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rapido-904-8di AMDuemila - 27 gennaio 2015
Firenze. "Ho sempre saputo che la Falange Armata rivendicava gli attentati, ma che era Cosa Nostra che li faceva". Così il collaboratore di giustizia Leonardo Messina, sentito al processo di Firenze sulla strage del Rapido 904, svela la vera natura dell'oscura organizzazione terroristica italiana di estrema destra.  "Mi è stato riferito che il treno 904 fu fatto saltare da Falange Armata - continua ha raccontare il pentito rispondendo alla domande del pubblico ministero sulla reale esistenza di Falange Armata - dietro la Falange Armata c'era Cosa Nostra…loro (gli altri boss mafiosi, ndr) mi hanno detto che era espressione di Cosa Nostra".
Per la strage del treno Rapido 904 diretto da Napoli a Milano, che il 23 dicembre 1984 provocò 17 morti e 267 feriti sono stati condannati definitivamente nel 1992 i boss mafiosi Pippo Calo', Guido Cercola e Franco Di Agostino e l'artificiere tedesco Friedrich Schaudinn.

Al processo unico imputato è il boss Salvatore Riina, accusato di aver ordinato la strage, aprendo così il periodo delle stragi in Sicilia e in Continente che si susseguirono fino al 1993.
"Nessuno poteva ordinare un omicidio o una strage senza l'ordine della commissione" provinciale, ha infatti spiegato Messina "ci sono regole precise e il mandamento deve valutare se uno deve morire oppure no. Per una strage così serve l'ordine della commissione".
In quell'epoca, durante la guerra di mafia degli anni '80 prevalsero i Corleonesi, e Messina aveva detto in precedenza che "nel 1984 la commissione di Palermo era governata da Michele Greco, ma loro (gli altri mafiosi, ndr) dicevano che il capo era Totò Riina".
Leonardo Messina, rispondendo al presidente della Corte D'Assise, ha spiegato che fare questa strage "fu una dimostrazione di forza" in quanto la strage "era un segnale che Cosa Nostra voleva dare agli amici politici, e un segnale che voleva dare all'interno dell'organizzazione perché loro non avevano più l'egemonia, la stavano perdendo".

"Ci sono sempre stati rapporti tra noi della mafia e uomini dello Stato” ha poi proseguito Messina, "per esempio mi ricordo che negli anni '80 ci fu il caso delle 23 mitragliette rubate alla questura di Varese. Venne da me, ed ero in un paesino, una donna, che noi sapevamo dei servizi segreti, a trattare per lo Stato. Ci venne detto che rivolevano queste armi, erano gli anni del terrorismo". Il furto di mitragliette e anche di sei pistole dall'armeria della questura risale al 1987, poi le indagini attestarono che le armi dovevano andare alla mafia. Le mitragliette furono recuperate in Lombardia e in un processo furono condannate sei persone, fra cui un agente della questura lombarda”. "Inoltre dentro la mafia non potevano esserci i comunisti, eravamo anticomunisti", ha aggiunto Messina, "il terrorismo da noi in Sicilia non poteva esserci ma nel resto d'Italia preoccupava". In merito alla presenza in Lombardia di famiglie mafiose, Messina ha quindi detto che "una si trasferì a Busto Arsizio quando scoppiò la guerra tra famiglie a Gela (Caltanissetta). Per non stare a farsi ammazzare, si spostarono al Nord".

L’udienza è poi andata avanti con il pentito Gaspare Mutolo: "Mi sono convinto che la mafia aveva a che fare con la strage del treno - ha raccontato - quando alcuni anni più tardi i mafiosi decisero di mettere una bomba in un'auto a Roma per tentare di uccidere un centinaio di poliziotti" allo stadio Olimpico. "La mafia era diventata di Totò Riina, con lui i Corleonesi persero la ragione umana". Mutolo ha però precisato che le sue sono deduzioni. "Prima ero convinto che la mafia mai avrebbe fatto un attentato su un treno, ci potevano essere donne e bambini che la 'vecchia' mafia non toccava. Ma dopo le stragi del 1992-93 mi sono convinto del fatto che anche la strage del 1984 era stata voluta da Riina. Gli altri seguivano i suoi ordini perché avevano paura, prima o poi faceva uccidere chi lo contraddiceva” ha concluso.

Fonte ANSA

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