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di Lorenzo Baldo - 2 luglio 2014

Al 25° anniversario di matrimonio dei coniugi uccisi dalla mafia anche don Ciotti

Palermo. “Nel 2013, nell’ultima settimana di passione di Nostro Signore Gesù Cristo, mi sono addormentata sul tavolo della mia cucina con la tv accesa, poco dopo ho sognato Gesù e gli ho chiesto: ‘Signore, quest’anno vorrei sapere chi ha ucciso i miei cari’”. A parlare è Augusta Schiera, moglie di Vincenzo Agostino e madre del poliziotto Nino Agostino, ucciso assieme alla moglie Ida Castelluccio il 5 agosto 1989. Dall’altare della chiesa di San Gaetano, a Brancaccio, questa donna minuta racconta con grande umiltà una visione onirica del tutto particolare. “Il Signore mi ha detto: ‘è presto, devi ancora camminare e fare conoscere la storia di tuo figlio’. Io ho risposto: ‘Signore, sono stanca, non ce la faccio più, abbiamo già camminato tanto…’. Nel sogno continuavo a camminare per quasi 20 km, in lontananza vedevo una croce grandissima, alta circa 6 metri. Mi sono avvicinata, ho guardato il Signore che aveva gli occhi chiusi e ho esclamato: ‘Signore, tu sei morto… allora non c’è più speranza di conoscere la verità sui miei cari…’ dopodiché mi sono messa a piangere.
Poi l’ho guardato ancora e ho visto che aveva gli occhi aperti: ‘Signore – gli ho detto – tu sei risorto, così come risorgerà la verità sulla morte di Nino e Ida’. Il giorno dopo mi ha chiamato una scuola di Camporeale per andare a commemorare con loro una vittima di mafia, Giuseppe Montalbano, ebbene, dopo aver fatto 20 km mi sono ritrovata la stessa croce che avevo sognato, quando sono arrivata sotto la croce ho detto: ‘Signore, tu ci sei… ti ho visto questa notte e ti rivedo ora, ti prego Gesù fammi sapere chi è stato…’, ecco perché io credo che Dio mi darà giustizia!”. Per riassumere la giornata di ieri basterebbero le parole di questa madre dalla fede incrollabile. La scelta di festeggiare il 25° anniversario di matrimonio di due vittime di mafia è di per sé rivoluzionaria: un vero e proprio inno alla vita. Che lo stesso Don Luigi Ciotti celebra nella parrocchia di don Puglisi insieme al parroco di Brancaccio, don Maurizio Francoforte, e ad altri due sacerdoti. Una vera e propria comunità si stringe attorno alla famiglia Agostino e si commuove nel vedere le immagini del matrimonio di Nino e Ida: 28 anni lui e 19 anni lei.

1° Luglio 2014 - Ricordando Nino e Ida
25° anniversario dalle loro nozze
Parrocchia di S. Gaetano. via Brancaccio 206 Palermo
Celebrazione di Don Ciotti

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© Pasquale Florio


Sullo schermo scorrono gli ultimi istanti di vita nei quali i due si abbracciano e sorridono al futuro. Appoggiata ad una colonna la sorella di Nino, Flora, piange un dolore di 25 anni, poco più in là Nunzia, l’altra sorella, rivive quella sofferenza con la dignità che contraddistingue un’intera famiglia. Giovanna, una loro cugina, è come se volesse proteggerle dalle troppe ingiustizie subite in tutti questi anni. Negli occhi di Vincenzo e Augusta non ci sono più lacrime, ma tanta sete di giustizia. Quella stessa giustizia che, dall’altare, reclama l’avv. Fabio Repici (legale degli Agostino). Al momento si è in attesa della decisione del Gip, Maria Pino, sulla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Palermo per l’omicidio di Nino e Ida, alla quale si sono opposti i familiari. Tante sono le testimonianze che si intervallano in questo incontro fortemente voluto da Vincenzo e Augusta al quale hanno collaborato attivamente le associazioni Libera, Cittadinanza per la magistratura e il gruppo facebook Dedicato alle vittime delle mafie. Tra queste anche la scrittrice Sara Favarò, autrice della struggente canzone “Canto per chi” dedicata a Nino e Ida, la poetessa Lina La Mattina che fa emozionare i presenti con il suo scritto per i coniugi uccisi dalla mafia e l’attrice Annalisa Insardà che, con grande pathos, recita il testo “Incredibile storia di Nino e Ida”. Dagli altoparlanti echeggia la lettera lasciata dai coniugi Agostino a Padre Puglisi, un paio di mesi prima che quest’ultimo venisse assassinato dalla mafia. Quella missiva era poi confluita nel libro “Il miracolo di don Puglisi” ed era stata letta in diretta, nel 2012, da Flavio Insinna, nella trasmissione radiofonica di Rai Radio2 “Per favore parlate al conducente”. La lettera si concludeva affermando che la pretesa di giustizia e verità di Augusta – se non si esaudirà prima – continuerà anche dopo la sua morte, con una frase da scrivere sulla sua lapide: “Qui giace una mamma in attesa di giustizia”. La chiesa è gremita, un lunghissimo applauso abbraccia letteralmente questa famiglia. Tra le persone sedute ci sono anche diversi familiari di vittime di mafia che condividono uno stesso dolore. Tra i banchi c’è Antonino Vullo, ex agente di scorta di Paolo Borsellino, sopravvissuto miracolosamente alla strage di via D’Amelio, anche lui attende una verità completa su quell’eccidio e si unisce alla richiesta di giustizia della famiglia Agostino. Mentre continuano a scorrere le immagini di Nino e Ida in diversi momenti della loro breve vita risuonano ancora le parole di Don Ciotti: “Nino e Ida ci chiedono e ci dicono che ci vuole coraggio… si, ci vuole coraggio, perché senza coraggio la vita è meno vera. L’errore più grande sarebbe quello di vivere senza avere davvero vissuto. Noi vogliamo davvero vivere e fare in modo che la memoria sia veramente il seme di una nuova speranza fatta di giustizia, di verità, ma anche della nostra responsabilità. Così da chiedere alla politica e alle istituzioni di fare la loro parte. Chiediamo tutto questo. Signore, dacci una bella pedata per scuoterci, per aiutare ad andare avanti. Grazie, o Dio, di questi 25 anni del grido di amore di Nino e di Ida…”.  

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