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manca-famiglia-bigAi microfoni di Radio1 Rai la mamma dell’urologo, Attilio Manca, torna a chiedere giustizia
di Sara Donatelli - 23 febbraio 2015
Angela Manca, mamma di Attilio Manca, l’urologo trovato morto a Viterbo l’11 febbraio 2004 ha rilasciato un’intervista oggi a Radio1 Rai. La donna, insieme al figlio Gianluca e al marito Gino, non ha mai smesso di porsi e porre domande sulla strana morte del figlio e soprattutto su quelle che sono state le gravi mancanze dello Stato e delle istituzioni. La morte dell’uomo è stata fin da subito ricollegata ad un suicidio causato ad un’overdose. Ma tanti, troppi ed evidenti sono gli indizi che invece fanno credere si sia trattata di una vera e propria esecuzione mafiosa.

I giornalisti di Radio1 Rai iniziano l’intervista ad Angela Manca riprendendo la notizia della morte di Carmine Schiavone avvenuta nell’Ospedale Belcolle di Viterbo, lo stesso nel quale lavorava Attilio Manca e dove, in seguito alla morte, fu fatta l’autopsia del cadavere. Viene chiesto alla madre dell’urologo le motivazioni per le quali loro non credano assolutamente alla tesi del suicidio per overdose. “Ci sono diversi elementi che ci portano a pensare che si sarebbe trattato di un omicidio strettamente collegato alla latitanza Bernardo Provenzano. Innanzitutto una settimana dopo la morte di mio figlio il migliore amico di Attilio ci parlò proprio del boss corleonese; un anno dopo Pastoia riferì di un urologo siciliano che operò Provenzano; l’attuale Presidente del Senato, Grasso, arrivò addirittura a citare il famoso intervento che Bernardo Provenzano subì a Marsiglia. Anche Setola e Lo Verso ne parlano. Inoltre Attilio ci disse di trovarsi a Marsiglia proprio nell’ottobre del 2003, esattamente nello stesso periodo dell’intervento chirurgico subito dal boss. Vorrei ricordare che allora Attilio era l’unico medico in Italia in grado di operare con quella tipologia di intervento”.
“Secondo lei perché gli inquirenti non hanno tenuto conto o non hanno ritenuto sufficienti gli elementi che ci sta raccontando in questo momento?”, viene chiesto alla donna, che risponde: “Io credo che in uno Stato serio che vuole realmente tutelare i propri cittadini, il primo atto da parte della Procura di Viterbo doveva essere quello di cercare i tabulati telefonici in modo tale da verificare la reale presenza di Attilio a Marsiglia. La Procura si è invece ostinata a non controllare quei tabulati, gli unici elementi che avrebbero davvero potuto fugare ogni dubbio. Vorrei anche sottolineare che questa Procura non solo non ha accolto nessuna richiesta dei nostri legali, ma non ci ha mai ascoltati! Io, è vero, ho perso un figlio ma allo stesso tempo l’Italia ha perduto un valente medico di cui sarebbe andata sicuramente orgogliosa. Mio figlio non ha mai fatto uso di eroina e sostanze stupefacenti. Mai. E la cosa vergognosa è che è stato costruito un castello di menzogne traendo spunto da quelle che sono state delle mie dichiarazioni durante un’interrogazione, nella quale dissi che mio figlio ai tempi del liceo fumò qualche spinello. La Procura viterbese, mostrandosi in malafede, ha utilizzato queste mie dichiarazioni per dipingere mio figlio come un drogato ed avvalorare la tesi del suicidio per overdose”.
Non bisogna dimenticare inoltre che Bernardo Provenzano si rifugiò per un periodo di tempo proprio a Barcellona Pozzo di Gotto, il paese di Attilio, in particolar modo in un convento. “La nostra città può essere considerata come una vera e propria Corleone del 2000- continua Angela Manca- e mio figlio è stato servito su un piatto d’argento, dato in pasto agli interessi mafiosi. Non a caso molti personaggi negli ultimi anni hanno intrapreso una rapida ed improbabile carriera. Per quale motivo?
Io sono fermamente convinta che la morte di mio figlio, che negli ultimi giorni della sua vita si mostrò molto agitato e preoccupato, sia collegata con Bernardo Provenzano e con l’operazione che il boss subì a Marsiglia nel 2003. Fortunatamente ad oggi Rosy Bindi, Presidente della Commissione Antimafia, si sta occupando del nostro caso. Noi continuiamo, nonostante tutto, ad essere fiduciosi”. E tutti noi, insieme alla famiglia Manca, continueremo a chiedere giustizia per Attilio.

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