostro, ma c'era anche una parte sana che era perlomeno altrettanto importante di quell'altra se non maggioritaria, ed era organizzata a differenza di oggi in cui la parte sana c'è ma non è rappresentata, non ci sono più organizzazioni, partiti, piazze circoli, sindacati”, denuncia l'attrice. Le domande del pubblico stimolano il dibattito all'approfondimento di vari punti. La mafia del sud è anche al nord? Una domanda che sempre più trova risposta nelle indagini investigative dei magistrati di tutta Italia. “Proprio ieri su tutti i mezzi di comunicazione friulani” informa in un suo intervento il referente provinciale di “Libera” Francesco Cautero, “sono state riportate le parole del Procuratore Generale di Trieste Mastelloni dalle quali siamo a conoscenza ora del fatto che le mafie sono presenti nelle nostre regioni e sono pesantemente infiltrate nella nostra economia”. Bongiovanni rimette le speranze nel presidente della repubblica Mattarella che “con un fratello ucciso dalla mafia possa iniziare ad usare le maniere forti attraverso dichiarazioni” e contro leggi richieste da quel patto del Nazareno che rema contro la nostra democrazia, la nostra Repubblica e la nostra libertà.
“Il nostro paese è così” afferma la Guzzanti “è un paese mafioso. Qualsiasi cosa facciamo nella vita incontriamo mafia, tranne rare occasioni abbiamo sempre a che fare con meccanismi mafiosi. Ci dobbiamo svegliare” esorta “perchè siamo tutti molto ingenui, crediamo a tutto e purtroppo tendiamo a normalizzare tutto, perchè abbiamo paura, ma la verità è questa: siamo governati da persone senza scrupoli e senza alcun senso nè dello stato nè del bene comune. Questo lo dobbiamo sapere e per questo dobbiamo reagire. L'Italia aveva il partito democratico comunista più grosso al mondo, un paese forte ed efficace, in crescita ed in evoluzione, c'era una cultura importante nel mondo del cinema, c'erano registi importanti come Fellini, scrittori importanti, tutte cose che non esistono più, non ci sono più gli intellettuali perchè se ci fossero sarebbero qui con noi o comunque li troveremo impegnati nella società” riflette la regista concludendo “non c'è più differenza tra nord e sud, in questi quattro mesi che giro per l'Italia devo dire che non trovo più alcuna differenza, le domande sono le stesse dappertutto, la preoccupazione è la stessa, cambia il grado di disoccupazione, forse, ma per il resto siamo tutti allo stesso punto”.

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