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nardiello-pietro1di Pietro Nardiello - 7 aprile 2014
Hanno arrestato Cosentino. Per Nick ‘O Mericano si riaprono i cancelli delle patrie galere. La procura di Napoli ha condotto un’indagine, dal 2011, e a mettere le manette ai polsi all’ex coordinatore di Forza Italia in Campania, all’ex deputato ed ex sottosegretario all’economia, poi, sono stati i carabinieri di Caserta. Le accuse, condivise a vario titolo anche con i suoi fratelli Giovanni e Antonio, a funzionari del comune di Casaldi Principe, della Regione Campania, a dipendenti della Q8 e ad altri affiliati del clan dei casalesi sono di estorsione, concussione, illecita concorrenza con violenza o minaccia, calunnia, favoreggiamento personale, riciclaggio, tutto con l’aggravante di metodo mafioso. I Cosentino “si assicuravano il rapido rilascio di permessi e licenze per la costruzione degli impianti, anche in presenza di cause ostative” in favore delle proprie  società “Aversana Petroli”, “Aversana Gas” e “Ip Service”. Ha fatto rumore l’arresto dell’ex sottosegretario che proprio tre giorni prima, guarda caso, si era riproposto sulla scena politica con la nuova creatura Forza Campania. Hanno tremato i palazzi, riferiscono i beni informati, mentre il gip invita il giudice a far delle verifiche "Anche su uomini in divisa".

Tredici provvedimenti, due da notificare in carcere a Pasquale e Antonio Zagaria, fratelli del ben più noto Michele, ultimo dei più importanti boss del clan arrestato all’incirca due anni fa. Hanno arrestato Cosentino, si grida sui social network e negli articoli della stampa specializzata. La storia si ripete, anche se bisogna avere il coraggio di scrivere che questo arresto avvenuto dopo soli tre giorni dalla nuova uscita pubblica di Nick ‘O Mericano, con un’indagine iniziata ben due anni fa, presta il fianco ai suoi fedelissimi, a chi crede “nella persecuzione giudiziaria”. Lo avrebbero potuto arrestare prima.
In pratica il sistema malavitoso, si legge dalla comunicazione fatta dalla procura, imponeva ai funzionari pubblici di rilasciare con facilità licenze per le ditte di famiglia, “Aversana Petroli”, “Aversana Gas” e “Ip Service” e di ostacolare in ogni modo le nuove concessioni di licenze. Ma tra gli indagati c’è anche l’ex prefetto di Caserta, ex deputato di Forza Italia Maria Elena Stasi, che a quanto si legge "ha aiutato Consentino Nicola a fare pressione sull’allora sindaco del Comune di Villa di Briano, Zippo Raffaele, affinché rimuovesse  dall’incarico un geometra del proprio ente “reo di aver contribuito al rilascio di un’autorizzazione per aprire in quel territorio un distributore di carburanti”. La Stasi, com’era prevedibile, con un’intervista rilasciata al quotidiano Il Mattino ha respinto tutte le accuse. Bene, qui non ci dividiamo tra innocentisti o colpevolisti, ma semplicemente decidiamo di iscriverci a una categoria di persone che ama riflettere annotando tutti i nodi. Maria Elena Stasi nel 2005 riaprì la pratica che permise all’Aversana Petroli di ottenere, finalmente, la certificazione antimafia. Successivamente la Stasi venne eletta deputato tra le fila di Forza Italia. Ma la Stasi, in qualità di prefetto di Caserta, ha rappresentato anche il consorzio Agrorinasce, un’agenzia per l’innovazione e lo sviluppo e la sicurezza del territorio, una società consortile costituita tra i comuni di Casal di Prinicipe, Casapesenna, San Cipriano D’Aversa, Villa Literno, San Marcellino e Santa Maria La Fossa, tesa al rafforzamento dei sistemi sociali locali ed alla massima diffusione della cultura della legalità. Mission primaria del consorzio è quello della gestione dei beni sottratti e confiscati alla criminalità organizzata. La richiesta è semplice. Si faccia chiarezza anche sulle modalità con le quali la Stasi ha presieduto e rappresentato questo consorzio che gestisce milioni di euro del PON Sicurezza, ma si approfondisca anche la gestione di questi beni del male, se per caso ci siano state omissioni o quant’altro visto che tante strutture sono ancora li abbandonate nonostante siano stati più volte presentati faraonici progetti di ripristino e riutilizzo. Si faccia chiarezza se si è fatta antimafia nei fatti o solamente a parole.

In foto: il giornalista Pietro Nardiello

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