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di Miriam Cuccu - 10 settembre 2014
Una riforma della giustizia “definita rivoluzionaria” che invece si riduce a “interventi di scarso respiro e a norme punitive, ispirate a logiche che credevamo appartenere al passato”. Così l'Associazione nazionale magistrati boccia in toto la nuova riforma del ministro Orlando. Se per quanto riguarda il civile, prosegue l'Anm nel suo comunicato, risulta essere positiva l'introduzione “di strumenti tesi a promuovere la composizione stragiudiziale delle liti, questi saranno però poco efficaci se lasciati all’iniziativa volontaria delle parti, gravati di maggiori oneri economici e non assistiti da forti incentivi e da sanzioni che scoraggino cause manifestamente infondate”. Per non parlare del penale, dove “i disegni di riforma rivelano i caratteri del compromesso e del cedimento a pressioni e a veti”. Il tutto a fronte di una magistratura, quella italiana, che risulta essere “al primo posto per produttività in Europa nella materia penale e al secondo posto in quella civile”.

Già il 29 di agosto, quando il consiglio dei ministri aveva presentato i punti della riforma – di cui si attendono ancora i testi definitivi – l'Associazione nazionale magistrati aveva manifestato l’“impressione” di una riforma “punitiva”. Si parlava di dimezzamento dei processi civili in tre anni (che al momento ammontano ad oltre 5 milioni), dimezzamento dei tempi medi per il primo grado a meno di un anno d dimezzamento della pausa estiva, “nessun bavaglio” sulle intercettazioni e l'introduzione del principio del “chi sbaglia paga” sulla responsabilità dei magistrati. In questo modo però, affermava il segretario Maurizio Carbone, “Si lancia il messaggio che la giustizia funziona male perché i magistrati fanno errori e si dà il via libera ad azioni strumentali contro i giudici”.

Nello specicico, precisa il comunicato, “l'annunciata modifica della disciplina della prescrizione, oggi patologica e patogena, non tocca la riforma del 2005 (con la c.d. legge ex-Cirielli), prodotto di una delle varie leggi ad personam: si risolve invece nella debole scelta di introdurre due nuove ipotesi di sospensione temporanea ed eventuale del suo decorso. L’intervento sulle impugnazioni pare rinviato ai tempi incerti della legge delega”. Per quanto riguarda la disciplina di acquisizione dei tabulati telefonici “si annunciano complicazioni” così come per la “pubblicazione del testo delle intercettazioni nei provvedimenti giudiziari, peraltro con lesione dei diritti di difesa”. Passando poi “ai nuovi reati di falsità in bilancio e di autoriciclaggio, destano preoccupazione le pressioni di cui danno conto i mezzi di informazione, per realizzare    una riforma di facciata, a fronte di un’emergenza del Paese costituita dalla corruzione e dalla criminalità organizzata ed economica”. Gli interventi di cui si riscontra l'effettiva utilità, continua l'Anm, “quali la previsione dell’estinzione di taluni reati a seguito di risarcimento e l’estensione della procedibilità a querela, non sarebbero in grado, da soli, di produrre benefici consistenti, in assenza di interventi, sul codice di procedura penale, di ampio respiro e di forte impatto sull’efficienza complessiva del sistema”.

Insomma, una sostanziale “delusione”, per le “entusiasmatiche dichiarazioni pubbliche e gli slogan promozionali” che “purtroppo, non toccano il tema centrale delle risorse, quello che condiziona in larga misura l’efficienza della macchina giudiziaria, e sono destinati a produrre risultati assai inferiori alle attese”, mentre “ancora una volta si osserva come l’inerzia della politica vada in parallelo con periodiche, violente accuse rivolte ai magistrati di volersi sostituire al legislatore”.

Quanto ai disegni di riforma, si legge ancora, “appaiono il prodotto di un approccio molto superficiale” oltre ad offendere “la magistratura con l’insinuazione che la crisi della giustizia dipenda dalla presunta irresponsabilità e scarsa produttività dei magistrati”. Durissimo il giudizio sulla sospensione feriale dei termini, i quali “non sospendono i termini di deposito dei provvedimenti e sono in buona parte impiegate – per senso deontologico prima che per obbligo di legge – ai fini dello smaltimento del lavoro” e per questo “sarebbe un grave insulto non per l’intervento in se stesso ma per il metodo usato e per il significato che esso esprime”, “quando altre riforme ben più urgenti sono incerte o rimandate al disegno di legge o addirittura alla legge delega”.

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