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raff-lombardoPubblicate le motivazioni della sentenza di condanna a sei anni e otto mesi
di AMDuemila - 25 agosto 2014
Sono state depositate lo scorso 18 agosto le motivazioni della sentenza di condanna a sei anni e otto mesi di reclusione all'ex presidente della Regione Siciliana e leader del Mpa, Raffaele Lombardo per concorso esterno in associazione mafiosa. Nel documento il Gup di Catania Marina Rizza scrive che l'ex Governatore siciliano ha “sollecitato, direttamente o indirettamente, i vertici di Cosa nostra a reperire voti per lui e per il partito per cui militava (le regionali in Sicilia del 2001 e nel 2008 e le provinciali a Enna nel 2003) ingenerando nei medesimi il convincimento sulla sua disponibilità a assecondare la consorteria mafiosa nel controllo di concessioni, autorizzazioni, appalti e servizi pubblici”.
Il processo ha avuto luogo col rito abbreviato dopo che il Gip Luigi Barone ne aveva disposto l'imputazione coatta a fronte della richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura.

In 320 pagine di documento il Gup analizza i rapporti tra Lombardo ed altri personaggi legati a Cosa nostra come l'avvocato Raffaele Bevilacqua, già condannato per mafia, responsabile della famiglia di Cosa nostra di Enna e col quale avrebbe avuto rapporti di scambio elettorale, in particolare tramite Salvatore Bonfirrato (intermediario e braccio destro di Bevilacqua, ndr). Oppure ancora legami con il boss di Ramacca, Rosario Di Dio, “il leader della femiglia di Cosa nostra operante a Caltagirone”, Francesco La Rocca, con Alfio Mirabile, Raimondo Maugeri e Vincenzo Aiello, rappresentante della famiglia catanese di Cosa Nostra Santapaola-Ercolano.
“Bevilacqua - secondo quanto scrive il giudice Rizza - aveva promesso a Lombardo di sostenere con il pacchetto di voti a sua disposizione il candidato appoggiato da Lombardo in occasioni delle elezioni provinciali di Enna del 25 maggio del 2003”. Inoltre, l'imputato aveva chiesto al Di Dio di appoggiare il candidato sindaco da lui presentato svoltesi in ad Acireale il 24 maggio del 1998 e sempre al Di Dio il Lombardo si era rivolto, la notte precedente alle elezioni regionali tenutesi in Sicilia il 24 maggio del 2001 chiedendogli di sostituire in extremis il candidato da appoggiare con il consueto pacchetto di voti”. Vincenzo Aiello invece avrebbe offerto all'imputato il pacchetto di voti a sua disposzione in occasione delle elezioni regionali del 2008.
Secondo il giudice l'ex Presidente della Regione Sicilia ha, con il suo agire, “determinato e rafforzato il proposito dei capi e dei partecipi della medesima associazione di acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o il controllo di attività economiche, concessioni, autorizzazioni, appalti e servizi pubblici e di ostacolare l'esercizio del diritto di voto e di procurare voti per sé e per altri” (riferimento alle elezioni regionali 2001 e 2008, alle Provinciali di Enna del 2003, ndr) . Non solo. “Appare provato – è scritto nella sentenza - che Lombardo abbia contribuito sistematicamente e consapevolmente, anche mediante le relazioni derivanti dalla sua pregressa militanza in più partiti politici, alle attività e al raggiungimento degli scopi criminali dell'associazione mafiosa per il controllo di appalti e servizi pubblici”.
Lombardo “con la promessa di attivarsi in favore dell'associazione mafiosa nell'adozione di scelte politiche e amministrative abbia intenzionalmente ingenerato, mantenuto e rafforzato il diffuso convincimento sulla sua completa disponibilità alle esigenze della consorteria”.

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